Il Papa a Lesbo tra i migranti: "Stop a naufragio di civiltà"

Papa Francesco, in visita al campo profughi di Lesbo, tuona ancora sui migranti e si scaglia contro "l'indifferenza" dell'Europa. Ringraziamenti a chi si è dato da fare per accoglienza ed integrazione

Il Papa a Lesbo tra i migranti: "Stop a naufragio di civiltà"

Il messaggio di papa Francesco su migranti e gestione dei fenomei migratori non cambia: l'ennesimo appello è arrivato dal campo profughi dell'isola di Lesbo. Il gancio, per così dire, è rappresentato dalle situazioni limite che l'umanità è chiamata ad affrontare in questa epoca storica.

Per via del contesto pandemico, secondo la visione di Jorge Mario Bergoglio, "abbiamo capito che le grandi questioni vanno affrontate insieme - ha detto, parlando dall'isola - , perché le soluzioni frammentate sono inadeguate. Ma mentre si stanno faticosamente portando avanti le vaccinazioni a livello planetario e qualcosa, pur tra molti ritardi e incertezze, sembra muoversi nella lotta ai cambiamenti climatici, tutto sembra latitare terribilmente per quanto riguarda le migrazioni". Pandemia e crisi migratoria, dunque, sono due tragedie parificabili anche al dramma ecologico cui l'umanità per il pontefice argentino va ormai incontro.

Poi l'avvertimento generale: "Eppure - ha continuato l'ex arcivescovo di Buenos Aires, così come ripercorso da Italpress - ci sono in gioco persone, vite umane. C'è in gioco il futuro di tutti, che sarà sereno solo se sarà integrato. Solo se riconciliato con i più deboli l'avvenire sarà prospero. Perché - ha proseguito il gesuita - quando i poveri vengono respinti si respinge la pace", Poi il riferimento ad una "illusione", che per il vescovo di Roma è quella di "pensare che basti salvaguardare se stessi, difendendosi dai più deboli che bussano alla porta. Il futuro ci metterà ancora più a contatto gli uni con gli altri. Per volgerlo al bene non servono azioni unilaterali, ma politiche di ampio respiro. La storia - ha chiosato - lo insegna, ma non lo abbiamo ancora imparato".

Sono le parole ed i moniti che abbiamo imparato ad ascoltare nel corso di questi otto anni di pontificato. Ma è sui migranti e sull'immigrazione che è arrivata una richiesta diretta: "Il Mediterraneo - il mare cui Bergoglio guarda da sempre quale scenario di una vera e propria tragefia - , che per millenni ha unito popoli diversi e terre distanti, sta diventando un cimitero senza lapidi. Questo grande bacino d'acqua, culla di tante civiltà, sembra ora uno specchio di morte. Non lasciamo - ha intimato - che il Mare Nostrum si tramuti in un desolante 'mare mortuum', che questo luogo di incontro diventi teatro di scontro. Non permettiamo che questo mare dei ricordi si trasformi nel mare della dimenticanza. Fermiamo questo naufragio di civiltà". Il Mediterraneo dovrebbe dunque smettere di rappresentare un cimitero, come il successore di Benedetto XVI ha già avuto modo di dire durante le sue visite apostoliche nei luoghi bagnati da quel mare e non solo.

Per il vertice della Chiesa cattolica, occorre mettere in campo una ricetta solidaristica, oltre che prendere atto di un fallimento: "Dobbiamo amaramente ammettere che questo Paese - ha incalzato Francesco - , come altri, è ancora alle strette e che in Europa c'è chi persiste nel trattare il problema come un affare che non lo riguarda. Questo è tragico. Sono passati cinque anni dalla visita compiuta qui con i cari Fratelli Bartolomeo e Ieronymos. Dopo tutto questo tempo - ha rammentato - constatiamo che sulla questione migratoria poco è cambiato. Certo, molti si sono impegnati nell'accoglienza e nell'integrazione, e vorrei ringraziare i tanti volontari e quanti a ogni livello istituzionale, sociale, caritativo si sono sobbarcati grandi fatiche, prendendosi cura delle persone e della questione migratoria". Nonostante gli sforzi, il dramma relativo ai migranti è sempre uguale a se stesso. E questo per il Papa non è accettabile.

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