Nuovi letti di terapia intensiva: mancano ancora le gare d'appalto

A maggio il governo ha stanziato un maxi fondo da un miliardo per la terapia intensiva. Dopo cinque mesi mancano le gare d'appalto

Nuovi letti di terapia intensiva: mancano ancora le gare d'appalto

Cinque mesi fa con il decreto rilancio il governo ci ha messo i soldi. Un miliardo e cento milioni per trasformare i letti di terapia intensiva creati durante l'emergenza in 7500 nuove postazioni dotate di tutti gli standard di sicurezza. A ottobre in tutta Italia non c'è nemmeno un cantiere aperto. Un segnale non proprio confortante quando la curva dei contagi e la conseguente pressione sui reparti di emergenza sono di nuovo in lenta risalita. E, sulla responsabilità, le Regioni e il commissario Domenico Arcuri giocano allo scaricabarile. Dal commissariato per l'emergenza, come riporta La Stampa, danno la colpa dello stallo alle Regioni, che avrebbero inviato i piani di stabilizzazione dei posti letto solo pochi giorni fa. Da qui il blocco delle gare. Ora, però, pare siano arrivati ad un accordo per procedere almeno con le gare d'appalto a procedura semplificata. E le aziende appaltatrici avranno tempo fino al 12 ottobre per presentare le offerte. "Poi entro fine mese partiranno i cantieri", promettono gli uomini del "supercommissario".

Il nodo tempistiche

Ma i problemi non sarebbero finiti. Infatti, una volta aperti i cantieri ci vorrà tempo per creare i nuovi 3.443 letti di terapia intensiva e i 4.213 di sub intensiva, al 50% riadattabili in posti per i malati più gravi. E il nodo riguarda la separazione dei percorsi per malati Covid e non Covid. Una procedura che, aggiunta alla giusta pianificazione degli spazi per incastrare letti e macchinari per la ventilazione assistita, dilata ulteriormente le tempestiche. Intorno ai quali ruotano poi molti più medici che non negli altri reparti a più bassa intensità di cura.

Mancano 3mila anestesisti

Oltre alle nuove terapie intensive ancora in alto mare, a scarseggiare sul mercato sono anche i medici anestesisti rianimatori. Un buco di 4 mila specialisti, in parte tappato proprio con i fondi stanziati dal decreto rilancio. Assunti mille, però, ne mancano ancora 3 mila. La colpa, secondo l'Aaroi, l'associazione di categoria, è da attribuire a una programmazione specialistica universitaria inefficiente. L'Aaroi chiede al governo un provvedimento per inserire altri specializzandi che avrebbero competenze e formazione più adatte rispetto ai colleghi di altri reparti arruolati durante il caos dell'emergenza.

Il governo sbaglia i conti: i letti sono solo 1500

I cantieri sono in stallo, i medici scarseggiano e anche l'acquisto della tecnologie base per far funzionare un letto di terapia intensiva è in ritardo. Il governo tranquillizza sulla capacità delle rianimazioni di reggere l'urto di un'eventuale seconda ondata. Questo perché tra i letti disponibili conteggiano anche le 7500 postazioni per cui i soldi sono già stati stanziati a maggio. Il problema è che, a ottobre, siamo fermi ancora alle gare d'appalto. E i numeri fanno paura. Degli oltre 5 mila letti di terapia intensiva pre Covid il 90% sono occupati da pazienti con altre patologie. Ne restano quindi 500, ai quali se ne aggiungono altri mille di quelli post-Covid stabilizzati dalle regioni per conto loro. Su 1500 disponibili 319 sono già occupati da pazienti Covid. Arcuri, con i tempi che stringono e la curva dei contagi in salita, ha spalmato 84 appalti in vari lotti regionali. Ma la metà delle Regioni ha già deciso di fare da sé, sfruttando il diritto di delega che di fatto esautora il commissario. Poco male visto il flop dei nuovi letti di terapia intensiva. Sbandierati da Roma, ma presenti solo sulla carta.

