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Le chat pubblicate dal Giornale finiscono al Garante. Boccia: "Violata la mia privacy"

Il reclamo "riguarda la pubblicazione e la diffusione di presunte chat private che mi riguardano, apparse sia sull'edizione online sia su quella cartacea del quotidiano, senza il mio consenso e senza alcuna base giuridica legittima" spiega l'imprenditrice

Le chat pubblicate dal Giornale finiscono al Garante. Boccia: "Violata la mia privacy"
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Maria Rosaria Boccia annuncia di aver presentato un nuovo reclamo al Garante per la protezione dei dati personali contro Il Giornale, il direttore Tommaso Cerno e la giornalista Rita Cavallaro. Si tratta, spiega l’imprenditrice, del quarto esposto formale depositato presso l’Autorità.

Al centro del reclamo c’è la pubblicazione e diffusione di presunte chat private che la riguarderebbero, apparse sia sull’edizione online sia su quella cartacea del quotidiano. Secondo Boccia, la diffusione sarebbe avvenuta senza consenso e senza una base giuridica legittima.

L’imprenditrice contesta in particolare la natura del materiale pubblicato. "Quello che è stato presentato come materiale proveniente da atti investigativi non è un documento ufficiale, non è un'esportazione forense certificata delle chat, non è un atto protocollato della Procura, ma semplici trascrizioni redatte con comuni strumenti di videoscrittura, prive di qualsiasi valore giuridico. Eppure tali fogli sono stati fatti passare all'opinione pubblica come 'esclusive' tratte da fascicoli giudiziari. Si tratta, a mio avviso, di una grave violazione della privacy e della dignità personale, oltre che di una rappresentazione fuorviante dei fatti".

Nel reclamo l’imprenditrice richiama anche i tre esposti precedenti, che - afferma - non avrebbero prodotto interventi concreti.

Per questo ora chiede al Garante un’azione immediata, con la rimozione dei contenuti contestati, la cessazione del trattamento illecito dei dati personali e l’adozione di sanzioni economiche adeguate nei confronti dei responsabili.

“La libertà di stampa - conclude - non può trasformarsi nel diritto di pubblicare conversazioni private spacciandole per atti ufficiali”.

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