Un purgatorio sempre diverso

Non ti chiedi più quando finirà. Non è rassegnazione e neppure abitudine. È che qualsiasi risposta rischia di svuotarti e di far cadere una nuova illusione

Un purgatorio sempre diverso

Non ti chiedi più quando finirà. Non è rassegnazione e neppure abitudine. È che qualsiasi risposta rischia di svuotarti e di far cadere una nuova illusione. Il tempo della pandemia non è mai stato breve e pochi all'inizio hanno avuto il coraggio di dirlo. Non è mai stata una gara giocata sull'intensità, come poteva sembrare: un sacrificio di tre mesi e poi tutti al mare. È una maratona, dove il traguardo resta indefinito. Si sposta, ti inganna come un miraggio nel deserto, con tutte le parole d'ordine che non bastano, si consumano: ce la faremo, andrà tutto bene, distanziamento, mascherine, zone rosse e di altri colori, focolai da spegnere, piani vaccinali. Non che tutto questo non sia servito. Sono le mosse di una lotta impari contro un nemico invisibile e mutante. Quella che non è mai esistita è la parola magica istantanea. La formula da sussurrare come una preghiera per spazzare l'orizzonte.

L'arma più efficace è il vaccino, che è arrivato più in fretta di quanto la tecnologia farmaceutica potesse sperare. Neppure il vaccino però è una pillola da «supercalifragili». Non basta spedirla a casa e con un sorso d'acqua il peggio è passato. L'antivirus viaggia molto più lento del virus. Ha bisogno di logistica. Organizzazione. Il Sars-Cov-2 invece si sposta a ondate e cambia e cerca sempre la chiave migliore per contagiare il maggior numero di persone. È la sua sopravvivenza. È arrivata la prima ondata, poi la seconda, ora c'è la terza e ci dicono che per scongiurare la quarta bisogna essere bravi. E noi lo saremo. Pazienteremo. Aspetteremo di essere tutti vaccinati per arrivare finalmente al traguardo, senza inganni e illusioni.

Ormai abbiamo capito dove ci troviamo. Noi vivi. Questo è il purgatorio. È un purgatorio collettivo. Stiamo qui a ripeterci che il nostro futuro dipende dai nostri «peccati». In questo lungo anno ne abbiamo contati tanti, alcuni a sentirli adesso perfino esagerati, come gli indici puntati contro i maratoneti solitari senza fiato e mascherina. Peccati gravi e peccati più o meno veniali, compulsivi e irresponsabili. Ci sono stati i ragazzi del sabato sera, gli sciamannati della movida, i fumatori ravvicinati, ballerini e vacanzieri, tifosi di calcio e manifestanti vari, perdigiorno e peripatetici assembrati, i disperati dei saldi e i clandestini delle feste vip. Sono le anime dannatamente umane del nostro purgatorio. Nessuno di questi basta però davvero a spiegare questo tempo che non passa. La realtà è che il virus verrà sconfitto solo quando non avrà più nessuno da contagiare o avrà imparato a convivere con l'umano senza più ammazzare nessuno, come un raffreddore qualsiasi. O quando ognuno di noi avrà quello scudo speciale che si chiama appunto vaccino. È qui l'architrave di questa storia. Noi stiamo imparando a vivere e sopravvivere in difesa. Tutto questo ha già avuto un costo devastante. Non sappiamo quando tutto questo finirà, ma è adesso il momento di rubare tempo e definire il futuro. Finora ci è stato detto come vivere in purgatorio. Ora servono altre parole: bisogna capire come ce lo lasciamo alle spalle e cosa ci troveremo davanti. L'importante è che qualcosa si muova. Puri e disposti a salire a le stelle.

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