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Il barone Von Werra: l'asso della fuga

La straordinaria epopea del barone Franz von Werra, l'asso da caccia tedesco che riuscì a beffare gli inglesi

Il barone Von Werra: l'asso della fuga

Un caccia avversario dritto sulla coda e il collo che si torce fino al limite per scrutare la sua posizione, stretta nelle mani protette da guanti scuri, la cloche che può imporre al suo aeroplano le manovre evasive. Il barone Franz von Werra sfugge alle raffiche - una, due, tre volte - poi entra di nuovo nella croce di collimazione dell’avversario, e i proiettili questa volta lo raggiungono. Una sottile scia di fumo denso conferma il danno arrecato. Il caccia tedesco è stato abbattuto. Ma nell’abitacolo il pilota è ancora ai comandi. Farà di tutto per portare giù il suo caccia, un Bf-109 “Emil”, con il piccolo scudo del “gironnato d'argento e di sable" della squadriglia Udet dipinto sotto la carlinga. Von Werra ha scorto un campo abbastanza ampio per tentare un atterraggio di fortuna e decide di planarci sopra. Sarà l’inizio di una grande avventura.

Eccentrico, brillante e folle, possedeva un cucciolo di leone, prelevato dallo zoo di Berlino, che portava sempre con sé come mascotte: Simba. Finì su decine di copertine di giornali dell'epoca, cosa che lo rese eccessivamente vanitoso, e il suo tentativo di fuga divenne leggenda. La sua vita durante la guerra è la sceneggiatura perfetta per un film di Hollywood. Infatti, nel 1957 fu girato il film "Sfida agli inglesi".

Il barone Franz von Werra, che si era arruolato nella Luftwaffe nel 1939, aveva partecipato fin da subito alla campagna polacca, dove aveva condotto la sua prima missione di mitragliamento a terra con la squadriglia tedesca Jagdgeschwader 3 (JG/3). Il 19 maggio 1940, il suo stormo fu trasferito sul fronte occidentale. Qui si scontrò per la prima volta con un gruppo di Hurricane della Belgian Air Component, incontrati nei cieli di Arras, nei pressi del Pas de Calais. In quell'occasione, von Werra mieté la sua prima vittima. Sempre nei pressi di Arras, una settimana dopo, abbatté il suo primo aereo confermato: un Hurricane della Royal Air Force inglese.

Venne abbattuto il 5 settembre 1940 dallo Spitfire dell'ufficiale pilota Stapleton, appartenente al 603° Squadrone, (secondo un'altra versione, dall'australiano Paterson Hughes del 234° Squadrone), mentre volava sul suo Messerschmitt Bf-109 nei cieli di Marden, nell'Inghilterra meridionale. Dopo un atterraggio di fortuna che gli salvò la vita, venne catturato da una pattuglia dell'esercito inglese, trasportato e interrogato al Kensington Palace di Londra e successivamente trasferito nel campo per prigionieri di guerra di Grizedale Hall, nel Distretto dei Laghi. Il 7 ottobre tentò la prima evasione, con scarso successo, motivo per cui a novembre fu trasferito nel più sicuro campo di Swanwick, nei pressi di Derby.

Deciso a evadere a tutti i costi, intraprese diversi tentativi di fuga, che si risolsero sempre in fallimenti più o meno brillanti; il più celebre e rocambolesco lo vide spacciarsi, una volta evaso dal campo, per un pilota olandese (dunque Alleato, ndr) che era stato vittima di un incidente in volo durante una missione di massima segretezza su un bombardiere del tipo Wellington. Con il nome di "capitano Albert van Lott", copertura necessaria a giustificare il suo accento "crucco", indossò una tuta che si era fatto modificare da un altro detenuto, sarto civile, e si fece accompagnare dalla polizia inglese al più vicino campo d'aviazione che si rivelò essere quello di Hucknall, nel Nottinghamshire, dove tentò immediatamente di rubare un aereo in prossimità della pista di rullaggio per tornare in Germania: un caccia Hawker Hurricane Mk II.

In quel frangente, l'obiettivo del barone non era solo quello di fuggire, ma portare a termine, al contempo, un'inaspettata quanto rocambolesca operazione di spionaggio ai danni della tecnologia bellica avversaria.

Fermato mentre era in procinto di decollare da un ufficiale inglese di nome Boniface, che saltò sull'ala impugnando la sua pistola d'ordinanza, venne trasferito in Canada via mare, dove tentò nuovamente la fuga. Durante il trasferimento in una struttura di prigionia ad Halifax, saltò giù dal treno dei detenuti e riuscì a nascondersi per giorni. Percorse a piedi ben 48 chilometri fino al fiume San Lorenzo, che attraversò approfittando del ghiaccio per raggiungere gli Stati Uniti, ancora neutrali all'epoca. Gli Stati Uniti lo espulsero, clandestinamente, in Messico, da dove proseguì il suo viaggio in treno verso il Perù, fino al Brasile. Dove l’ambasciata tedesca lo fece rimpatriare senza difficoltà.

Fu così che barone tornò in Germania da eroe: il 18 aprile fu promosso al grado di capitano dal Führer in persona. Riprese a combattere durante l’invasione dell’Unione Sovietica, al comando del I./JG 53 ormai equipaggiato con i nuovi Bf-109 F, finché, il 25 ottobre 1941, a causa di un guasto al motore, precipitò nel Mare del Nord, al largo di Vlissingen, senza lasciare alcuna traccia. Aveva 27 anni.

Franz von Werra, asso con 22 vittorie accreditate, insignito della Croce di Cavaliere di prima classe, passò alla storia come l'unico pilota tedesco evaso da un campo di prigionia britannico. Pare che quando il maggiore Boniface lo fece scendere dall'Hurricane puntandogli contro la canna della sua rivoltella Webley, von Werra disse che avrebbe scommesso una "stecca di sigarette" che prima o poi sarebbe riuscito a tornare in Germania, e che l'inglese rilanciò, scommettendo contro una "bottiglia di champagne" contro la sua stecca di sigarette.

Mentre von Werra era in Brasile, prima di imbarcarsi per l’Europa, si ricordò della scommessa che stava per vincere, e inviò una cartolina alla base Raf di Hucknall. Il destinatario era lo Squadron Leader Boniface: gli doveva una bottiglia di champagne.

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