Napolitano: "Trivelle? Un pretesto È legittimo non votare"

Riforme, referendum, e inchiesta di Potenza. Un'intervista a tutto tondo con un'unica certezza: in "Italia ha troppo giocato a scioglimenti anticipati o a guerriglie per far cadere il governo in carica o paralizzarlo"

Napolitano: "Trivelle? Un pretesto È legittimo non votare"

"Gli allarmi per la democrazia e per la libertà sono usati al solo fine di bloccare un rinnovamento da lungo tempo atteso e dalle parti più diverse considerato necessario. Che giunge già con grave ritardo". A parlare sulle pagine de La Repubblica è Giorgio Napolitano. Dalla sua scrivania al quarto piano di Palazzo Giustiniani difende in punta di fioretto la riforma costituzionale, non perfetta secondo Matteo Renzi. Un impegno a Londra, probabilmente, impedirà a Napolitano di presentarsi alle urne. Ma sul voto non si esprime, ma trova "persuasivi gli argomenti sull'inconsistenza e pretestuosità di questa iniziativa referendaria".

"Innanzitutto sarebbe stato bene per il Paese e per la riforma stessa che si realizzasse un più ampio consenso" afferma l'ex presidente della Repubblica. Ma il Premier: "È stato giusto che Renzi, alla Camera, abbia riconosciuto delle criticità nel testo approvato. Ma è un fatto che nel lungo percorso avviato dal governo Letta e perseguito in oltre due anni non sono mai stati proposti seriamente modelli alternativi a quello che via via è prevalso anche attraverso modifiche della piattaforma proposta dal governo e dalla maggioranza". Nonostante l'aula vuota di martedì, è convito che "l'articolo 138 è stato scrupolsamente osservato e si è raggiunta la prescritta maggioranza assoluta per le modifiche, in misura netta non solo alla Camera ma anche al Senato. Un maggiore consenso avrebbe richiesto un atteggiamento più costruttivo di varie forze che sono all'opposizione del governo Renzi ma che negli anni passati, e posso darne testimonianza da ex presidente della Repubblica, si sono pronunciate a favore innanzitutto del superamento del bicameralismo paritario".

"Bisogna soprattutto farla una riforma come quella appena approvata eppoi impegnarsi per la sua migliore attuazione. A questo compito dovrebbero partecipare, una volta confermata la legge con il referendum, anche i gruppi politici che oggi la osteggiano. Personalmente farò di tutto per chiamare a questa collaborazione, ad un atteggiamento di condivisione". E sul orientamento a dire no alla proposta di presiedere i comitati pro-riforma commenta: "Svilupperò autonomamente la mia partecipazione al confronto referendario considerando impropria la mia collocazione in un comitato".

"A me è parso di cogliere una meditata correzione d'accento". Parole dirette a Renzi, e al suo discorso di lunedì, "improntato alla consapevolezza di dover staccarsi da un approccio personalizzato e di sfida. Quell'approccio peraltro finisce per fare gola agli oppositori che hanno in mente non la problematicità della riforma ma l'obbiettivo di battere Renzi". Uno scambio di battute che rapidamente ritorna con il toccare il referendum No-Triv. E ammette che "non si possono dare significati simbolici a un referendum. Ci si pronuncia su quesiti specifici che dovrebbero essere ben fondati. Non è questo il caso". E infatti, sull'astensione pare chiaro: "Se la Costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto è causa di nullità, non andare a votare è un modo di esprimersi sull'inconsistenza dell'iniziativa referendaria"

Inevitabile il discorso sulla barriera tra Italia e Austria, sintomo secondo Napolitano, di "una crisi europea, forsa la più grave dagli inizi del percorso comune". Ma redarguisce chi "si lascia andare sempre di più alla demagogia populista e alla ricerca di false soluzioni per problemi complessi come quello dei migranti. Passi indietro come la barriera al Brennero non sono degni della nostra storia comune"". Un momento di impasse che ritrova anche in Italia dopo l'inchiesta di Potenza: "Vedo qualcosa di molto confuso nei rapporti tra politica e giustizia. ". Ma, nonostane le vicende giudiziarie è convinto della posizione di Renzi: "Gli appuntamenti elettorali servono a far esprimere i cittadini su un eventuale cambiamento di governo. Per decenni l'Italia ha troppo giocato a scioglimenti anticipati o a guerriglie per far cadere il governo in carica o paralizzarlo".

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