Scandalo foto di minori nude. E i social attaccano ilGiornale: "Faccia la fine di Charlie Hebdo"

Il web insorge alla rivelazione dell'archivio online pedo-pornografico. Poche condanne a chi diffonde immagini porno e l'attacco al Giornale.it

Scandalo foto di minori nude. E i social attaccano ilGiornale: "Faccia la fine di Charlie Hebdo"

Chissà quale nervo collega le mani che battono su una tastiera al cervello che pensa cosa scrivere. Quando ieri ilGiornale.it ha pubblicato l'articolo-inchiesta sulla "bibbia 3.0", l'archivio telematico inondato di foto e immagini hard di ragazze minorenni (guarda qui), la Rete ha reagito. Male, ma ha reagito.

La maggior parte degli internauti ha deciso di attaccare IlGiornale. Su tutti i social network, per diversi motivi, l'oggetto della discussione non è stata l'enorme mole di materiale pedopornografico diffuso, la sua illegalità, ma la nostra decisione di parlarne. Da chi si è sentito offeso, perché avremmo "diffamato un intero gruppo Facebook per via della bibbia 3.0", a chi difende a spada tratta l'intero archivio (e la pedofilia). Tutti concordi nel biasimarci. Qualcuno è arrivato addirittura ad augurarsi che IlGiornale faccia prima o poi "la fine di Charlie Hebdo".

C'è un motivo se tutto questo è successo: la "bibbia" in tutti i suoi tre aggiornamenti è figlia legittima della Rete e sorella gemella di Facebook. Vivono a braccetto. Si amplificano l'uno con l'altro. Ad accompagnare il tutto, le innumerevoli chat di Telegram inondate di messaggi con allegate minorenni nude. Normale, dunque, che il web insorgesse in difesa della "bibbia". Sembrerà assurdo, visto l'oggetto di cui si parla. Ma è così.

Quelli che l'hanno condannata si contano (purtroppo) sulle dita di una mano. "Inutile tutelarsi ora - afferma un utente - quando fino ad un anno fa la "bibbia" veniva pubblicata a destra e a manca". Per anni tutti ne erano a conoscenza e nessuno ha denunciato. "Ma sono minorenni, cazz... - fa notare Claudia a chi difendeva l'archivio - se ci fosse tua figlia cosa faresti?". Nulla, probabilmente. In fondo, la maggioranza degli utenti concorda sul fatto le protagoniste di quelle foto o quei video "se la sono cercata", che "dietro la parola minorenne si nascondono solo troie". Come se accusassimo una donna vittima di stupro di aver messo una gonna troppo corta. "Io comunque non capisco - scrive Marco - ma se quelle minorenni postano su Facebook, facendolo consapevolmente per far arrapare i maschietti, invece di denunciare chi raccoglie quelle foto perché non denunciate i genitori?".

Ma per quanto i genitori possano avere la colpa della mala educazione, nulla autorizza a realizzare un grande raccoglitore pedo-pornografico all'insaputa delle ragazze coinvolte. È reato. E così va trattato. Come fa la Rete a non comprenderlo? Non si sa. Quel che è certo è che, nonostante tutto, i social network oggi sono ancora inondati dai link della "bibbia 3.0". Per colpa di chi la diffonde e di chi la ricerca.

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