Scelta che spiazza ma affascina

La Chiesa vuole aprirsi ai cambiamenti

Scelta che spiazza ma affascina

Disorientato. Questo è il sentimento che provo nell'ascoltare le parole del Pontefice sull'aborto, sulla sua «non punibilità» affidata al sacerdote che incontra il fedele. Nessun disorientamento se la «non punibilità» rientra nella legge dello Stato: ognuno si comporta secondo la propria coscienza, e lo Stato liberale deve consentire la diversità di comportamenti. Ma un fedele? Certo, mi sbaglierò, ma è come se si dicesse che il comandamento «Non uccidere» possa venire interpretato. E un'interpretazione significa indebolire attraverso l'arbitrio la perentorietà della regola: in questo caso, una regola che è trascendente l'umano. Non uccidere significa non sopprimere una vita. Come è stato spesso discusso, si potrebbe ragionare se e quando un feto sia vita. Ma in proposito le parole della Chiesa sono inequivocabili: il concepimento è all'inizio della vita.

La riflessione scientifica può ampiamente disquisire sul problema dell'origine della vita e suggerire, di conseguenza, gli orientamenti per la formulazione delle leggi dello Stato liberale. Non sono pochi i medici «obiettori di coscienza» che non intendono praticare l'aborto. Medici che rappresentano un punto di riferimento della valorizzazione dei principi cristiani in uno Stato laico. Adesso le parole del Papa sull'aborto renderanno tutto molto più semplice e facile: peccato, pentimento, perdono entreranno in una sfera di valutazione soggettiva perché è interpretabile il comandamento. La Chiesa intende aprirsi ai mutamenti della società proprio come fa da duemila anni.

La dottrina della Chiesa è sempre stata chiara, inequivocabile sull'intangibile sacralità della vita. Negli ultimi 150 anni la nostra politica si è divisa in due grandi orientamenti ideologici sullo sviluppo della società: quello di «destra» e quello di «sinistra». Distinzione che da un punto di vista culturale non funziona ormai da tempo. Altri sono i problemi su cui si dividerà e si scontrerà la nostra società; tra questi, decisivo, è quello dell'ingegneria genetica. Quali sono i limiti oltre i quali la scienza devasta quell'idea di uomo che è alla base della nostra tradizione classica, umanistica, cristiana, cioè occidentale? È chiaro che la risposta ha un senso se si fonda sul concetto di vita, su come s'intenda la vita. Ciò che significa aborto rimanda a ciò che significa vita. Sono in una relazione culturale, scientifica, religiosa. Su un tema così complesso le parole del Papa (mi) disorientano, ma sono anche affascinanti, come lo sono tutte le affermazioni che esprimono l'inclusione, non l'esclusione. Esse lasciano attoniti, pensando a cosa potrà essere accettato dalla Chiesa in materia di ingegneria genetica, mettendo in crisi o rivedendo quei principi, quei valori, quella storia che hanno generato la cultura occidentale, il nostro piccolo «paradiso occidente».

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