Pedofilia, il Papa scrive ai cileni: "Il grido delle vittime è arrivato in cielo"

Papa Francesco ha scritto una lettera ai cattolici cileni. Il sistema delle coperture, ha affermato il pontefice, è incompatibile con il Vangelo. Il "plenipotenziario" per la lotta alla pedofilia, intanto, è stato di nuovo inviato in Cile. In arrivo, forse, altri chiarimenti sul comportamento dell'episcopato cileno

Pedofilia, il Papa scrive ai cileni: "Il grido delle vittime è arrivato in cielo"

Papa Francesco ha scritto una lettera ai cattolici cileni. Lo scandalo degli abusi ai danni di minori ha sconvolto la Chiesa della nazione sudamericana.

L'intero episcopato cileno ha rassegnato le dimissioni rimettendole nelle mani del pontefice argentino. Papa Bergoglio, stando alle indiscrezioni delle ultime ore, ha inviato una seconda volta monsignor Charles Scicluna, il "plenipotenziario" per la lotta alla pedofilia. Segno che, nonostante il dossier già presentato dopo il primo viaggio, quello con le decine di testimonianze raccolte, la "partita" della chiarezza non è ancora terminata.

Francesco, all'interno della missiva, ha scritto che:"...la cultura dell'abuso e della copertura è incompatibile con la logica del Vangelo", dato che "la salvezza offerta da Cristo è sempre un'offerta, un dono che reclama ed esige la libertà. Lavando - ha sottolineato Bergoglio - i piedi ai discepoli, Cristo ci mostra il volto di Dio. Mai è per coartazione nè per obbligo, ma per servizio. Diciamolo chiaro: tutti i mezzi che attentano alla libertà e all'integrità delle persone sono anti-evangelici".

Poi il "mai più" destinato a entrare nella storia:"...mai più alla cultura dell'abuso così come al sistema di copertura che gli permette di perpetuarsi, esige il lavorare con tutti per generare una cultura della custodia che impregni le nostre forme di relazione, di pregare, di pensare, di vivere l'autorità; i nostri costumi e linguaggi e la nostra relazione con il potere e il denaro". Un grido di dolore, quello dell'ex arcivescovo di Buenos Aires, unito a un'intimazione rivolta sì ai cileni, ma anche alle altre realtà ecclesiastiche del pianeta.

Il Santo Padre ha fatto quindi un riferimento diretto al "sistema di copertura", che lascia intendere come il dramma della pedofilia, almeno per il Cile, presenti caratteristiche di sistematicità. "Ogni volta che cerchiamo di soppiantare, silenziare, ignorare o ridurre a piccole èlites il popolo di Dio nella sua totalità e nelle sue differenze, costruiamo - ha evidenziato il pontefice - comunità, piani pastorali, accentuazioni teologiche, spiritualità e strutture senza radici, senza storia, senza volti, senza memoria, senza corpo e in definitiva, senza vita". E ancora: "Sradicarci dalla vita del popolo di Dio ci precipita nella desolazione e nella perversione della natura ecclesiale. La lotta contro una cultura dell'abuso esige rinnovare questa certezza".

"Tutto il processo di revisione e purificazione che stiamo vivendo - ha ribadito Bergoglio riferendosi all'ascolto delle vittime, alle dimissioni arrivate e alle indagini che stanno coinvolgende parte del clero cileno - è possibile grazie allo sforzo e alla perseveranza di persone concrete, le quali anche contro ogni speranza o discredito, non si sono stancate di cercare la verità. Mi riferisco alle vittime degli abusi sessuali, di potere e d'autorità e a coloro che a suo tempo hanno creduto loro e le hanno accompagnate. Vittime il cui grido è arrivato al cielo". Una cultura dell'avere cura, in definitiva, diviene necessaria per abbattere il sistema delle coperture.

Il Papa, intanto, incontrerà un secondo gruppo di vittime di padre Karadima. Il sacerdote cileno, che è stato condannato a una vita di preghiera e penitenza, ha formato buona parte del clero cileno.

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