Il "premio" di Emiliano agli eroi: operatori sanitari tutti precari

Sono centinaia gli operatori socio sanitari in Puglia che hanno affrontato la prima e la seconda ondata Covid e che adesso, ad un passo dalla stabilizzazione, si vedono precari o mandati a casa

Il "premio" di Emiliano agli eroi: operatori sanitari tutti precari

Li hanno chiamati angeli, poi eroi, adesso sono semplici Operatori socio sanitari. Pure precari. Un esercito di centinaia di lavoratori in Puglia, che dopo aver affrontato la prima e la seconda ondata del Covid nei vari reparti ospedalieri, si vedono ancora con contratti a tempo. I più fortunati hanno ottenuto la proroga dei contratti sino a marzo, ma c'è anche chi è stato già mandato a casa. Come gli Oss delle Asl di Brindisi e della Bat, in tutto circa trecento persone.

"Così ci ricompensa il governo pugliese - dice a "ilGiornale.it" un Oss di Brindisi - non vogliamo alcuna medaglia, ma ci aspettavamo che venissimo confermati ai fini dell'assunzione definitiva". I lavoratori in servizio a tempo determinato speravamo nella riconferma. Sopratutto ci sperava chi avrebbe raggiunto i trentasei mesi di servizio nel giro di poche settimane, conquistando il requisito necessario per l'assunzione stabile, così come previsto dal mille proroghe. Invece oltre al danno, la beffa. Eppure da anni nelle corsie dei noscomi pugliesi, i sindacalisti e le stesse Asl registrano una grave carenza di organico: mancano circa 3500 unità in tutto il territorio regionale. Con la pandemia poi c'è maggior bisogno.

"Solo chi é stato dentro un ospedale e ha vissuto da vicino questa pandemia, può capire ogni nostro sforzo - ci dice Mariella, Oss del pronto soccorso dell'ospedale "Perrino" di Brindisi e a casa dal primo febbraio. - Quando una persona moriva, eravamo noi a chiudere quel sacco nero, senza poter dare niente ai familiari, se non la triste notizia. Quelle povere persone ricoverate che stavano male, avevano come unico riferimento gli infermieri e noi. Non credo che io potrò arrivare tra venti, trent'anni a dimenticare quello che ho vissuto. Non riesci, non puoi dimenticare. Io non voglio una medaglia, ho fatto il mio lavoro, amo il mio lavoro, ho fatto tanti anni nell'emergenza, ma mai mi sarei immaginata di trovarmi in questa guerra silenziosa, sconosciuta. Io mi sono ritrovata a montare il turno di notte in pronto soccorso, rientrare dopo lo smonto e non riconoscere più il mio reparto, perché erano stati fatti percorsi nuovi, zone chiuse, aree isolate, dall'oggi al domani non si riconosceva più".

Gli Oss sono coloro che hanno un rapporto più diretto con l'ammalato, che si avvicinano a lui quando ha bisogno, per pulirlo, che hanno dato anche un supporto psicologico ai pazienti, oltre che mantenere il movimento che evita lesioni o piaghe. Erano gli unici che potevano dare conforto. Tante volte si sono trovati a rispondere ai cellulari dei pazienti, per dare notizie ai familiari, perché chi era ricoverato non poteva parlare.

"Ricordo ancora - racconta a "ilGiornale.it" Mariella - quando ho assistito alla dipartita di un anziano signore, il cui figlio era un medico. Quando il padre ha contratto il Covid ed é deceduto, era uno strazio dover chiudere quel sacco e vedere il figlio dall'altra parte che non si dava pace. Per mesi aveva rinunciato a far visita a suo padre quando stava bene. Voleva evitare come medico, di esporre l'anziano genitore a possibili rischi di infezione. Invece poi si è contagiato e il figlio non si capacitava a doverlo lasciare senza averlo salutato per l'ultima volta, avendo rinunciato per mesi a stare con lui quando ancora poteva farlo".

Anche Mariella ha rinunciato ai suoi figli e ai suoi nipoti durante la pandemia, per mesi e mesi. Tra loro c'è anche un paziente oncologico e non poteva permettersi di contagiare nessuno. La donna ha fatto la sua parte andando al lavoro a dare una mano, ma nello stesso tempo non poteva darla a chi ne aveva bisogno nella sua famiglia. Adesso per Mariella e i suoi tanti colleghi, vedersi mandare a casa è un pugno allo stomaco. "Tante volte mio nipote mi ha detto di non andare in ospedale e di cambiare lavoro. Ho quattro nipoti: il più grande di 17 anni e il più piccolo di cinque. Ho rinunciato a vederli per tutelarli. È una vita che faccio sacrifici per questo lavoro, pensavo di essere arrivata finalmente al punto di svolta. Dopo 11 anni di 118 come volontaria, tanti anni nelle strutture private che non sempre hanno pagato, alla fine arrivi nell'Asl e pensi che prima o poi verranno riconosciuti i tuoi sforzi". Invece ciò che questi lavoratori si sono sentiti dire, è che per maturare il diritto alla stabilizzazione, serve il riferimento normativo, pur definendo queste persone angeli o eroi, ciò che conta é la legge.

