Ecco dove potrà sorgere il deposito nazionale di scorie nucleari. E da Nord a Sud è subito protesta

Sono state individuate 67 aree considerate idonee a ospitare le scorie radioattive italiane. In tutte le regioni riparte la protesta per dire "noi non le vogliamo". Come andrà a finire?

Ecco dove potrà sorgere il deposito nazionale di scorie nucleari. E da Nord a Sud è subito protesta

In Italia il nucleare non esiste più da oltre trent'anni ma le scorie ci sono e vanno trattate. Fino ad ora lo si è fatto un po', consentiteci il termine, all'italiana, con una ventina di siti provvisori che non sono idonei ad uno smaltimento definitivo. La situazione va sanata da anni, anche per uscire dalla (giusta) procedura di infrazione europea. Ora, con il nulla osta del ministero dello Sviluppo economico e del ministero dell'Ambiente, la Società gestione impianti nucleari (Sogin) ha pubblicato sul sito depositonazionale.it la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI), il progetto preliminare e tutti i documenti necessari alla realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e del parco tecnologico: l'obiettivo è sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività.

In tutto sono state individuate 67 aree idonee ad ospitare il deposito nazionale: otto in Piemonte, due in Toscana, ventidue nel Lazio, cinque tra Basilicata e Puglia, 14 in Sardegna e 4 in Sicilia. Le aree candidate non hanno lo stesso punteggio e sono divise per colore: con il verde (scuro e chiaro) sono indicate le più favorevoli, con il giallo quelle meno adatte, celeste per le isole, per le quali va tenuto in considerazione il fattore del trasporto marittimo. Le aree verdi (scuro e chiaro), sono in totale 23: 8 in Piemonte tra le province di Torino e Alessandria (Comuni di Caluso, Mazzè, Rondissone, Carmagnola, Alessandria, Quargento, Bosco Marengo e così via); 2 in Toscana tra Siena e Grosseto (che comprendono i Comuni di Pienza, Campagnatico), 7 nel Lazio in provincia di Viterbo (comuni di Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Corchiano) e 6 in Basilicata/Puglia tra Matera e Bari (Comuni di Altamura, Matera, Laterza e Gravina di Puglia).

Immediate le proteste, da Nord a Sud della penisola. Sia da parte delle istituzioni che da parte di associazioni. "La Regione Basilicata si opporrà con tutte le sue forze ad ogni ipotesi di ubicazione nel proprio territorio del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi", hanno dichiarato il presidente della Regione Vito Bardi e l'assessore all'Ambiente Gianni Rosa. "Non eravamo stati informati - hanno aggiunto - e ribadiamo la nostra contrarietà a questa scelta, certi di interpretare il comune sentire del popolo lucano che come è noto a tutti ha già manifestato questo orientamento, in maniera composta ma decisa, 17 anni fa quando fu indicato il sito di Scanzano Jonico".

È un no categorico quello espresso dai sindaci di Gravina in Puglia e Altamura, nel barese. Lo scrivono su Facebook i primi cittadini Alessio Valente Valente e Rosa Melodia. "È per noi una doccia gelata - scrive Valente - le istituzioni locali sin qui non erano mai state interpellate. Lo saranno, a quanto pare, solo a partire dai prossimi giorni, dopo la pubblicazione ufficiale della mappa dei siti potenziali. Non c'è spazio per trattative o valutazioni. Lo dico subito: la nostra risposta sarà un no secco e fermo". Secco no anche dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: "Apprendiamo a cose fatte e a distanza di anni, dell'inclusione di alcuni comuni pugliesi e lucani tra i siti in cui stoccare residui radioattivi. E' ferma e netta la contrarietà della Regione Puglia a questa opzione. I nostri sforzi verso un modello di sviluppo improntato sulla tutela dell'ambiente e della salute sono noti a livello internazionale. Non si può imporre, ancora una volta, scelte che rimandano al passato più buio, quello dell'assenza della partecipazione, dell'umiliazione delle comunità, dell'oblio della storia e delle opportunità".

Nervosimo e contrarietà anche dalla Toscana. "Si tratta di una proposta irricevibile e non negoziabile e che non riteniamo di non poter prendere nemmeno in considerazione in un territorio come il nostro patrimonio mondiale dell'umanità Unesco e ad alta vocazione turistica. Una notizia che abbiamo appreso solo questa mattina, improvvisa e inattesa". Lo sottolineano i sindaci della Val d'Orcia (Castiglione d'Orcia, Pienza, Montalcino, San Quirico d'Orcia e Radicofani) e della Valdichiana (Trequanda, Sarteano, Chianciano Terme, Chiusi, Cetona, San Casciano dei Bagni, Montepulciano, Sinalunga e Torrita di Siena).

