Pedofilia, il cardinale Pell (condannato) viene difeso dai conservatori

Più di qualcuno si dice sicuro della innocenza del cardinale Pell, per cui nel frattempo è iniziata anche la procedura canonica. Il fronte dei conservatori in difesa del porporato

Pedofilia, il cardinale Pell (condannato) viene difeso dai conservatori

La condanna inflitta al cardinale George Pell ha scosso gli animi dei fedeli, delle istituzioni ecclesiastiche e dell'opinione pubblica, ma c'è una parte di cattolici o più semplicemente di commentatori, ben rappresentata anche in Italia, che tende a difendere il porporato italiano. Si potrebbe dire che a mettere in discussione l'aderenza alla verità di quanto emerso, cioè gli abusi ai danni di due seminaristi, siano alcuni consevatori. E questo è anche spiegabile: l'ecclesiastico australiano, pur essendo stato insignito di un importante incarico in Vaticano con papa Francesco, cioè la prefettura della segreteria per l'Economia, arrivata "grazie" a Bergoglio, che è considerato un progressista, viene spesso iscritto all'elenco dei difensori della tradizione cattolica.

L'analogia tra il caso dell'ex cardinal McCarrick, che nel frattempo è stato ridotto allo stato laicale, e i bergogliani era stata semplice. Si dice che il "correntone progressista" abbia svolto un ruolo nell'elezione del Santo Padre. E McCarrick sarebbe stato il capofila di quell'insieme di porporati. Ma in questo caso no: Pell non è stato "utilizzato" per mettere in discussione l'operato del pontefice. Sul blog di Marco Tosatti, in riferimento al caso di Pell, è possibile leggere di "cannoni in Australia" e di "proiettili fabbricati in Vaticano". Alcune argomentazioni dubbie, poi, riguardano il processo, che avrebbe avuto luogo a troppi anni di distanza affinché le testimonianze potessero essere ritenute credibili a prescindere. Ci sono, insomma, pure gli innocentisti. Giuliano Ferrara, dal canto suo, ha parlato su IlFoglio di "nuovo caso Dreyfus: "...attraverso di lui (Pell,ndr) il pensiero unico dominante vuole mettere in ginocchio la chiesa cattolica e la sua morale considerate l'ultima remora o contraddizione potenziale all'omologazione universale...".

L'alto ecclesiastico australiano, intanto, è finito in regime di detenzione, ma dovrebbe ricorrere in appello. Un innocentista a tutto tondo è George Weigel, teologo statunintese, il cui punto di vista è stato riportato sulla rivista Tempi. La conclusione del parere sembra sperare che il giudizo venga ribaltato: "Ovviamente - ha scritto lo statunitesne - gli avvocati del cardinale Pell faranno ricorso. L’appello sarà ascoltato da una giuria di giudici esperti, che possono decidere come previsto in Australia che la sentenza emessa nei confronti di Pell è “unsafe”, cioè che la giuria di primo grado non poteva razionalmente raggiungere il verdetto sulla base delle prove. Così la condanna di Pell sarà annullata. Per il bene del cardinale Pell e per la reputazione del sistema giudiziario dello Stato di Victoria, bisogna sperare che i giudici di appello facciano la cosa giusta".

Più di qualcuno, insomma, crede o almeno confida nella innocenza dell'ex prefetto della Santa Sede, per il quale ha avuto inizio la procedura canonica che potrebbe costringerlo a una vita da laico.

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