Cronache

La scienza semplice e banale di Majorana

Il professor Zichichi risponde all'articolo di Alberoni: con semplicità e fantasia il fisico scoprì i neutrini

Ettore Majorana, il celebre fisico italiano scomparso nel 1938
Ettore Majorana, il celebre fisico italiano scomparso nel 1938

Dopo aver risolto un problema ha scritto Francesco Alberoni su queste colonne i grandi scienziati (Marconi, Fleming) si accorgono che la soluzione era sotto i loro occhi. Il campione assoluto in questo genere di gara fu Ettore Majorana.

Il guaio è quando la soluzione viene declassata a totalmente «banale». Fu così che Majorana, dopo averne parlato con Fermi (1930), non pubblicò il lavoro sulla sua scoperta teorica del neutrone (la particella che mancava per capire l'esistenza dei nuclei atomici). E fu così che Fermi, quando Majorana (1934) gli spiegò i motivo per cui dovevano esistere i neutrini (che oggi portano il suo nome), scrisse un lavoro col nome di Majorana.

Oggi i neutrini di Majorana sono al centro dell'attenzione scientifica mondiale. Se esistono o no, lo sa solo colui che ha fatto il mondo. I neutrini di Majorana sono necessari per avere le tre forze fondamentali della natura (gravitazionali, elettrodeboli, subnucleari) generate da un'unica sorgente, che porta al supermondo, con 43 dimensioni. La sfida può sembrare più ardua.

Immaginare uno spazio-tempo con 43 dimensioni è possibile se usiamo la matematica. Nessuno riuscirà mai a «vedere» con gli occhi della nostra fantasia uno spazio-tempo con 43 dimensioni. Il nostro cervello è fatto ed esiste in quattro dimensioni: una di tempo (che misuriamo con l'orologio Einstein dixit) e tre di spazio (altezza, lunghezza e larghezza, che misuriamo col metro Euclide dixit).

Ci sono almeno sette motivi rigorosamente scientifici che ci portano a formulare l'ipotesi del supermondo. Ne citiamo due.

Se vogliamo spiegare come mai una stella (come il nostro Sole) può emettere le onde elettromagnetiche che ci illuminano e riscaldano è necessario il supermondo.

Se vogliamo spiegare come mai può esistere un satellite, com'è la nostra Terra, che gira attorno al Sole, deve esistere il supermondo.

Se il nostro mondo non avesse le sue radici nel superspazio con 43 dimensioni, se non fossimo figli del supermondo, la luce non potrebbe uscire dal Sole e la Terra dovrebbe stare incollata anch'essa al Sole. Quando scopriremo il supermondo ci accorgeremo che erano banali i motivi per cui non eravamo finora riusciti a scoprirlo. Come mai accade questo? C'è una sola risposta: colui che ha fatto il mondo è più intelligente di noi: scienziati, matematici, filosofi, artisti, nessuno escluso.

Ecco perché la fantasia della scienza batte tutte le altre sorgenti di fantasie.

Diceva Galilei: quello che noi riusciamo a immaginare non va mai oltre quello che abbiamo visto e sentito. È la scoperta scientifica a sapere andare oltre. Nessuno aveva saputo prevedere che se lo spazio è reale il tempo deve essere immaginario.

Ce lo hanno fatto capire le 4 equazioni di Maxwell che sono il risultato di duecento anni di scoperte scientifiche in Elettricità, Magnetismo e Ottica. Ne abbiamo spiegato i motivi su queste colonne.

Il bell'articolo di Alberoni fa nascere il problema della «prima volta». Con il supermondo sarebbe la prima volta che una grande scoperta scientifica viene prevista. Finora tutte le scoperte scientifiche sono venute in modo totalmente mai previsto. Col supermondo ci illudiamo di avere capito tutto al punto da sapere prevedere quello che i nostri posteri dovranno scoprire nei prossimi decenni. E forse secoli.

Il supermondo, infatti, ha un'enorme quantità di dettagli: tutti da scoprire.

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