Ora #SoloDueGeneri diventa virale. E i progressisti si scandalizzano

Spunta una proposta di petizione per eliminare l'hashtag #SoloDueGeneri da Twitter. Il cortocircuito dei progressisti che vogliono la censura

Ora #SoloDueGeneri diventa virale. E i progressisti si scandalizzano

Sui social si combatte a colpi di hashtag ad argomento bioetico. In specie quando la definizione che diventa virale non soddisfa le aspettative dei progressisti, che con le nuove tecnologie vogliono magari imporre una certa tendenza linguistica sempre uguale a se stessa (e sempre bendisposta verso il politicamente corretto). Si parla di generi.

Non è stata la fortuna a volere che #Soloduegeneri divenisse virale su Twitter in poco tempo: c'è una battaglia culturale in corso, e i nuovi campi di combattimento, per così dire, sono le piattaforme online. Succede così che #Soloduegeneri non piaccia a molti, nonostante la scalata in classifica a mezzo cinguettio. Non tutto quello che sale sul podio di Twitter viene applaudito. L'esito è una baraonda scandalizzata di commenti tipo "mi stanno sanguinando gli occhi a vedere nel 2021 l’hashtag #SoloDueGeneri". Per chi è cattolico e non solo, spesso e volentieri, si tratta, con l'esistenza di due generi, di ribadire una verità inconfutabile. Per i sostenitori di quella che viene chiamata "ideologia gender", la diffusione di #SoloDueGeneri non può che costituire una sorta di rigurgito del passato.

Come spesso accade in questi casi, l'incendio si è spento quasi subito, però un certo confronto social c'è stato: "Facciamo i seri: esistono #SoloDueGeneri E dirlo non è discriminazione", twittano da Pro Vita e Famiglia. Tante le repliche, molte tagliate sulla necessità di far fronte a quello che è stato percepito come uno scandalo: "Viviamo davvero in un paese in cui in tendenza ci sono cose tipo: #SoloDueGeneri", si chiede un utente, che omette un punto interrogativo implicito. La bioetica sta divenendo uno spartiacque. Si pensi, a titolo esemplificativo, a quanto siano distanti le idee di Joe Biden da quelle di Donal Trump su questi argomenti. Vale un po' per tutti gli opinion leader dei nostri tempi. Differenze che vengono percepite dai vertici in alto ma anche dalla base che popola Twitter e simili. E lo scontro diventa quasi inevitabile. In gioco non ci sono soltanto le definizioni, ma anche i confini culturali ed antropologici del mondo che è e che verrà.

Quella che i politologi chiamano polarizzazione si declina così anche attorno agli hashtag: come ha fatto notare La Verità, esiste anche la percezione del pericolo che certe affermazioni possano non essere più tollerate dai giganti del Big Tech. Per ora è solo una supposizione, ma il fronte conservatore non ha troppe rassicurazioni sul fatto che la libertà d'espressione venga tutelata a prescindere. Come nel caso in cui si voglia dire che i generi sono soltanto due. Per ora provvedimenti non ce ne sono stati, però la parte scandalizzata degli utenti ha promosso una petizione, confidando nella rimozione dell'hashtag da parte di Twitter. Sembra torni d'attualità un noto monito di Wittgenstein: "Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere". Al netto del significato filosofico dell'aforisma, chi è che decide di cosa si può parlare? Un altro dei grandi temi che, in maniera consapevole o meno, stiamo iniziando ad affrontare.

Tra chi teme che il linguaggio stia per essere sottoposto a dittatura e chi pensa sia inaccettabile che un hashtag così venga diffuso nonostante tutto il lavoro culturale fatto in questi anni - almeno quello finalizzato ad abbattare i "pregiudizi" - , la sensazione comune è che la partita sia appena iniziata. E che assisteremo a numerosi scontri di questa tipologia. In realtà, non è una grossa novità. Il quadro però ora è condito da un fatto: da quando i social hanno deciso di fare la guerra a Donald Trump, ci si domanda quali limiti esistano ai provvedimenti calati dalla Silicon Valley. Bioetica e libertà d'espressione si intrecciano, e anche sulle soluzioni da adottare per evitare censure il dibattito è acceso.

Eliminare gli hashtag ritenuti scomodi, però,

limiterebbe un po'tutti, anche tra chi si sente in dovere di replicare. Il cortocircuito, a ben vedere, non è risolvibile. A meno che non si decida di non citare proprio la questione, quindi di limitare la libertà d'espressione.

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