La produzione scatta a luglio. E riagguanta i livelli pre-Covid

Su base annua +7%, ma allarme prezzi su energia e materie prime. Bonomi: "Un rischio per la ripresa".

La produzione scatta a luglio. E riagguanta i livelli pre-Covid

Il capitolo crisi industriale è bello che chiuso. Siamo ritornati a livelli pre Covid. I dati dell'Istat parlano chiaro: a luglio il valore dell'indice relativo alla produzione industriale è superiore dell'1,5%, con un aumento dello 0,8%, rispetto a giugno. Il risultato tendenziale complessivo è del 7%: dettato dalla crescita di beni intermedi per l'11,9, di consumo (+5,1%), strumentali (+7,0%). L'unica flessione (-0,6%) arriva dal comparto energetico. Ma il dato sicuramente più importante risiede nel valore dell'indice destagionalizzato che mostra l'andamento annuale complessivo: gli incrementi maggiori riguardano la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+12,5%), metallurgia (+11,9%), materie plastiche (+9,8%).
Vale a dire che la congiuntura si è dinamizzata favorevolmente. Risultati che inevitabilmente producono ulteriori ricadute positive: «Nelle ultime settimane, l'Italia sta mettendo in fila una straordinaria serie di dati positivi, che ci vedono tra i migliori nel confronto con i nostri partner europei, per cui non è più azzardato definire la situazione attuale come un boom economico - commenta soddisfatto il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta - La nostra industria ha prodotto risultati migliori di quella francese, cresciuta del +0,3% su base mensile e di quella spagnola, cresciuta del +3,4% su base annuale. Di questo passo la soglia del +6% di crescita del Pil per quest'anno sarà assolutamente alla nostra portata e non è detto che possa anche andare oltre». Risultati positivi che anche riguardo alla stabilità dell'inflazione (+0,6%) che indurrebbe le famiglie italiane a un clima di generale fiducia.
Unico neo al momento il settore delle commodity: «Siamo preoccupati per l'aumento del prezzo delle materie prime, potrebbe mettere a rischio la ripresa», ha detto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Stangata anche sul fronte dell'energia elettrica, aumentata di oltre l'80% rispetto a gennaio, del gas naturale aumentato di oltre il 100% e delle CO2 di oltre il 70%. L'industria italiana però è forte: «Queste tensioni di mercato - ha proseguito Bonomi - devono essere comprese ma non devono farci arretrare rispetto agli obiettivi di sostenibilità per le generazioni future, né mettere a repentaglio lo slancio produttivo del Paese, soprattutto in questa delicata fase di ripresa».
Confindustria presenterà «una proposta al governo per un processo di decarbonizzazione: «Il pacchetto 'Fit for 55', ricondotto al settore elettrico comprende investimenti per oltre 70 miliardi di euro, cui vanno aggiunti altri 30 miliardi per le nuove infrastrutture di rete», ha sottolineato il numero uno degli industriali criticando le contraddizioni del cosiddetto effetto Nimby che «pesano sulla bolletta per oltre 600 milioni di euro l'anno». Una sfida sostanziale quella del Green deal che si innesta sui capitoli di spesa del Pnrr destinati alla transizione energetica, e che «rappresentano circa il 6% del fabbisogno di investimento necessari all'Italia per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione ricorda Bonomi -. Il settore elettrico è l'architrave di questo progetto e le aziende del settore sono importanti per promuovere lo sviluppo della produzione di energie rinnovabili e possono essere un volano importante di sviluppo tecnologico». Intanto ad alleviare l'incremento delle bollette che dovrebbe arrivare a una cinquantina di euro, è già intervenuto il governo alleviando la stangata su gas e petrolio.

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