Il Papa insiste: "Basta seminare odio, il Mediterraneo è un cimitero "

Papa Francesco, intervenendo a un incontro del Sinodo sui giovani, ha ricordato come al "seminare odio" seguano sempre delle tragedie

Il Papa insiste: "Basta seminare odio, il Mediterraneo è un cimitero "

Papa Francesco ha un pensiero costante: bisogna evitare che l'Europa, attraverso la diffusione di ideologie distorte, sprofondi di nuovo nel baratro.

Basterebbe tenere in considerazione le persone morte nel mar Mediterraneo: quello è un effetto, per niente metaforico, di un disegno che potrebbe essere riproposto nel Vecchio Continente. Per il papa Il Mare Nostrum è il più grande "cimitero" con cui la morale dell'Europa deve fare i conti. "Basta seminare odio", ha tuonato il pontefice argentino. Nel bel mezzo del Sinodo dei vescovi sui giovani, Bergoglio ha voluto dedicare una riflessione ai migranti, alla gestione dei fenomeni migratori e alle conseguenze catastrofiche di certa retorica.

Francesco, durante un incontro intergenerazionale, si è espresso mediante parole inequivocabili: "È importante - ha detto - che i giovani conoscano il tesoro negativo delle due guerre mondiali, conoscano quello che è successo qui in Europa. Serve per creare le coscienze". Quello che è già accaduto non deve ripetersi: "La guerra - ha continuato - ci insegna come cresce un populismo". Il riferimento è all'avvento di Hitler e del nazifascismo: "Pensiamo agli anni '30 in Germania. I giovani sappiano come cresce l'odio. Seminare odio è facile, non si può vivere seminando odio".

Ma esisterebbe pure una responsabilità storica della Chiesa cattolica e delle confessioni prostestanti: "Lo abbiamo fatto anche noi cristiani, come religione da tutte e due le parti: l'ho detto a Lund ai luterani. Seminare odio è facile. Non solo nella scena internazionale, anche nel quartiere c'è divisione. Seminare odio, anche con le chiacchiere. E' uccidere. Uccidere la fama altrui, uccidere la concordia, uccidere le competenze". "Domandiamoci - ha quindi chiesto il papa -: cosa faccio io?". Le due guerre mondiali hanno lasciato in dote all'umanità questo "tesoro negativo", divenuto essenziale ai fini della formazione della dimensione interiore di ogni uomo.

Bergoglio, differentemente dalle giovani generazioni, ha avuto modo di misurarsi con gli strascichi dei conflitti: "Io ho imparato tante cose da mio nonno che ha fatto la Prima nel Piave - ci ha tenuto a raccontare -. Anche le canzoni un pò ironiche contro il re e la regina, i dolori della guerra. Cosa lascia una guerra - ha domandato l'ex arcivescovo di Buenos Aires a giovani e ad anziani - ? Milioni di morti della grande strage. Poi è venuta la seconda e questa l'ho conosciuta a Buenos Aires con tanti immigrati arrivati: italiani, polacchi, tedeschi. Sentendo loro, capii cosa era una guerra che da noi non si conosceva". Hitler aveva garantito che la Germania si sarebbe sviluppata. L'esito tragico di quella fase storica è noto a tutti. Ecco perché, per la visione di papa Francesco, è necessario che i giovani divengano sempre più consapevoli dei meccanismi tramite cui il populismo prende forma.

Il pontefice argentino ha specificato di non rivolgersi alla politica, ma all'umanità: "Dobbiamo accettare - ha scandito - questa sofferenza (quella procurata dalle morti in Mediterraneo, ndr) e dire andiamo avanti, si soffre dappertutto. No! C'è la terza guerra mondiale a pezzi, l'odio tra le culture per poter odiare meglio. Ma è la strada del suicidio. Credo di non esagerare". "Io - ha insistito - sono figlio di migranti andati in Argentina, tra i tanti ricevuti col cuore e la porta aperta".

Ma esistono dei limiti all'accoglienza? "E' vero - ha ammesso il vescovo di Roma, come aveva già dichiarato in altre circostanze - che si devono accogliere quanti se ne possono integrare, dando loro lavoro, casa, integrazione. Lo ha fatto la Svezia con argentini e uruguayani, lo hanno fatto Italia, Grecia, Spagna, Cipro. Ma è importante non seminare odio. Per questo all'Europa chiederei di guardare al nuovo cimitero che è il Mediterraneo".

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