Le Regioni fanno più tamponi. Ma mancano reagenti per test

In molte Regioni, in particolare in Lombardia stanno per finire gli strumenti necessari per effettuare i test del coronavirus

In tutta Italia ma in particolare in Lombardia stanno per finire gli strumenti necessari per effettuare i test del coronavirus. L’allarme era già stato lanciato gli scorsi giorni da Veneto ed Emilia-Romagna e pian piano anche le altre Regioni stanno affrontando questa problematica.

Le Regioni

In sostanza, esiste il rischio di non poter più eseguire i tamponi per la mancanza dei reagenti, ovvero le sostanze che permettono di evidenziare la presenza del virus. Il governatore del Veneto Luca Zaia aveva denunciato la criticità della situazione in quanto non ci sono abbastanza reagenti, kit chimici e bastoncini e la Regione si trova costretta a produrre tutto sul territorio. Analoghe difficoltà evidenziate anche da Stefano Bonaccini, presidente dell' Emilia-Romagna. Infatti alcuni giorni fa il commissario regionale per l'emergenza coronavirus, Sergio Venturi aveva detto che non si trovano i tamponi in quanto bastano solo per i casi sintomatici.

L’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato, ha sottolineato che la Regione sta compiendo uno sforzo importante e a questo proposito ha sottoscritto un documento per la sorveglianza del personale sanitario. L’accordo prevede di eseguire il test su ogni operatore ritenuto a rischio. D’Amato ha però ricordato che in questo momento la priorità riguarda il rifornimento dei kit di estrazione Rna e Dna da parte delle aziende fornitrici, anche perché molti Stati stanno facendo scorte di questi strumenti.

Incremento dei tamponi eseguiti

Come riporta Il Messaggero, negli ultimi due giorni si è registrato un aumento dei tamponi lavorati. Tra ieri e l’altro ieri ne sono stati eseguiti quasi 70 mila, quando invece il 25 marzo erano 27 mila e il 23 marzo la cifra era di 17 mila. Inoltre, il tasso di casi positivi rispetto ai tamponi eseguiti è scesa dal 28% del 23 marzo al 17/18% registrato ieri e l'altro ieri.

Sembra esserci un’altra buona notizia in quanto i contagiati individuati sono diminuiti rispetto a una settimana fa. Come sottolineato dalla Protezione civile, “negli ultimi due giorni i casi positivi riscontrati sono tornati intorno a quota 4.400 contro i 3.500 circa del 25”. Il Dipartimento ha però evidenziato che questa tendenza mette in risalto due cose: “La prima: i positivi ai controlli sono una percentuale più bassa che in passato. La seconda: l'aumento percentuale del totale degli infettati ieri è sceso a quota +7,4% mentre una settimana fa, il 21 marzo, era al +14,6%”.

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Commenti

maricap

Sab, 28/03/2020 - 12:25

seguito della prima parte. - Però ora, con migliaia di morti, per mancanza di prevenzione, e di mezzi idonei al contenimento e alle cure di questo maledetto virus, a cui si aggiunge la mancanza di cibo nelle case dei meno abbienti ( Sei milioni di italiani), tutti i nodi vengono al pettine, e alla rivolta, oltre che i fassisti, rassisti, xenofobi e nassisti, dato che la fame fa uscire il lupo dalla tana, sicuramente parteciperebbero anche tantissimi zombi.