"Noi a rischio contagio, lo Stato ci ha dimenticati". La denuncia dei pompieri

"Noi costretti a lavorare stipati dentro un container", parlano i pompieri in servizio alla tendopoli di san Ferdinando, Reggio Calabria

O rinunciano a proteggersi dal virus o rischiano la vita. Non hanno altra scelta i pompieri in servizio alla tendopoli di San Ferdinando, provincia di Reggio Calabria. Che in cinque, a turno, restano a disposizione, 24 ore su 24, in quel luogo in cui, negli anni, si sono verificati incendi in cui hanno perso la vita tre immigrati.

“Durante il turno di notte siamo in cinque all’interno di un modulo abitativo di 10mt x6”. Ci racconta Antonino Stilo, segretario territoriale FNS, CISL E VVF. Impossibile mantenere il metro di distanza per i vigili del fuoco in servizio. Costretti a vivere stipati in piccoli, angusti container. “Durante la giornata se qualcuno resta fuori dalla casetta riusciamo a mantenere le distanze altrimenti non c’è modo.” Le brandine per riposare sono a meno di un metro di distanza l’una dall’altra, per non parlare del tavolo da pranzo allestito all’ingresso con solo due panche per sedersi e mangiare. Vicini, attaccati. A rischio contagio.

Un rischio che i pompieri non vogliono correre. Il caso è stato denunciato al comandante dei vigili del fuoco in una lettera in cui si poneva l’attenzione “circa la condizione esistente presso il presidio in oggetto (tendopoli di san Ferdinando ndr) facendo presente che per lo stesso non esistono i requisiti minimi atti a garantire tale distanza di sicurezza”. Fatto presente il problema i pompieri chiedevano di trovare una soluzione valida a tutelarli in un momento in cui l’emergenza sanitaria sta mettendo in ginocchio l’intero Paese che corre non pochi rischi. “Se iniziamo ad ammalarci verrà meno il nostro servizio al cittadino, siamo pochi e non ci sono abbastanza riserve per garantire la sicurezza della zona se il contagio tra i nostri gruppi iniziasse a propagarsi velocemente.” Continua Stilo. Motivo per cui, sempre nella lettera inoltrata al comandante, si chiedeva che l’intera squadra venisse spostate, per il periodo di emergenza, “presso il distaccamento nautico VVF di Gioia Tauro a pochi minuti dalla tendopoli.”

Richiesta che, però, non è stata accolta. I vertici hanno deciso per un’altra soluzione. Quella di dividere la squadra operativa composta da 5 unità in due gruppetti: due persone al distaccamento portuale di Gioia Tauro e tre persone al presidio di San Ferdinando (un Capo posto, un autista ed un operatore). Una situazione che potrebbe risolvere il problema della distanza di sicurezza per allontanare il contagio del Covid19, ma che metterebbe a rischio in termini di sicurezza i pompieri costretti a rimanere all’interno del centro di accoglienza. “Gli interventi che che ci troviamo ad affrontare nella tendopoli sono di non poca complessità. Spesso ci è capitato di aver a che fare con gruppi di immigrati violenti con un fare aggressivo, di ricevere intimidazioni…” Eppure in caso d’incendio, ce ne sono stati molti negli ultimi anni, i pompieri sarebbero costretti ad intervenire, anche se in pochi. Con tutti i rischi del caso. Si sa, un pompiere non può ritirarsi e avere paura di fronte alle fiamme.

Come è spiegato in una seconda lettera di denuncia alle autorità regionali. In cui si ricorda i tanti interventi in cui, seppure in cinque, i pompieri sono stati costretti “ad occuparsi sia delle operazioni tecniche di intervento che della sicurezza ambientale e fisica di tutti i componenti della squadra.” I migranti non vedono di buon occhio gli uomini in divisa, loro compresi e la cronaca ce lo racconta.

Una denuncia, la loro, rimasta senza risposta per molti giorni. Adesso, dopo che, noi de IlGiornale.it abbiamo raccontato le condizioni in cui i vigili del fuoco sono costretti a fronteggiare l’emergenza del Coronavirus, sprovvisti di mascherine e con il rischio di essere richiamati in sevizio anche se in quarantena per mancanza di uomini, il comando provinciale ha deciso di porre rimedio a questa situazione. “Proprio ieri sera ci è stato consegnato un altro modulo abitativo nel presidio di San Ferdinando.” Ci dice Stilo. Adesso, si augura che qualcuno si stia muovendo anche per fornire alla squadra le protezioni necessarie per gli interventi e che si metta in atto l’incremento di pulizia “di tutti i locali come indicato dalle varie circolari di riferimento che fin qui non risulta essere stato messo in atto.” A San Ferdinando, le pulizie, le fanno gli immigrati. Basterà per tenere il virus fuori dalla porta del container?

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Commenti

DRAGONI

Mar, 17/03/2020 - 13:36

FRA POCO SE NON CAMBIAMO IL GOVERNO SI SENTIRA' UNA UNICA RISPOSTA DA ESSO : SI SALVI CHI PUO'.

il sorpasso

Mar, 17/03/2020 - 13:53

Avete ragione: si ricordano solo dei migranti e dei rom