Assassini, rapinatori, spacciatori: profili che rifiutano di andarsene dall'Italia. Sono persone già colpite da decreto di espulsione per pericolosità sociale che preferiscono il contenzioso al programma di rimpatrio volontario assistito. Non è un inceppo burocratico: è una dinamica che si ripete in molti Cpr. Tant'è che il meccanismo è sempre lo stesso: prima l'interesse verso il rimpatrio, poi il colloquio con il legale, certo di sinistra come i tanti che si occupano d'immigrazione, e magari il ricorso, a cui spesso i magistrati danno seguito. E pensare che ci sarebbero anche i soldi, 2mila euro a migrante, per tornare a casa. È andata così nel caso di J.G., tunisino di 23 anni arrivato in Italia da minorenne nel settembre del 2019. Da luglio del 2020 ha accumulato precedenti per rapina, furto, invasione di terreni ed edifici, resistenza a pubblico ufficiale e falsa indicazione delle proprie generalità. Nel colloquio informativo, riferisce che l'avvocato è stato netto: non deve accettare alcuna proposta. Anche perché a breve sarebbe stato "regolarizzato", gli raccontano. Pure se a pendere è un'espulsione. Oggi J.G. si trova ancora in Italia, da irregolare, nonostante l'ordine del questore: il giudice di pace ha accolto il suo ricorso. L'iniziativa di counselling del programma Ue prevede - come premesso - lo stanziamento di 2mila euro a migrante come incentivo al rientro in patria.

Ma nonostante l'interesse iniziale, alla fine, è una sparuta minoranza ad aderire al progetto. A Caltanissetta, nel 2025, 13 persone presenti nei Cpr aderiscono al programma Ue in una prima fase. Dopo il colloquio con i legali, 10 cambiano idea. E lo stesso succede, nel 2026, a Torino: zero su sette dopo i colloqui. Storie sempre identiche che si ripetono anche nei Cpr di Bari, Brindisi, Potenza, Milano e Gorizia. A.M. ha 56 anni, è tunisino ed è entrato in Italia ad aprile del 1994. È pregiudicato per reati di spaccio, di violenza e lesioni a pubblico ufficiale, per porto d'armi e rapina. Quando gli viene revocato il permesso di soggiorno, il Questore di Verona sottolinea che lo straniero avrebbe sfruttato la temporanea regolarità per attività criminali. Nel Cpr di Bari, A.M. viene informato del programma di rimpatrio volontario assistito, quindi manifesta interesse. Poi, però, parla con il suo avvocato, che presenta ricorso in Cassazione. Nel 2025, in Italia, sono stati 675 ad aver aderito al programma europeo di rimpatrio volontario assistito presso i Cpr: numeri bassi ma in costante aumento. Sempre nel 2025 sono stati 16 mila in Germania, oltre 9mila in Svezia, più di 3mila in Belgio. È il terreno, però, a essere minato. Z.I. oggi ha 40anni. È a sua volta tunisino ed è entrato in Italia nel 2012. Nel 2018 gli viene negato il permesso di soggiorno. Di rimando, viene condannato in primo grado per omicidio doloso. Nel 2025 viene scarcerato e condotto nel Cpr di Torino. Il copione si ripete: all'inizio palesa interesse per il rimpatrio volontario, parla con l'avvocato e cambia idea, dichiarando di voler attendere l'esito del giudizio pendente sulla protezione internazionale. Ma, una volta terminata la procedura d'identificazione, viene rimpatriato a gennaio scorso (senza passaggio col progetto Eurp).
E ancora B.A, tunisino di 27 anni che è arrivato in Italia nel 2024. Il prefetto di Varese emette un provvedimento di espulsione nel maggio del 2024. L'istanza di protezione internazionale viene rigettata dalla Commissione territoriale competente. Il diniego viene impugnato e il Tribunale di Roma accoglie la sospensiva. E lo straniero viene dimesso da un Cpr per mancata proroga del trattenimento. Ma B.A., che alle spalle ha anche il carcere, viene di nuovo trattenuto nel Cpr di Caltanissetta, dove tuttora si trova. Il ventisettenne è responsabile di possesso di armi, furto, danneggiamento a seguito di incendio. Ed è stato arrestato in flagranza di reato per resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Viene a sapere del progetto Eurp, afferma di essere interessato. Ma il consulto con il legale si rivela decisivo. Il risultato: rimpatri finanziati ma rifiutati, ricorsi a catena e persone già espulse che restano sul territorio nazionale senza titolo.