
Svizzera, accordo con Usa ma non a ogni costo
Dopo essere tornata da Washington in un ultimo disperato tentativo fallito di convincere l'amministrazione a ridurre gli elevati dazi del 39% sulle merci svizzere, la presidente Karin Keller-Sutter ha lamentato una "situazione estremamente difficile" per i settori più colpiti e i loro dipendenti. In un briefing con i giornalisti, ha affermato che la Svizzera desidera un "rapporto basato su regole" con gli Stati Uniti, che ha definito un partner commerciale cruciale, "ma non a ogni costo". La presidente ha poi aggiunto che la decisione finale spetterà a Trump.
Lutnick: "Per Usa 50 miliardi al mese di entrate tariffarie"
Gli Stati Uniti potrebbero presto incassare fino a 50 miliardi di dollari al mese di entrate tariffarie. Lo ha detto il segretario al Commercio, Howard Lutnick, in occasione dell'entrata in vigore in tutto il mondo del nuovo regime tariffario imposto da Washington. "Penso che ci stiamo dirigendo verso i 50 miliardi di dollari al mese di entrate tariffarie, di cui nessuno ha parlato tranne il presidente", ha dichiarato Lutnick a Fox Business. Secondo i dati del dipartimento del Tesoro, gli Usa hanno incassato quasi 30 miliardi di dollari di entrate tariffarie il mese scorso e 100 miliardi di dollari da aprile. L'aumento registrato a luglio è stato del 242% rispetto allo stesso mese del 2024. Secondo Lutnick, l'aumento delle entrate tariffarie deriverà non solo dai dazi esistenti, ma anche dai prossimi dazi che colpiranno settori chiave come la tecnologia e il settore farmaceutico.
Svizzera proseguirà colloqui con Usa: "Al momento no contromisure"
Il governo svizzero ha deciso di proseguire i colloqui con gli Usa sui dazi e ha escluso per il momento di rispondere con contromisure tariffarie. "Il Consiglio federale ha preso atto dell'applicazione di tariffe supplementari del 39% sui prodotti svizzeri che entrano negli Stati Uniti" e "ribadisce il suo fermo impegno a proseguire le discussioni con gli Stati Uniti al fine di ridurre tali dazi il più rapidamente possibile", si legge in una nota dell'esecutivo diramata al termine della riunione straordinaria sui dazi. "Il Consiglio federale continua a ritenere che le tensioni commerciali non siano nell'interesse della Svizzera" e "al momento non si stanno prendendo in considerazione contromisure tariffarie in risposta agli aumenti tariffari statunitensi, in quanto imporrebbero costi aggiuntivi all'economia svizzera, in particolare attraverso l'aumento dei prezzi delle importazioni dagli Stati Uniti", si legge nella nota. Berna ha riferito poi che "continuerà a concentrarsi sulla diversificazione delle relazioni commerciali con tutti i partner internazionali" e che "a breve avvierà discussioni approfondite su eventuali misure di sostegno per le imprese svizzere e continuerà a valutare la necessità di ulteriori azioni di politica economica".
Brasile rischia nuovo aumento dei dazi Usa per il greggio russo
Il vicepresidente brasiliano, Geraldo Alckmin, si è riunito con i senatori della commissione Esteri e Difesa, con i quali ha discusso anche del rischio che l'amministrazione Trump possa inasprire ulteriormente i dazi sull'export del Brasile, a causa dell'acquisto di combustibili dalla Russia. Secondo Nelsinho Trad (Psd, conservatore), che la settimana scorsa ha guidato la delegazione di senatori a Washington per discutere dell'aumento dei dazi, la preoccupazione per le importazioni brasiliane di petrolio russo è stato uno dei punti indicati dai parlamentari dei due principali partiti Usa. "E' stato un tema sottolineato" ha riferito Trad, aggiungendo che l'ipotesi di un ampliamento delle misure è "un rischio reale". Oltre ai combustibili, il Brasile importa dalla Russia anche fertilizzanti, considerati essenziali per l'agroalimentare brasiliano. E nell'incontro con Alckmin si è parlato anche del commercio di questi prodotti.