"Il 97% dei sardi ha già detto no al deposito nazionale delle scorie radioattive nell'isola", dichiara Ugo Cappellacci, deputato e coordinatore regionale di Forza Italia Sardegna. "Nessuno osi violare la volontà di un popolo, espressa democraticamente. Siamo pronti a dare battaglia - prosegue l'esponente azzurro- dentro e fuori dal Palazzo contro un'ipotesi che respingiamo con sdegno perché non accettiamo l'idea che la nostra terra sia vista come la destinazione di qualsiasi scelta o carico scomodo da scaricare sulla collettività. Diciamo no alla pattumiera radioattiva non solo per tutto ciò che comporta in sè, ma anche perchè tutto il mondo vedrebbe la nostra isola come una discarica e non come quel paradiso terrestre che è e che deve restare sia per chi ci vive, sia per chi la ama e la vede come meta turistica". Sulla stessa linea anche il Pd: "Ribadiamo con forza la contrarietà ad accogliere il deposito di scorie nucleari sul nostro territorio regionale", dichiarano in una nota il segretario regionale del Pd, Emanuele Cani, e il capogruppo del partito in Consiglio regionale, Gianfranco Ganau.

In attesa di "studiare l'applicazione dei criteri che ha portato alla stesura della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a conservare i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività", Greenpeace ribadisce di "non condividere la strategia scelta dall'Italia, basata sull'unica ipotesi di dotarsi di un solo deposito nazionale che ospiti a lungo termine i rifiuti di bassa attivita e, 'temporaneamente', i rifiuti di media ed alta attività". Per l'organizzazione ambientalista, "oltre a essere l'unico caso al mondo di gestione combinata dei rifiuti, tutto ciò ha implicazioni non secondarie: come la possibile decisione di 'nuclearizzarè un nuovo sito vincolandolo a lungo termine alla presenza di rifiuti pericolosi. E l'ipotesi, tutta da verificare, che vi sia un consenso dei cittadini, e degli enti che li rappresentano territorialmente, a ospitare il deposito unico".

Perplessità sono sollevate anche da Coldiretti. "La scelta - afferma il presidente Ettore Prandini - deve tutelare la vocazione dei territori in un Paese come l'Italia che può contare sull'agricoltura più green d'Europa con 311 specialità a denominazione di origine (Dop/Igp) riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 70mila aziende agricole biologiche e il primato della sicurezza alimentare mondiale. Le necessarie garanzie di sicurezza - precisa Prandini - vanno accompagnate da una forte attenzione al consumo di suolo evitando nuovi insediamenti con il riutilizzo e la bonifica di aree industriali dismesse. L'allarme globale provocato dal Coronavirus - conclude Prandini - ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza che vanno difese e valorizzate per difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall'estero e creare nuovi posti di lavoro. Negli ultimi 25 anni si è perso in Italia oltre ¼ (-28%) della superficie agricola utilizzabile in Italia, ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari, secondo lo studio della Coldiretti".

Il leader della Lega, Matteo Salvini, tuona contro il governo che "nel cuore della notte, nel bel mezzo della pandemia e in piena crisi politica, si prende la responsabilità di discutere del futuro deposito nazionale di rifiuti radioattivi senza consultare le Regioni e i sindaci e dopo aver tenuto fermo il dossier per oltre un anno. Ennesimo atto di arroganza, ennesima dimostrazione di incapacità, ennesima provocazione".

Il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli sottolinea che "era una decisione che si attendeva da anni per mettere in sicurezza oltre 90mila metri cubi di scorie radioattive che provengono dalle vecchie centrali nucleari e dai rifiuti nucleari ospedalieri, noi riteniamo però che per quelli ad alta intensità si debba lavorare su un sito unico europeo mentre per gli altri sia auspicabile evitare un sito unico nazionale e diversificare mettendo in sicurezza i siti già esistenti. In ogni caso sarà necessario avviare una valutazione ambientale strategica". Bonelli attacca poi Lega e Forza Italia: "È incredibile che tra coloro che annunciano proteste e barricate ci siano quelle forze, come Lega e Forza Italia, che nel 2009 introdussero, tramite una legge, il ricorso all'energia nucleare, norma approvata dalla maggioranza di centrodestra e successivamente bocciata dal referendum popolare".

"No al deposito di scorie nucleari in Sicilia". Il M5S all'Assemblea regionale siciliana ribadisce il secco rifiuto di fare dell'isola un deposito di stoccaggio di rifiuti nucleari. Per questo due anni fa aveva presentato una mozione, approvata all'unanimità dall'Aula, che impegnava il governo regionale "a dichiarare denuclearizzato l'intero territorio della Regione Siciliana, ad imporvi l'assoluto divieto allo stoccaggio e al transito di scorie nucleari e a dichiarare la totale contrarietà all'individuazione della Sicilia come sede di deposito nazionale per i rifiuti radioattivi". "Vorremmo capire - afferma il deputato Nuccio Di Paola - cosa ha fatto Musumeci in questi due anni per non tramutare in carta straccia, come purtroppo troppo spesso avviene con le mozioni, a volontà del parlamento siciliano".

Come sarà il deposito nazionale

Il deposito nazionale e il parco tecnologico saranno costruiti in un'area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al parco. Il deposito avrà una struttura a matrioska. All'interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato, chiamate celle, verranno collocati dei grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che a loro volta racchiuderanno i contenitori metallici con all'interno i rifiuti radioattivi già condizionati. In totale, saranno "circa 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività" a essere ospitati.

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