"Emanuela rapita da lui". Spunta l'identikit: cosa faceva alla Orlandi

Due amici di Emanuela riconobbero il presunto rapitore della ragazza: "Le toccò il braccio mentre camminava. Disse 'eccola, è lei'"

"Emanuela rapita da lui". Spunta l'identikit: cosa faceva alla Orlandi

Prima di essere rapita, il 22 giugno 1983, Emanuela Orlandi sarabbe stata pedinata per giorni. Due amici della 15enne, Angelo R. e Paola G., riconobbero in una foto segnaletica il presunto sequestratore. Si trattava di tal Marco Sarnataro, uno degli scagnozzi di Enrico De Pedis, il boss del Magliana. Sarnataro confessò al padre, Salvatore, di aver rapito Emanuela per ordine di Renatino. La confessione fu messa a verbale il 24 settembre del 2008. Ma con l'archiviazione dell'inchiesta, nel 2015, la pista che legava la malavita capitolina alla misteriosa scomparsa della figlia del messo vaticano sfumò rapidamente.

I verbali degli amici di Emuela

La chiave di volta del "giallo" potrebbe essere nei verbali di Angelo e Paola che, il 22 settembre del 2008, furono sentiti in qualità di testimoni dagli agenti della Mobile coordinati da Vittorio Rizzi. I due ragazzi indicarano, tra le 18 fotografie di pregiudicati mostrategli dagli investigatori, proprio Marco Sarnataro. Stando a quanto scrive la Repubblica, Angelo avrebbero ricordato due episodi in particolare. Uno, confermato anche da Paola, è a dir poco rabbrividente. "Il 19 o 20 giugno 1983" la comitiva di amici, tra cui vi era anche Emanuela, venne affiancata da un'auto "in via dei Corridori". A bordo della vettura ci sarebbero stati due giovani; quello al lato del conducente si sarebbe sporto dal finestrino e toccando il braccio della 15enne avrebbe esclamato: "Eccola, è lei".

La rivelazione

Due giorni dopo aver messo nero su bianco le dichiarazioni dei ragazzi, gli agenti della Mobile interrogarono Salvatore Sarnataro, il padre del presunto rapitore, morto all'età di 46 anni nel 2007. Dopo aver indugiato, chiedendendo "48 ore per riflettere", Sarnataro decise di raccontare quanto gli avrebbe riferito il figlio durante l'ora d'aria a Regina Coeli (erano entrambi detenuti per spaccio e detenzione illegale di armi ndr). "Mio figlio rapì Orlandi su richiesta di De Pedis. - spiegò agli inquirenti -Mi confessò di aver partecipato al sequestro dell'Orlandi nei termini seguenti: mi disse che per diversi giorni, sia lui che 'Ciletto' (Angelo Cassani, ndr) e 'Giggetto' (Gianfranco Cerboni, ndr), pedinarono Orlandi per le vie di Roma su ordine di Renato De Pedis, da loro chiamato il 'Presidente' (il boss della Banda della Magliana, ndr)".

Il pedinamento

Ad avvalorare il racconto di Sarnataro è il verbale di Angelo che racconta in modo dettagliato e preciso del pedinamento. "Il giorno prima della sua scomparsa ( Emanuela, ndr) c'eravamo dati appuntamento davanti al Vaticano, in via di Porta Angelica, per andare a fare una passeggiata, insieme a noi c'erano altri amici. - spiegò l'amico della 15enne - Da Porta Angelica ci siamo diretti verso via Ottaviano, poi verso viale Giulio Cesare in quanto volevamo andare in una sala giochi. Fin da Porta Angelica ci siamo accorti che un ragazzo di 22 - 23 anni, ci seguiva. Ho avuto l'impressione che si trattasse di un pedinamento: noi camminavamo piano e lui, pur mantenendosi a distanza, adeguava il suo passo al nostro. In viale Giulio Cesare siamo entrati nella sala giochi, ci siamo intrattenuti dieci minuti. Quando siamo usciti il soggetto era fermo davanti alla sala giochi e, non appena abbiamo preso la strada del ritorno verso il Vaticano, lui ha preso a seguirci fino a Porta Sant' Anna. Ricordo che notai che appena Emanuela entrò all'interno del Vaticano, la persona che ci seguiva si dileguò".

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