I dazi di Trump sono già costati alle case auto 12 miliardi
La guerra dei dazi di Donald Trump è già costata alle case automobilistiche globali 12 miliardi di dollari. A fare i conti è il Wall Street Journal, secondo il quale il conto salato potrebbe essere solo l'inizio. Oltre alle tariffe, i colossi dell'auto si trovano infatti ad affrontare anni di riorganizzazione e modifiche alle catene di approvvigionamento per adattarsi alla nuova realtà. La politica di Trump punta a riportare la manifattura negli Stati Uniti e potrebbe accelerare il trend già in atto per produrre le auto più vicino a dove sono vendute. I mercati automobilistici americano, cinese ed europei hanno già regole, tecnologie e preferenze dei consumatori diverse e questo sta incoraggiando i costruttori a produrre più localmente. Una tendenza questa che potrebbe essere accelerata dalle mosse di Trump e dai dazi.
Lula sente Modi e Xi per coordinare risposta ai dazi Usa
In Brasile il consigliere speciale della Presidenza della Repubblica, Celso Amorim, ha confermato la telefonata tra il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e il primo ministro indiano, Narendra Modi, prevista per oggi, per parlare dell'aumento dei dazi Usa. Il prossimo ad essere contattato dovrebbe essere il leader cinese, Xi Jinping. Secondo quanto riportano i media locali, Lula sta valutando una risposta coordinata dei Brics ai dazi statunitensi, tema di cui si era discusso anche in occasione del vertice dei leader di luglio, a Rio de Janeiro.
Ue: contromisure sospese possono essere riattivate
"Una volta che avremo una dichiarazione congiunta, la considereremo una piattaforma da cui proseguire il lavoro per individuare nuove aree in cui ridurre i dazi, per individuare altre aree in cui cooperare costruttivamente con gli Stati Uniti. Siamo concentrati su questo. Detto ciò, le contromisure che abbiamo ora sospeso possono essere riattivate in qualsiasi momento e ulteriori contromisure che abbiamo discusso in dettaglio con i nostri Stati membri possono essere prese in considerazione, se e quando necessario. Ma al momento l'attenzione è rivolta a ottenere il miglior risultato possibile per i nostri Stati membri, per i nostri consumatori, per le nostre imprese, per l'Unione Europea". Lo dice il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, nel corso del briefing quotidiano con la stampa.
Bruxelles: "Su dichiarazione congiunta palla è nel campo degli Usa"
Per quanto riguarda "la dichiarazione congiunta, la palla è ora nel campo degli Stati Uniti e noi non vediamo l'ora che ci aiutino a far avanzare il processo in modo da poter concordare la dichiarazione congiunta e passare alla questione più importante, ovvero valutare altre aree in cui possiamo ridurre i dazi e così via". Lo dice il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, nel corso del briefing quotidiano con la stampa,
Ue: tetto al 15% anche su farmaci, auto e semiconduttori
"Gli Stati Uniti si sono impegnati con l'Ue affinché il tetto tariffario generale del 15% includa le esportazioni Ue di prodotti farmaceutici, automobili e semiconduttori" e "attendiamo con ansia che tale impegno venga attuato il prima possibile". Lo dice il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, nel corso del briefing quotidiano con la stampa, aggiungendo di non potere fornire una tempistica "precisa" in merito. "Queste - aggiunge - sono domande che riguardano gli Stati Uniti".
Ue: investimenti promessi agli Usa non sono vincolanti
Nel quadro dell'intesa sui dazi, l'Ue ha trasmesso all'amministrazione Usa "intenzioni aggregate in materia di spesa energetica e di investimenti delle aziende europee nell'economia statunitense", "questi impegni non sono vincolanti: la Commissione non ha il potere di imporli. Si tratta però di intenzioni trasmesse in buona fede, dopo aver consultato le nostre industrie e gli Stati membri per avere un quadro chiaro delle prospettive". Lo ha detto il portavoce dell'esecutivo Ue per il Commercio, Olof Gill.
