Pizzo e camorra nel Casertano: arrestati ad Aversa appartenenti al clan dei Casalesi

L’indagine è stata condotta tramite attività istruttorie, intercettazioni telefoniche, ambientali e servizi di pedinamento

Nella prima mattinata, nelle province di Caserta e Napoli, i militari del Nucleo investigativo del gruppo carabinieri di Aversa, unitamente ai militari del luogo, hanno dato esecuzione a due ordinanze di applicazione di misure cautelari in carcere, per i reati di estorsione e tentata estorsione continuata in concorso, aggravati dall’aver agito con metodo mafioso, emesse rispettivamente dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord, su richiesta della locale Procura distrettuale antimafia, nei confronti di sette persone e dal Tribunale dei Minori di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica presso il medesimo Tribunale, a carico di un ottavo soggetto, organico al gruppo criminale e minorenne all’epoca dei fatti.

I provvedimenti sono scaturiti da un’ampia attività investigativa dei carabinieri. L’indagine, condotta tramite attività istruttorie, intercettazioni telefoniche, ambientali e servizi di osservazione, controllo e pedinamento, ha permesso di individuare e documentare la condotta di un gruppo criminale. Gli indagati, dopo essersi presentati presso numerosi esercizi commerciali di Aversa, Lusciano e Parete, hanno tentato di compiere estorsioni, portandone alcune a compimento, avvalendosi della forza d’intimidazione derivante dall’appartenenza ad alcuni clan della camorra, in particolare alle articolazioni territoriali denominate “fazione Bidognetti” e “fazione Schiavone”, del “clan dei Casalesi”, uno dei più potenti clan camorristici e una delle più potenti organizzazioni criminali del mondo. Si connota all'interno della camorra come un cartello criminale avente i tratti tipici paragonabili alla 'ndrangheta o a cosa nostra. Oltre che nella provincia di Caserta, il clan risulta attivo anche nel Lazio meridionale, Puglia, Piemonte settentrionale, Molise, Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia ed Emilia-Romagna, in particolare nelle province di Modena e Reggio Emilia, nonché in altri paesi del mondo, come la Spagna, dove gestisce un canale di distribuzione della cocaina proveniente dal sud America, in Germania, in Romania ed infine negli Stati Uniti d'America.

Nel corso delle verifiche effettuate dai carabinieri sul territorio, sono state accertate e documentate ripetute estorsioni tentate e consumate nel periodo antecedente alle festività natalizie del 2018 con richieste, anche ingenti, di somme di denaro da parte degli indagati, alcuni dei quali pregiudicati per reati di tipo mafioso. Le cifre estorte ai commercianti andavano da un minimo di 250 ad un massimo di 15mila euro. L’aggravante è il compimento di reiterati tentativi di estorsione ai danni di esercizi commerciali, tra i quali soprattutto ristoranti e imprese di trasporti. Le finalità delle condotte estorsive - peraltro in alcuni casi palesate alle vittime – erano connesse con la necessità di sostenere le famiglie dei detenuti ed erogare lo stipendio agli affiliati. Questi i nomi degli arrestati: Gaetano Buonpane, Giacomo D’Aniello, Carlo De Simone, Bruno Improta, Giuseppe Tessitore, Raffaele Cantone, Francesco Parola ed è stato fermato O.E., allora minorenne.

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