Il Papa a Scalfari: "Basta cortigiani, così cambierò la Chiesa"

Colloquio tra Bergoglio e Scalfari. Il pontefice: "La curia ha un difetto, è troppo vaticano-centrica. La Chiesa ha il dovere di aprirsi alla modernità"

Il Papa a Scalfari: "Basta cortigiani, così cambierò la Chiesa"

Prosegue il dialogo tra Papa Francesco e il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. "I capi della Chiesa spesso sono stati narcisi, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani. La corte è la lebbra del papato", dice il pontefice. Che aggiunge: "Quando ho di fronte un clericale, divento anticlericale di botto. Il clericalismo - spiega - non dovrebbe avere niente a che vedere con il cristianesimo. San Paolo che fu il primo a parlare ai gentili, ai pagani, ai credenti in altre religioni, fu il primo a insegnarcelo". Soffermandosi, indirettamente, sul nome che ha scelto salendo al soglio di Pietro, Bergoglio mette le mani avanti: "Non sono certo Francesco d’Assisi, non ho la sua forza e la sua santità". Risponde così, il Papa, al giornalista che gli chiede se dovrà seguire la strada del poverello per una riforma della Chiesa. "Sono il vescovo di Roma e il Papa della cattolicità e ho deciso come prima cosa - spiega Francesco - di nominare un gruppo di otto cardinali che siano il mio Consiglio, non cortigiani ma persone sagge ma animate dai miei stessi sentimenti. Questo è l’inizio di quella Chiesa con un’organizzazione non soltanto verticistica ma anche orizzontale. Quando il cardinale Martini ne parlava mettendo l’accento sui Concili e sui Sinodi, sapeva benissimo come fosse lunga e difficile la strada da percorrere in quella direzione. Con prudenza ma fermezza e tenacia".

"Personalmente penso che essere una minoranza sia addirittura una forza - sottolinea il pontefice -. Mi pare d’aver già detto prima che il nostro obiettivo non è il proselitismo ma l’ascolto dei bisogni, dei desideri, delle delusioni, della disperazione, della speranza. Dobbiamo ridare speranza ai giovani, aiutare i vecchi, aprire verso il futuro, diffondere l’amore. Poveri tra i poveri. Dobbiamo includere gli esclusi e predicare la pace. Il Vaticano II, ispirato da papa Giovanni e da Paolo VI, decise di guardare al futuro con spirito moderno e di aprire alla cultura moderna. I padri conciliari sapevano che aprire alla cultura moderna significava ecumenismo religioso e dialogo con i non credenti. Dopo di allora fu fatto molto poco in quella direzione. Io ho l’umiltà e l’ambizione di volerlo fare".

"I più grandi mali che affliggono il mondo in questi anni - sottolinea il Santo Padre - sono la disoccupazione dei giovani e la solitudine dei vecchi. I vecchi - ha aggiunto - hanno bisogno di compagnia; i giovani di lavoro e di speranza ma non hanno né l’uno né l’altro. Il guaio è che non li cercano più. Sono stati schiacciati dal presente. Si può vivere schiacciati dal persente? Senza memoria del passato e senza il desiderio di proiettarsi nel futuro costruendo un progetto, un avvenire, una famiglia? Questo, secondo me, è il problema più urgente che la Chiesa ha di fronte a sé".

"I cattolici impegnati nella politica hanno dentro di loro i valori della religione, ma una loro matura coscienza e competenza per attuarli. La Chiesa non andrà mai oltre il compito di esprimere e diffondere i suoi valori, almeno fin quando io sarò qui". Lo promette il Papa rispondendo a una domanda sull’impegno dei cattolici. "Le istituzioni politiche - spiega - sono laiche per definizione e operano in sfere indipendenti. Questo l’hanno detto tutti i miei predecessori, almeno da molti anni in qua. Sia pure con accenti diversi. La politica è la prima delle attività civili ed ha un proprio campo di azione che non è quello della religione".

"Il liberismo selvaggio - prosegue il Papa - non fa che rendere i forti più forti, i deboli più deboli, e gli esclusi più esclusi. Ci vuole - afferma il Pontefice - grande libertà, nessuna discriminazione, non demagogia e molto amore". Secondo Bergoglio, inoltre, "ci vogliono regole di comportamento ed anche, se fosse necessario, interventi diretti dello Stato per correggere le disuguaglianze più intollerabili".

Bergoglio rivela anche un particolare curioso sulla propria giovinezza: "Ebbi una insegnante verso la quale concepii rispetto e amicizia, era una comunista fervente. Spesso - rivela il Pontefice - mi leggeva e mi dava da leggere testi del Partito comunista. Così conobbi anche quella concezione molto materialistica. Ricordo che mi fece avere anche il comunicato dei comunisti americani in difesa dei Rosenberg che erano stati condannati a morte. La donna di cui le sto parlando - aggiunge - fu poi arrestata, torturata e uccisa dal regime dittatoriale allora governante in Argentina".

Nella chiusura del colloquio, infine, il

Papa lascia intendere la possibilità di un secondo incontro col fondatore del quotidiano. E gli anticipa qualcosa: "Parleremo anche del ruolo delle donne nella Chiesa. Le ricordo che la Chiesa è femminile".

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