C’è un pezzo d’Italia che ogni estate si trasforma in un sistema parallelo di ospitalità, fatto di cabine numerate, playlist curate e carte dei vini sempre più ambiziose. Un mondo che negli anni ha smesso di essere semplice contorno della vacanza per diventare destinazione autonoma. È da qui che riparte la terza edizione della Guida ai migliori beach club d’Italia, pubblicata da Morellini Editore (262 pagine, 24 euro), progetto editoriale che prova a mettere ordine in un settore vasto, frammentato e finora raccontato più per suggestioni che per criteri.
Il lavoro firmato da Andrea Guolo, giornalista professionista di grande esperienza, e da Tiziana Di Masi, attrice teatrale, scrittrice e storyteller di pasticceria con il suo alter ego La Signora in Dolce, amplia il perimetro delle prime due edizioni e introduce una novità non marginale: l’ingresso dei laghi. Una scelta quasi obbligata, visto che da tempo anche le sponde d’acqua dolce – dal Garda al Como – hanno sviluppato un’offerta balneare sempre più strutturata, in grado di competere, almeno sul piano dei servizi, con molte località marine.
La guida nasce da un viaggio lungo diecimila chilometri, cinque mari, tre laghi e sedici regioni. Numeri che servono più a dare la misura dello sforzo che a impressionare: oltre 300 strutture visitate e recensite, con l’ambizione di restituire una fotografia il più possibile completa del fenomeno. Ogni scheda prova a sintetizzare atmosfera, identità e livello dell’offerta, affiancando al racconto una valutazione numerica in centesimi che tiene insieme location, servizi, design, molto spazio al food e al beverage e – voce meno scontata – la capacità di investire nel tempo. Da qui la classifica finale, tradotta in una classificazione per merito sintetizzata da uno, due o tre ombrelloni.
Dieci le strutture che ottengono i tre ombrelloni gold: uno in Liguria (Bagni Fiore a Paraggi), uno in Friuli-Venezia Giulia (Tivoli Portopiccolo a Sistiana), due in Toscana (Alpemare e Bagno Piero a Forte dei Marmi), tre in Sardegna (Phi Beach, Nikki Beach e Belmond Romazzino ad Arzachena), uno in Campania (La Scogliera a Positano) e due in Sicilia (Nuova Spiaggia Paradiso a Letojanni, Lido Villeggiatura del Belmond Villa Sant’Andrea a Taormina).
Al di là delle graduatorie, il punto interessante è un altro. La guida arriva in un momento in cui il comparto balneare è al centro di tensioni regolatorie e trasformazioni profonde, dalla pressione internazionale alla partita ancora aperta sulla Direttiva Bolkestein. In questo contesto, avere una mappa ragionata dell’offerta – per quanto inevitabilmente parziale – significa fornire uno strumento non solo ai viaggiatori, ma anche agli operatori e, indirettamente, alle istituzioni.
Non è un caso che il progetto abbia già una sua estensione digitale, tra sito, social e il podcast Beach Advisor, realizzato con Loquis. Una filiera di contenuti che prova a stare al passo con un pubblico abituato a scegliere esperienze più che luoghi.
Gli stessi autori rivendicano questo cambio di paradigma: i beach club come “destinazioni nella destinazione”, poli attrattivi capaci di orientare i flussi turistici. Un’affermazione che può suonare enfatica, ma che trova riscontro nei numeri e nelle dinamiche degli ultimi anni. E mentre il mare resta il teatro principale, lo sguardo è già altrove.
In autunno è prevista l’uscita di una guida dedicata ai mountain club, versione invernale dello stesso modello. Segno che, più che un libro, qui si sta costruendo un format. E che, nel turismo italiano, anche l’ombrellone – se ben posizionato – può diventare un osservatorio.