Il ruolo delle donne nella mala nigeriana

Lo sfruttamento della prostituzione si avvale dell'opera delle maman, donne che talora riescono a raggiungere i vertici dei sodalizi criminali

Nella malavita nigeriana le donne conservano un ruolo apicale legato a filo doppio a uno degli affari più redditizi per la criminalità africana: lo sfruttamento della prostituzione, spesso anche quella minorile, che si conferma quale voce importantissima del loro “fatturato”.

A dedicarsi a questo "affare" ci sono le maman. Si tratta di signore che si occupano della gestione e dell’organizzazione delle ragazze nei villaggi della Nigeria, irretite con il miraggio di un buon lavoro in Europa e “fidelizzate” con il ricatto del vudù e con il giogo di un debito da estinguere in cambio della propria libertà. Nella relazione semestrale relativa al primo periodo del 2018, gli investigatori della Direzione investigativa Antimafia confermano un trend che anni e anni di inchieste hanno ormai svelato da tempo.

E riportano, a tal proposito, la storia di una ragazza minorenne che ha consentito, con la sua coraggiosa denuncia, sfociata nell’aprile scorso, nell’emissone di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di un’organizzazione composta da cinque nigeriani e un italiano, di far luce su quanto avveniva sui marciapiedi del Napoletano. La giovane, nel 2016, aveva raccontato agli inquirenti di essere arrivata in Italia su un barcone, transitando per la Libia, insieme ad altri 140 connazionali. Una volta raggiunte le coste siciliane, era stata prelevata insieme a un’altra giovane amica e trasferita a Giugliano, in provincia di Napoli. Lì sarebbero state affidate alle “cure” di una madame e costrette a vendersi per pagare il debito: trentamila euro in cambio della libertà. Oltre al giogo del “riscatto”, su di lei pendeva il terrore del rito magico che era stato celebrato nel suo villaggio, prima della sua stessa partenza.

Un’inchiesta paradigmatica di come si svolga la “tratta” è quella che ha portato all’arresto di quattro donne e due uomini in Piemonte. L’operazione, conclusa dall’arresto dei sei da parte degli agenti della Polizia di Stato di Cuneo e significativamente battezzata "Voodoo Girls" dagli inquirenti, ha permesso di scoprire un sodalizio che, con base a Torino, si occupava di reclutare ragazze direttamente nei villaggi rurali della Nigeria “esercitando su di loro, mediante riti vudù, poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà”, si legge nella relazione Dia. Poteri che sfociavano in un vero e proprio affare: “Costringendole a prestazioni sessuali con clienti occasionali”.

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