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"Con il sorteggio perderemo potere"

La "confessione" della presidente di Md Silvia Albano nel 2020 sulla riforma del Csm

"Con il sorteggio perderemo potere"
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Non è la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici che spaventa le toghe rosse. Il vero incubo per la magistratura "militante", quella che interpreta la propria funzione come impegno politico contro il governo, è il sorteggio al Csm, una riforma che sottrae potere politico alle toghe. A dirlo non è il comitato del Sì (o un giornale schierato al referendum per il via libera alla riforma Nordio).

A mettere nero su bianco, il rischio di una perdita di potere politico per i pm, è Silvia Albano, simbolo di Magistratura democratica, la corrente progressista dei giudici, e testa d'Ariete di giornali e tv (da Formigli a Gruber) di sinistra contro l'esecutivo Meloni. Il Giornale è venuto in possesso di un documento inedito dell'Anm nel quale la giudice Albano ha messo agli atti la sua idea sull'uso politico del Csm. Una verità che tutti sanno. Che però solo la giudice Albano ha avuto il coraggio di scrivere su un atto ufficiale. È un verbale dell'Anm del 19 settembre del 2020. Sul tavolo approdano varie questioni, tra cui il crollo di credibilità dell'organo di autogoverno dei giudici dopo le prime notizie sul caso Palamara. Si discute sulle soluzioni da adottare per ridare prestigio al Csm. Le varie correnti dell'Anm si scontrano. Sul tavolo piomba la proposta di un magistrato, Andrea Reale, per l'introduzione del sorteggio per i componenti del Csm e sull'incompatibilità tra Csm e Anm.

Ecco che, alle ore 17 di quel 19 settembre 2020 prende la parola Silvia Albano per verbalizzare la propria contrarierà al sorteggio. Nulla di nuovo. Una posizione che oggi ribadisce sui giornali (l'ultima intervista ieri all'Unità) e in tv. Ma con una piccola differenza di motivazione. Oggi Albano, in pubblico, contesta il sorteggio proposto dalla riforma Nordio, in quanto spazzerebbe via merito e competenza nella selezione delle toghe che dovranno sedere nel Csm. Sei anni fa, nel chiuso delle stanze dell'Anm, vuotava il sacco sui veri motivi del No al sorteggio: la perdita del potere politico per i magistrati. Nel documento in possesso del Giornale, Albano verbalizzava così la sua posizione: "Non condivido la proposta del sorteggio per la deresponsabilizzazione degli eletti che ne deriva, che non avrebbero poi più alcuna responsabilità politica". Viva l'onestà. Ecco il motivo (che i giudici non dicono) sulla battaglia contro il sorteggio al Csm: le toghe perderebbero responsabilità e potere politico. Eppure, in queste ore, Silvia Albano conduce un'opposizione dura contro la riforma, adducendo altre motivazioni. L'11 gennaio scorso, intervistata dal Fatto Quotidiano, la toga, che è anche presidente di Magistratura democratica, puntava il dito contro la riforma: "Nordio e Meloni vogliono sottomettere i giudici alla politica". Peccato però, che sei anni prima aveva un'altra idea sul sorteggio. Non è questione di autonomia o credibilità. Ma semplicemente si contesta una riforma che sottrae potere politico alle toghe. E dunque, va contrastata per questo. Basterebbe ammetterlo. Nel documento Anm c'è un altro passaggio che colpisce: la posizione favorevole al sorteggio nel Csm di Magistratura Indipendente. Oggi la corrente ha cambiato idea.

Eppure quel 19 settembre la giudice Paola D'Ovidio metteva agli atti: "Magistratura indipendente sottolinea l'opportunità di introdurre il sorteggio, atteso che è il momento di un reale rinnovamento". Magistratura indipendente è la fronda che esprime l'attuale presidente Anm Cesare Parodi. Bisogna chiedere cosa sia successo negli ultimi sei anni. Per aver cambiato linea radicalmente sul sorteggio.

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