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Loro occupano, lo Stato paga: 21 milioni per "Spin Time"

Il Viminale condannato a risarcire i proprietari dell’immobile a Roma per mancato sgombero. Il tifo vip, da Favino a Moretti

Loro occupano, lo Stato paga: 21 milioni per "Spin Time"

L'elenco degli artisti e intellettuali che si è mobilitato per fermare uno sgombero sempre annunciato e mai realizzato è sterminato. Citando in ordine sparso, ma facendo torto a molti, ecco i nomi di Marco Bellocchio, Francesca Comencini, Pierfrancesco Favino, Anna Foglietta, Matteo Garrone, Valeria Golino, Nicola Lagioia, tutti in calce all'ultima petizione del dicembre 2025. Spin Time, come viene chiamato l'edificio piazzato all'Esquilino nel cuore della Capitale, deve rimanere così come è. L'occupazione può continuare e i legittimi proprietari possono attendere, come già fanno dall'inizio ormai lontano di questa storia, nel 2013.

Solo che il padrone, stufo di aspettare e di essere preso in giro, ha citato in giudizio il Viminale e ora il ministero dell'Interno è stato condannato a risarcire con più di 21 milioni di euro chi vede calpestati i propri diritti.

È una sentenza che non fa sconti quella dei giudici della Capitale perché l'occupazione, per quanto nobilitata e anzi applaudita da politici, scrittori, cantanti, attori e in generale da pezzi della gauche tricolore, abusiva era e abusiva resta. InvestiRe Sgr, che gestisce l'immobile appartenente al fondo Immobili Pubblici, ha subito un grave danno economico e ora la magistratura presenta il conto. Che rischia di essere ancora più salato: in pratica devono essere conteggiati circa 207 mila euro al mese a partire da gennaio scorso finché l'occupazione non finirà. Insomma, c'è di fatto già quasi mezzo milione in più da pagare e il contatore continua a girare.

Ma la sinistra romana ha adottato la causa di chi vive e lavora lì dentro e conduce una vera e propria battaglia per fermare la mano della legge. "Spin Time - si legge nell'appello firmato anche da Mario Martone, Nanni Moretti, Sabina Guzzanti, Alessandro Gassman e tanti altri - non è un centro sociale occupato, non è un luogo di propaganda politica, non produce illegalità, non è mai stato coinvolto in disordini sociali da quando è nato".

Si certo, la differenza dal modello torinese di Askatasuna è abissale, questo va riconosciuto, ma il problema di fondo è che la nascita - come la chiama l'intellighenzia - è avvenuta nel segno dell'illegalità e la frattura non è mai stata sanata. Nel palazzo vivono 400 persone di oltre venti nazionalità diverse e ci sono laboratori, attività culturali, cinema, teatri, corsi aperti alla cittadinanza.

Insomma, ogni tentativo di ristabilire la legalità è sfumato per evitare uno scontro frontale con segmenti importanti della società italiana.

Ora però la situazione, già deteriorata, si fa insostenibile. "È vero che l'occupazione - si legge nel verdetto - è stata posta in essere da soggetti terzi ma il danno conseguente a tale occupazione può e deve essere imputato al ministero dell'Interno che a fronte dell'emissione da parte dell'autorità giudiziaria di un provvedimento di sequestro preventivo, aveva uno specifico obbligo di impedire la prosecuzione dell'illecito, essendo obbligato a dare esecuzione al decreto di sequestro".

È questa per i giudici la questione fondamentale: il gip di Roma ha disposto il 31 marzo 2020 il sequestro preventivo dell'edificio. Ma nessuno si è mosso.

Si dà da fare invece la politica: oggi all'Esquilino ci saranno fra gli altri Pierluigi

Bersani, Massimo D'Alema e Roberto Speranza, oltre all'immancabile rappresentante di turno del comitato per il No al referendum sulla giustizia.

Tutti chiamati a difesa di Spin Time. Anche contro la decisione del giudice di Roma.

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