La Svizzera frena sull'acquisto degli F-35 Usa
In Svizzera cresce la pressione politica sul governo per rivedere il contratto con l'azienda statunitense Lockheed Martin per l'acquisto di caccia F-35, del valore massimo di 7,3 miliardi di franchi svizzeri (9,1 miliardi di dollari), dopo che Donald Trump ha imposto un dazio del 39% sulle merci elvetiche. È quanto riferisce l'agenzia d'informazione Bloomberg, secondo cui esponenti di diversi partiti giudicano incompatibile il mantenimento di un accordo di questa portata con un Paese che applica tariffe così elevate.
Confeuro: ora nuovi mercati e tariffe zero per il Made in Italy
Con l’entrata in vigore oggi dei dazi statunitensi del 15% sui prodotti agroalimentari europei - e quindi anche italiani - assistiamo all’ennesima prova della politica commerciale stucchevole e aggressiva portata avanti da Donald Trump. Minacciare nuovi aumenti tariffari in un momento di profonda incertezza economica è un comportamento illogico e fuori luogo: servirebbero diplomazia, senso delle istituzioni e correttezza politica, non propaganda e chiusure unilaterali”, dichiara Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro. “In questo quadro - prosegue - accogliamo con favore l’apertura del ministro Lollobrigida, che nel Tavolo con i rappresentanti delle Indicazioni Geografiche convocato dal Masaf, ha indicato tra i punti cardine dell’azione del governo la ricerca di nuovi mercati per il nostro Made in Italy. È una linea che Confeuro promuove da tempo: diversificare le destinazioni dell’export è oggi una priorità strategica per proteggere le nostre produzioni agricole di qualità dai capricci geopolitici e commerciali dei grandi blocchi economici”.
“Aprire nuovi mercati - continua Tiso - significa garantire maggiore stabilità ai nostri produttori, in particolare alle piccole e medie imprese agricole che sono le più esposte all’impatto delle barriere tariffarie. È anche una risposta concreta all’instabilità internazionale e alla necessità di rafforzare la nostra produzione agroalimentare. In attesa di capire l’impatto reale di questi nuovi dazi americani - conclude Tiso - dunque, chiediamo al governo Meloni di attivarsi subito a livello diplomatico, negoziando esenzioni per alcune categorie di prodotti e puntando con forza all’obiettivo tariffa zero per l’agroalimentare italiano. Al tempo stesso, è fondamentale aumentare i sostegni e le compensazioni per le imprese più colpite: non possiamo permetterci di lasciare indietro chi ogni giorno porta la qualità del nostro cibo nel mondo”, chiosa il presidente nazionale di Confeuro.
Dazi, esportatori India: impatto sul 55% dell'export verso gli Usa, rischio perdita clienti
Un importante gruppo di esportatori indiani ha dichiarato che gli ultimi dazi statunitensi avranno un impatto su quasi il 55% delle spedizioni in uscita dal Paese verso l'America e porteranno gli esportatori a perdere clienti di lunga data. Ieri il presidente Usa Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per imporre un dazio aggiuntivo del 25% a Nuova Delhi come punizione per l'acquisto di petrolio russo. "Assorbire questa improvvisa escalation dei costi semplicemente non è fattibile. I margini sono già ridotti", ha dichiarato S.C. Ralhan, presidente della Federation of Indian Export Organisations. I dazi impongono di fatto un onere sui costi, ponendo gli esportatori indiani in una posizione di svantaggio competitivo rispetto ai Paesi che hanno tasse di importazione inferiori, ha aggiunto. Nel 2024, gli Stati Uniti hanno registrato un deficit commerciale di 45,8 miliardi di dollari in merci con l'India, il che significa che l'America ha importato dall'India più di quanto abbia esportato, secondo l'Ufficio del censimento degli Stati Uniti. I consumatori e le aziende americane acquistano dall'India, tra gli altri beni, farmaci, pietre preziose, tessuti e abbigliamento.