"Già, la legge - dice un'infermiera - Ma cosa ne può sapere un avvocato, un politico, la burocrazia o la legge di quello che accade nelle corsie. Noi infermieri lavoriamo gomito a gomito con gli Oss. Cosa ne sa chi guarda solo la legge e dice che va tutto bene, mentre toglie 164 persone per sostiturle con altrettante precarie, come fosse un gioco. I rimpiazzi però, non sono pezzi di macchina di un sistema e se questo sistema ha retto, é perchè c'erano persone valide. Siamo stanchi oramai di indossare tute senza sosta. Si può piangere dietro le mascherine, il lavoro è duro fisicamente e umanamente, ma eravamo una squadra vicente con Oss che hanno affrontato l'emergenza con noi e sanno cosa vuol dire. Invece ci hanno buttato in zone rischiose. Noi, medici e gli Oss che poi sono stati lasciati in mezzo alla strada."

Tra gli operatori precari che hanno lavorato durante la pandemia, c'è chi si è ammalato e ha ancora i postumi. Stando a quanto registrato da Chiara Cleopazzo, coordinatrice di categoria regionale della funzione pubblica Cgil Brindisi, l'80% di loro si é contagiato. Qualcuno ha trasmesso il virus al proprio figlio o marito e con trentacinque mesi di attività, si aspettava un riconoscimento con la proroga del contratto sino a tre anni di servizio e quindi l'assunzione. Invece c'è persino chi è stato mandato via mentre era ancora in regime di infortunio. Chi è uscito dalla terapia intensiva, per andarsene a casa.

"La cosa strana é che il governo pugliese - dice la sindacalista - sta mandando via personale precario, per assumere altri precari, attingendoli dalla graduatoria del concorso di Foggia. Si tratta della selezione risalente alla primavera scorsa, per 2445 posti per Oss, con 13 mila idonei in graduatoria, tra cui anche gli stessi precari mandati via o nelle migliori delle ipotesi prorogati sino a marzo. Ecco perché molti di loro usciranno dal portone per rientrare dalla finestra. Che senso ha?" Il sindacato chiede che ci sia intanto un'omogenità sul territorio. Ci sono Oss mandati a casa che invece hanno avuto la proroga dei contratti sino a marzo, recependo un'indicazione del dipartimento regionale della salute. La Cgil chiede al presidente Emiliano che si faccia sentire in merito a questa storia. Una cosa, dicono dal sindacato che non si é mai vista e che rischia di ripetersi con il concorso degli infermieri che si sta espletando in questi giorni a Bari.

"Stiamo cercando di dare una mano a chi ha perso il concorso di Foggia - ha detto Michele Emiliano - cercando di collocarli nel privato. La questione però è affidata al presidente della task force Leo Caroli, il quale ha sottolineato che il destino di questi lavoratori, dipende dal quadro normativo. "Non è - ha detto Caroli - né la volontà politica, né la gestione delle Asl, a determinare il destino di queste persone, ma solo il quadro normativo, i presupposti giuridici che serviranno da orientamento"

La vicenda è sul tavolo regionale che ha constatato i diversi provvedimenti adottati dalle varie Asl pugliesi, che hanno creato di fatto discriminazioni tra lavoratori della Puglia. Il fatto però che alcune aziende sanitarie come quella di Lecce, Taranto, abbiano prorogato i contratti precari sino a marzo, non significa che verranno ulteriormente riconfermati, come ha spiegato lo stesso presidente della task force. "Si sta studiando - ha aggiunto Caroli - se le proposte avanzate dai sindacati di prorogare i precari sino al raggiugimento dei tre anni di servizio al fine della stabilizzazione, sia possibile dal punto di vista giuridico o meno. Si tratta di capire a chi riconosce la legge, la priorità occupazionale: a chi é già in servizio o agli idonei di concorso e se questi possono sostituire i colleghi precari, con contratti a loro volta a tempo o se invece abbiano la priorità sui colleghi solo con un'assunzione a tempo indeterminato.

"Una cosa la posso dire - ha concluso il presidente della task force - la volontà politica é quella di non lasciare a casa nessuno, se non nell'immediato, almeno nella prospettiva futura. Il tavolo regionale lavorerà anche per questo, per aiutare chi eventualmente resta fuori. La normativa prevede infatti di assumere prima i vincitori di concorso, poi gli idonei che sono 13 mila e poi il resto".

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