Occupazioni e selfie con il Papa: chi è il sindacalista che vuole regolarizzare tutti i migranti

Idolo degli intellettuali di sinistra da anni guida la lotta dei migranti con manifestazioni e gesti eclatanti: ecco chi è Aboubakar Soumahoro, il sindacalista che ha chiesto a Conte permessi di soggiorno per tutti

Occupazioni e selfie con il Papa: chi è il sindacalista che vuole regolarizzare tutti i migranti

Nel giro di appena otto ore, tante ce ne sono volute per ottenere un incontro con il premier Giuseppe Conte, l’hahstag #iostoconaboubakar ha già scalato le classifiche. È la declinazione italica del più celebre #blacklivesmatter. Ma chi è Aboubakar Soumahoro, l’uomo che ieri si è incatenato a Villa Pamphili, finendo per dettare l’agenda della kermesse più blindata d’Italia?

"Attivista sociale e sindacale", è la definizione che dà di sé in uno dei tanti blog che cura online. Quarantenne italo-ivoriano, arrivato in Italia alla fine degli anni Novanta, lavora come bracciante e muratore e si laurea in Sociologia con una tesi sulla condizione dei lavoratori immigrati. Da quel momento la difesa dei diritti degli "invisibili" diventa la sua ragione di vita. Un impegno portato avanti nelle file dell’Asia Usb, sindacato di estrema sinistra, legato ai movimenti di lotta per la casa. Leader dei "Sans Papiers", nel 2015 guida la manifestazione dei centri sociali a sostegno dei profughi che cercano di attraversare illegalmente il confine italo-francese.

Esalta il modello Riace e nel dicembre 2018 è alla testa del corteo dei migranti per chiedere la cancellazione del primo decreto sicurezza. Quella di ieri è solo l’ultima di una serie di azioni eclatanti. Un anno fa ha occupato la Basilica di San Nicola a Bari con un gruppo di circa 60 braccianti di Foggia e Borgo Mezzanone per protestare contro le condizioni di lavoro degli immigrati nei campi. Pochi mesi prima anche un selfie con Papa Francesco, nel giorno della festa dei lavoratori. "Vai avanti, non fermarti", gli avrebbe detto il Pontefice, a cui ha pure donato una copia del suo ultimo libro, "Umanità in rivolta".

Sono questi i mesi della ribalta mediatica. "La sinistra ha bisogno di tanti Soumahoro", dice di lui Gad Lerner. Sul profilo Instagram da 72mila follower ci sono le foto con il giornalista Diego Bianchi ed Elly Schlein, punto di riferimento politico delle sardine. E poi l’abbraccio affettuoso con Roberto Saviano e Marco Damilano, con cui Soumahoro vuole "continuare a costruire processi collettivi per una rivoluzione spirituale".

Al programma Che Tempo che Fa, di Fabio Fazio, diventa ospite fisso. Il suo bersaglio preferito è Matteo Salvini, l’ex ministro dell’Interno e leader leghista contro cui si scaglia alla prima occasione utile. "Un Salvini nero non può esistere, noi siamo buoni", ha dichiarato l'icona dell'anti-razzismo neppure una settimana fa al giornalista Antonello Caporale del Fatto Quotidiano. Soltanto qualche giorno prima tra i due c’era stato un duro botta e risposta nello studio di Mezz’ora in più, il programma condotto da Lucia Annunziata, sul tema della sanatoria degli immigrati clandestini.

"Salvini? Venisse a lavorare nei campi", è la sintesi della posizione dell’attivista che ad aprile, dalle colonne dell’Huffington Post, chiedeva al governo un atto di "coraggio" per "regolarizzare tutti gli invisibili, indipendentemente da utilità economica, emergenza coronavirus o paura". "È una questione di civiltà e dovere di Stato", scriveva. Oggi quello stesso provvedimento non gli basta più.

Al premier Conte, che con i ministri Nunzia Catalfo e Roberto Gualtieri gli ha aperto le porte della Casina del Bel Respiro ha chiesto "fatti concreti". Tradotto, l’abolizione dei decreti sicurezza e la concessione del permesso di soggiorno a tutti gli stranieri irregolari. Richieste che l’esecutivo sembra pronto ad accogliere a partire dalla modifica dei decreti Salvini. "Fa parte del programma di governo ed è all’ordine del giorno", assicura l'attivista dopo l’incontro con il premier.

Sul secondo punto Conte gli avrebbe garantito, inoltre, che "interesserà il governo per la regolarizzazione di tutti gli invisibili, concedendo il permesso di soggiorno per emergenza sanitaria convertito per attività lavorativa". L’obiettivo del sindacalista appoggiato da intellettuali di sinistra e Ong è quello di "stracciare gli accordi con la Libia" e tornare ad aprire i porti alle navi cariche di rifugiati. Una prospettiva che, archiviata l’era Salvini, non sembra più tanto lontana.

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