La rivincita di Regione Lombardia sull'ospedale in Fiera

Con i letti di terapia intensiva che mancano adesso sembrerebbero andar bene anche quelli dell'ospedale in Fiera a Milano. L'ospedale Covid allestito in soli dieci giorni ad aprile e rimasto inutilizzato con le immancabili polemiche da parte del governo e dell'opposizione in Regione. Ora però i 221 posti del Portello costati quasi 20 milioni di euro, tutte donazioni di privati, potrebbero tornare utile più al resto d'Italia che alla stessa Lombardia. Nelle altre regioni, infatti, con il boom dei contagi i reparti di rianimazione sono vicini al collasso. E il governatore lombardo Attilio Fontana si è subito messo a disposizione, zittendo accuse e polemiche. "L'ospedale Covid di Fiera Milano è stato realizzato dalla Lombardia come asset strategico per il contenimento di un'eventuale nuova ondata. Se il governo lo chiede siamo a disposizione del Sistema Sanitario Nazionale e, se necessario, anche per il sostegno ad altre Regioni in difficoltà - ha scritto il governatore martedì sul proprio profilo Facebook -. La Lombardia c'è. Insieme, ce la faremo". Un'apertura che ha il sapore di riscatto anche per Guido Bertolaso. "Fin dal primo giorno era stato detto che l'ospedale della Fiera di Milano sarebbe stato messo a disposizione di tutto il Paese e mi pare che il ministro Speranza fosse assolutamente d'accordo, tanto che aveva sottolineato che bisognava fare qualcosa di analogo anche nel Centro e nel Sud Italia. Ben venga quindi se questa operazione si mette in moto. Si deve sempre lavorare per il bene comune del Paese e non solo per una realtà locale", ha detto all'Adnkronos il consulente chiamato dal presidente della Regione Lombardia per realizzare l'ospedale Covid in Fiera a Milano.

Più duro Paolo Grimoldi, deputato brianzolo e segretario nazionale della Lega lombarda, che non dimentica gli attacchi sferrati dai presidenti delle Regioni ora in affanno. "Per mesi la Lombardia, nel suo momento più drammatico, è stata insultata e sbeffeggiata dal governatore campano De Luca che irrideva i nostri morti, i nostri malati, il nostro personale sanitario - ha scritto su Facebook -. Oggi la Lombardia mette a disposizione i suoi posti letto ospedalieri e i suoi medici e infermieri per curare gli ammalati della Campania, dove la situazione sta sfuggendo di mano. Questo - ha concluso - è il cuore generoso di una grande Regione, di una grande comunità, di un grande popolo".

Anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri non fa sconti alla malagestione della maggioranza giallorossa, pronta solo a criticare, ma incapace di affrontare l'emergenza. "Dopo mesi e mesi di emergenza siamo ancora al punto di partenza. È un'assoluta vergogna che manchino ancora migliaia di letti di terapia intensiva e di terapia sub-intensiva. Avevano criticato Bertolaso che in tempi record ha creato strutture sanitarie efficienti a Milano e ad Ancona, ma dopo sei mesi per colpa del governo siamo ancora all'anno zero per la realizzazione delle strutture indispensabili. Avevano detto che ci sarebbe stato il ritorno dell'emergenza in autunno, avevano previsto tutto ma non hanno fatto nulla. Siamo governati da un pugno di incapaci irresponsabili, guidati da uno come Conte che andrebbe processato per la sua diretta e personale responsabilità, condivisa con l'intero governo, per quanto gli italiani hanno subito e stanno subendo. Si parla ancora di date, del 12 ottobre per gare ed altri adempimenti. È una vergogna assoluta. Con una emergenza perdurante stanno lì a girarsi i pollici. Incapaci di fare qualsiasi cosa. Mancano strutture indispensabile e il governo ha delle colpe di cui dovrà rispondere davanti alla magistratura. Che fine ha fatto l'inchiesta della procura di Bergamo? Non è il tempo di manette per bloccare gli incapaci che massacrano il popolo italiano?", ha attaccato il sentaore, intervistato da Adnkronos.

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