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Politica

Se perfino Di Maio l'abbronzato è meglio del politicamente corretto

A Luigi Di Maio questo Giornale non ha mai perdonato nulla.

Dire "No" per sgonfiare il bluff dei Cinque stelle al governo

A Luigi Di Maio questo Giornale non ha mai perdonato nulla. Il curriculum mediocre, le gaffe a ripetizione, le giravolte politiche senza ritegno, il clientelismo di cui il suo Movimento è portatore: da anni azzanniamo le sue terga grilline, simbolo dell'antipolitica nemica di ogni meritocrazia. Però, dato che anche un orologio rotto due volte al giorno segna l'ora giusta, capita che oggi sia doveroso difenderlo. Fa impressione, non ci viene facile, ma davanti al politically correct ottuso, dieci, cento, mille Gigino.

Tutto ha inizio con la fotografia del ministro degli Esteri con l'omologo cinese Wang Yi, postata qualche giorno fa. Di Maio sfoggia un'abbronzatura imbarazzante che sembra più che altro una tostatura. Roba che in Lombardia così scuro non diventi nemmeno se cadi nell'altoforno della fabbrichetta. La cosa non passa inosservata e sui social si scatena il finimondo di meme: Di Maio con la maglietta della Roma di Aldair, Di Maio come prodotto fallato che ti arriva quando su Internet ordini Obama, Di Maio in Una poltrona per due, in Indovina chi viene a cena?, che schiaccia a canestro come Michael Jordan...

Invece di reagire alla grillina - cioè prendendosela col mondo e coi poteri forti - per una volta il ministro dà prova di sagacia e riposta un collage di fotomontaggi, fra cui lui protagonista di Tototruffa '62: «Ragazzi... dall'anno prossimo prometto crema protezione 50. Grazie per avermi reso la giornata più leggera». Peccato che la leggerezza non si addica al clima attuale, al Black Lives Matter e ai suoi alfieri ideologizzati. E dunque ecco piovere critiche indignate sui social, col corollario di un articolo sulla versione online del New York Times in cui si ricorda che «negli Usa chi fa ironia sulla black face si dimette o viene licenziato, perché la pratica è considerata altamente offensiva. Ma forse in Italia lo è meno». E fa niente se nessun nero al mondo può essersi minimamente sentito ferito.

Sembra incredibile scriverlo qui, ma se dobbiamo scegliere tra la innocente libertà di scherzare su un'abbronzatura e il totalitarismo orwelliano di censori sciocchi in cerca di razzismo immaginario, allora ci teniamo Di Maio. Perché in una democrazia un ministro degli Esteri inadatto si può giubilare alle elezioni; in una dittatura del pensiero unico è probabile che il diritto di voto venga tolto alla prima battuta cromaticamente scorretta.

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