Quei No Tav zitti davanti al raddoppio del traforo del Frejus

Con la nuova galleria più tir in Val di Susa, ma nessuno protesta. E i militanti accusano i leader del movimento

Quei No Tav zitti davanti al raddoppio del traforo del Frejus

Due pesi, due misure. In Val di Susa i No Tav continuano le loro battaglie contro la ferrovia che collegherà Torino a Lione e che consentirà di liberare il traforo del Frejus dai tanti Tir che trasportano merci tra Francia e Italia. Ma non una voce si è levata contro un'altra galleria, quella che raddoppierà lo stesso traforo, proprio con l'obiettivo di decongesionare il traffico. Una galleria più piccola, ma di certo non meno inquinante (anche considerando i gas di scarico tipici del trasporto su gomma)

Una vicenda, quella rivelata dalla redazione torinese di Repubblica, che imbarazza i leader del movimento, a partire da Sandro Plano, contemporaneamente presidente della Comunità montana e dirigente della Sitaf, la società autostradale proprietaria della Torino-Bardonecchia e implicata nel raddoppio del traforo. E che - nonostante lo stesso Plano si affretti a ricordare come non ci siano "impedimenti di legge per questa mia posizione" - rischia di spaccare in due il movimento. Soprattutto se si considera che in un'accesa discussione su Facebook molti militanti tirano in ballo tutti gli esponenti di spicco, da Alberto Perino al centro sociale Askatasuna, sostenendo che siano stati loro a sedare le proteste contro quella che chiamano "la seconda canna". Qualcuno grida anche al complottismo, ma senza arrivare a tanto, è vero che più tempo passa prima che ci sia un'alternativa efficiente al trasporto su gomma, più è necessario il raddoppio del Frejus.

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