Le borse europee aprono contrastate con l'avvio dei dazi
Le Borse europee partono contrastate nel giorno dell'avvio dei dazi Usa sul Vecchio Continente. Parigi segna un +0,21% con il Cac-40 a quota 7.651 punti. Francoforte cede lo 0,06% con il Dax a quota 23.910 punti mentre la produzione industriale in Germania ha segnato un calo dell'1,9% a giugno oltre le stime. Negativa anche Londra (-0,27% Ftse 100 a 9.139 punti).
Bce: su inflazione prospettive più incerte per i dazi
"Le prospettive di inflazione sono più incerte del consueto, per effetto della volatilità dello scenario delle politiche commerciali a livello mondiale". È quanto scrive la Bce nel suo bollettino economico ricordando come l'inflazione sui dodici mesi si è collocata al 2,0 per cento a giugno 2025, dopo l'1,9 di maggio e "gli indicatori dell'inflazione di fondo sono nel complesso coerenti con l'obiettivo del 2 per cento a medio termine perseguito dal Consiglio direttivo." "Un rafforzamento dell'euro potrebbe far diminuire l'inflazione più di quanto atteso. Inoltre, l'inflazione potrebbe risultare inferiore se dazi più elevati inducessero una minore domanda di esportazioni dell'area dell'euro e un reindirizzamento verso l'area delle esportazioni provenienti da paesi con eccesso di capacità produttiva" come la Cina. "Per contro, l'inflazione potrebbe risultare superiore - spiega l'istituto centrale - se la frammentazione delle catene di approvvigionamento mondiali spingesse al rialzo i prezzi all'importazione e accrescesse i vincoli di capacità nell'economia interna. Anche un incremento della spesa per difesa e infrastrutture potrebbe far aumentare l'inflazione nel medio termine". Infine "fenomeni meteorologici estremi e, più in generale, il dispiegarsi della crisi climatica potrebbero far salire i prezzi dei beni alimentari oltre le aspettative".
Trump: "Usa incasseranno centinaia di miliardi di dollari, crescita sarà senza precedenti"
"Penso che la crescita sarà senza precedenti". Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, commentando l'entrata in vigore dei dazi generalizzati per i prodotti provenienti da oltre 60 paesi e dall'Unione Europea. Ha aggiunto che gli Stati Uniti stanno "incassando centinaia di miliardi di dollari in dazi", ma non ha potuto fornire una cifra precisa per le entrate perché "non sappiamo nemmeno quale sarà il dato definitivo" per quanto riguarda le aliquote tariffarie.
Scattano i dazi, Trump: "Miliardi affluiranno ora negli Usa"
Sono entrati in vigore alla mezzanotte ora di Washington (le 6 di oggi in Italia) i nuovi dazi statunitensi sui prodotti di decine di economie mondiali, delineando il nuovo ordine commerciale auspicato dal presidente americano Donald Trump. "Miliardi di dollari, provenienti in gran parte da paesi che hanno tratto profitto dagli Stati Uniti con entusiasmo, inizieranno ad affluire negli Usa", ha dichiarato Trump sul suo social Truth pochi minuti prima della scadenza.
Dazi, Trump: "Ci saranno tariffe del 100% su chip e semiconduttori
Gli Stati Uniti introdurranno dazi del 100% sui microchip e i semiconduttori importati negli Stati Uniti. Lo ha detto Donald Trump, parlando alla Casa Bianca in occasione dell'annuncio di un nuovo investimento da 100 miliardi di dollari da parte di Apple. Tuttavia, ha detto il presidente Usa, se le aziende si impegneranno a realizzare i loro prodotti negli Usa, i dazi non scatteranno, anche in attesa che inizi la produzione.