Scuole di arabo e romeno pagate dal comune Pd

A Romano di Lombardia un cittadino su cinque è straniero e per promuovere l'integrazione il sindaco di centrosinistra apre due scuole di lingua

Scuole di arabo e romeno pagate dal comune Pd

Sotto il campanile di Romano di Lombardia, poco meno di ventimila anime nel mezzo della pianura bergamasca, quasi un quarto dei residenti è di origine straniera: 1.184 albanesi, un migliaio di romeni, centinaia di marocchini e indiani.

Per questo il sindaco Sebastian Nicoli, eletto con una lista civica di centrosinistra appoggiata dal Pd, ha proposto l'istituzione di due scuole per l'integrazione degli immigrati, una di lingua araba e una di lingua romena. Da quanto si legge nella delibera di Giunta è "raggiungere nei prossimi 5 anni una progressiva partecipazione delle Comunità migranti e della Comunità rom alla vita attiva della cittadinanza": ad incaricarsene sarà il consigliere comunale Chiara Longhi che, come spiega L'Eco di Bergamo, "ha specifiche esperienze nel settore, la delega per la coesione sociale e l’integrazione dei cittadini stranieri".

Una decisione che ha suscitato le immediate, furibonde, della locale sezione della Lega Nord. "Vediamo un’esaltazione delle diversità a senso unico - lamentano dal Carroccio - Anziché cercare di rafforzare o creare nuovi strumenti per l’insegnamento dell’italiano e delle basi di educazione civica agli immigrati che sono fondamentali per una corretta integrazione, assistiamo increduli alla fantomatica scuola di lingua araba. A chi è rivolta e con quali finalità?"

Tra le varie iniziative per promuovere l'integrazione sono previste la pubblicazione di una guida sulla raccolta differenziata edita in diverse lingue,  la promozione del "vicinato solidale e dell’animazione nei quartieri", oltre a una "giornata delle associazioni migranti". La scuola di lingua araba è in fase di pre-avvio, mentre per quella di lingua romena è già in atto un accordo interministeriale con Bucarest per organizzare lezioni presso la locale scuola elementare.

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