Il San Raffaele contro la Lucarelli: "Dai noi un percorso clinico-diagnostico specifico per i pazienti Covid"

Il San Raffaele ha risposto alla giornalista Selvaggia Lucarelli, firma di un pezzo contro l'ospedale milanese in prima linea anche in questa seconda ondata epidemica

In un articolo pubblicato ieri dal sito Tpi.it dal titolo "Mio padre positivo al Covid, al San Raffaele l’hanno lasciato 3 giorni in pronto soccorso con febbre a 40", Selvaggia Lucarelli ha denunciato una presunta situazione di negligenza nella gestione dei pazienti in uno degli ospedali più importanti dell'area milanese, riportando la testimonianza della parente di un paziente. Una lunga intervista alla quale in queste ore ha fatto seguito la replica dell'IRCCS San Raffaele.

"Resta al pronto soccorso per tre giorni. Lì non abbiamo contatti con nessuno, lui ci scrive un primo messaggio in cui dice che gli avevano fatto tutti gli esami. Aveva una polmonite bilaterale interstiziale, 40 di febbre", dice il figlio del paziente, ricoverato dopo un trasferimento in ambulanza presso l'ospedale di Milano. L'uomo denuncia quelle che sarebbero le condizioni degradanti del ricovero in un pronto soccorso caotico: "Mio papà, un omone di 85 chili, resta su una brandina, gli mettono il catetere per non farlo andare in bagno. Sta lì con un lenzuolino, chiede che gli venga messo il cappotto addosso per il freddo. Aveva 39,7 di febbre". Il figlio del paziente, il signor G., afferma di non aver avuto contatti con i medici mentre il padre dichiarava di stare "in uno stanzone con 30/40 persone".

L'Istituto scientifico universitario San Raffaele è una delle eccellenze mediche della Lombardia e di Milano e, a seguito dell'intervista rilasciata a Selvaggia Lucarelli, l'ufficio stampa ha immediatamente provveduto a replicare a quanto dichiarato. "L’Ospedale San Raffaele precisa che chi accede al Pronto soccorso con sospetto Covid-19 segue un percorso clinico-diagnostico specifico. In attesa di essere trasferiti nei reparti Covid, i pazienti possono permanere da alcune ore a qualche giorno in Pronto Soccorso, secondo codici di gravità clinica", si precisa nella nota stampa inviata alla giornalista. Lo "stanzone con 30/40 persone", di cui ha riferito il padre dell'uomo intervistato da Selvaggia Lucarelli è, come si legge nel comunicato "un’Area di Osservazione e Monitoraggio opportunamente attrezzata e dedicata, che ospita 30 postazioni per supporto respiratorio con apposite misure di separazione tra paziente e paziente".

È qui che l'anziano signore di 70 anni ha trascorso il primo periodo di ricovero, dove "i pazienti sono monitorati accuratamente, come il padre del signor G.M. che le scrive, che è stato valutato 2-3 volte al giorno durante la permanenza in Pronto Soccorso e ha ricevuto tre consulenze specialistiche documentate nel Verbale di Pronto Soccorso". Nel comunicato stampa inviato come replica all'intervista pubblicata su Tpi.it, la struttura sanitaria ci tiene a rimarcare il proprio ruolo nel complesso tessuto di ricerca e cura delle malattie: "Poiché Ospedale San Raffaele è un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) implementa protocolli di ricerca che prevedono diversi studi clinici mirati a valutare l’efficacia di differenti terapie potenzialmente utili per Sars-CoV2. I pazienti pertanto possono essere coinvolti in trial clinici specifici, sempre previa lettura e firma di un consenso informato e dopo accurata selezione e valutazione clinica".

L'Ospedale San Raffaele, quindi, rivendica la serietà e l'efficacia dei protocolli sui pazienti che acconsentono alle cure sperimentali: "Tale arruolamento in studi clinici è da considerare un’opportunità per i pazienti che prima di altri possono beneficiare di strategie terapeutiche innovative per il trattamento di questa malattia. In questa fase di emergenza i parenti vengono contattati dal personale non appena possibile e quasi quotidianamente per gli aggiornamenti sui pazienti ricoverati".

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