La patologia delle toghe

C'è sempre una goccia che fa traboccare il vaso quando è colmo. La "trovata" del Tribunale di Milano di sottoporre Silvio Berlusconi ad una perizia psichiatrica nell'ennesimo processo a cui è sottoposto nella sua vita, è la classica goccia.

La patologia delle toghe

C'è sempre una goccia che fa traboccare il vaso quando è colmo. La «trovata», perché non ha nulla di logico e di razionale, del Tribunale di Milano di sottoporre Silvio Berlusconi ad una perizia psichiatrica nell'ennesimo processo a cui è sottoposto nella sua vita, è la classica goccia. È la prova che le vicende processuali dell'ex premier non hanno nulla a che vedere con la giustizia, ma somigliano ad una vera e propria persecuzione con finalità politiche. Sottoporre, infatti, Berlusconi ad una perizia psichiatrica significa gettare un'ombra sul suo passato, sul ruolo che ha svolto in politica e nelle istituzioni (per non parlare della sua storia di imprenditore) e, nel presente, tagliarne le ambizioni, privarlo cioè di un domani. Magari l'esempio potrà sembrare esagerato, ma la vicenda fa venire in mente, con tutte le differenze del caso, il trattamento riservato ai dissidenti in Unione Sovietica che venivano posti di fronte alla scelta: o dichiararsi colpevoli, o essere rinchiusi in un psikhushka, un ospedale psichiatrico.

Un paragone che, applicato al nostro sistema, dimostra che la vecchia lezione per cui bisogna «difendersi nel processo», con la magistratura che abbiamo, non ha senso. Semmai ci sono situazioni, e constatarlo già di per sé fa venire i brividi, in cui è necessario «difendersi dal processo». Del resto, come si può spiegare in maniera diversa il caso di un'assoluzione piena in Cassazione, come quella che ha avuto Berlusconi sul «caso» Ruby, che si porta dietro una miriade di processi per «corruzione in atti giudiziari» con il solo scopo di salvare la faccia all'accusa? Cioè a quei pm che, nella loro opera di persecuzione del personaggio, hanno dilapidato soldi pubblici, arrivando addirittura a trasformare la presunta vittima (Ruby), che non si è mai sentita tale, in un'imputata. Questa storia fa parte a buon titolo del capitolo degli «assurdi», di quelli che descriveva Vladimir Bukovskij in un libro del 1972, «una nuova malattia mentale in Urss: l'opposizione».

Appunto, la «patologia» psichiatrica che un certo tipo di toghe vede in Berlusconi, è quella di essersi opposto all'uso politico della Giustizia. Solo che nel Paese i presunti «malati» che denunciano la degenerazione del nostro sistema giudiziario si sono moltiplicati e alcuni hanno nomi inaspettati. «La politica - ha dichiarato Luciano Violante a Il Giornale - ha lasciato il campo alla magistratura e la magistratura se lo è preso». «In Italia - è l'analisi di Sabino Cassese - si è affermato un vero e proprio quarto potere, le procure». Discorsi che un tempo faceva solo Berlusconi. Ora un po' tutti. Magari dopo aver letto i racconti di Palamara. O assistendo alle cronache del Tribunale di Milano, dove i pm si denunciano l'un l'altro e si indagano l'un l'altro. Le firme sotto i referendum sulla giustizia, nei fatti, sono solo il termometro della sfiducia verso una certa magistratura, che ha fatto venire meno in Italia anche la speranza del mugnaio di Potsdam, cioè che esista almeno un giudice a Berlino.

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