"A marzo...": la profezia dell'epidemiologo

La diffusione della variante Omicron è in calo: tutti gli indici segnano una lenta regressione del virus. "Teniamo duro ancora un po', a Pasqua ne saremo fuori"

"A marzo...": la profezia dell'epidemiologo

Dopo quasi due mesi di sofferenza con la variante Omicron sempre più protagonista della scena italiana ed europea, da qualche giorno si comincia ad assistere ad un lieve calo di nuovi positivi, ospedalizzazioni e terapie intensive. Il famoso picco dovrebbe ormai essere stato raggiunto con l'indice Rt sceso a 0,97. Insomma, guardiamo con ottimismo a quanto potrà accadere nelle prossime settimane.

"Teniamo duro ancora un po'..."

"Dobbiamo tenere duro ancora un po’, ma non manca molto" ha affermato il professore Carlo La Vecchia, ordinario di Epidemiologia all’Università Statale di Milano, al Corriere della Sera. Ma cosa significa quel "molto"? Quando potremo davvero considerarci fuori da questa lunga quarta ondata dovuta al virus più contagioso della storia? "A Pasqua, se tutto va bene, dovremmo essere fuori da questo ciclo pandemico che ci accompagna da più di due anni", sottolinea l'epidemiologo. Pasqua 2022 cadrà domenica 17 aprile, in pratica tra un mese e mezzo. Nelle prossime settimane, quindi, dovremmo assistere alla continua ma lenta discesa dei nuovi positivi "che dovrebbe accentuarsi nella seconda metà di febbraio", aggiunge La Vecchia.

I numeri di Omicron

Come recita il bollettino Covid del 28 gennaio, i contagi sono stati oltre 143mila e un numero di morti ancora impressionante, 378. Ecco perché l'esperto predica calma e invita a non abbassare la guardia e resistere ancora un po'. "È importante percorrere questo ultimo tratto in sicurezza. Si tratta di resistere un mese: a fine febbraio dovremmo avere circa 10 mila casi al giorno, ovvero 10 volte meno di quanto avviene ora, con un’ulteriore discesa a marzo. Anche la pressione sugli ospedali e i decessi caleranno, con un ritardo di circa due-tre settimane rispetto al numero di contagi".

Diffusione e letalità del virus

Se è vero che in Italia la variante Omicron è ormai super dominante con il 96% dei casi contro il 4% di Delta, secondo il numeri dell’Institute for Health Metrics and Evaluation della Fondazione Bill e Melinda Gates, avrebbe già infettato il 60% della popolazione mondiale. "Gli ufficialmente i contagiati con Omicron, che ha iniziato la sua ascesa a metà dicembre, sono 5 milioni ma possiamo presumere che siano ben oltre il doppio considerando che molti positivi sono asintomatici o paucisintomatici e solo per pochi giorni". La cosa positiva, comunque, è che questa variante sia senz'altro meno pericolosa delle precedenti, sia in relazione al virus in sè ma anche e soprattutto alla forza dei vaccini che hanno contrastato e contrastano egregiamente ospedalizzazioni e malattie grave con due e, meglio ancora, tre dosi del siero anti-Covid. "Si stima che, con le varianti precedenti, i morti fossero uno ogni cento positivi. Con Omicron sono scesi a uno ogni mille positivi", aggiunge La Vecchia.

Delta e altre varianti

La domanda sorge spontanea: cosa accadrà dopo Omicron? Ci saranno nuove varianti o la partita la chiudiamo qui? "Non possiamo escludere la comparsa di altre varianti - sottolinea l'esperto - ma ciò è improbabile nel breve periodo considerata la diffusa immunità data dai vaccini e da Omicron. Il virus non scomparirà, ma il suo impatto da marzo in poi resterà marginale a lungo". Come abbiamo visto sul Giornale.it, la "sorella gemella" di Omicron, Omicron 2, è stata sequenziata in alcuni campioni anche in Italia mentre in alcuni Paesi europei sta diventando dominante. La buona notizia, però, è l'essere quasi identica all'attuale variante, motivo per il quale non sembrano esserci grossi pericoli. In ogni caso, è largamente minoritaria e non si può considerare in alcun modo come nuova variante del Covid, certamente non adesso.

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