Se il centrodestra trova la quadra

Mancano due giorni alla seduta inaugurale della legislatura. Si parte dai presidenti della Camere: ecco gli scenari possibili

Se il centrodestra trova la quadra

Mancano solo due giorni alla seduta inaugurale della diciottesima legislatura, anche se mai 48 ore sono state tanto lunghe. Di spazio per sorprese e colpi di scena sulla strada che porterà alla nomina dei nuovi presidenti delle Camere, insomma, ce n'è ancora molto. Anche se la giornata di ieri è quella che fotografa qualcosa che all'interno del centrodestra potrebbe essere più di una tregua. Un cessate il fuoco che se diventasse un armistizio potrebbe cambiare gli equilibri in campo anche in vista della partita sul governo che si giocherà di qui ai prossimi mesi. È chiaro, infatti, che se il centrodestra si muoverà davvero come coalizione potrà far valere il suo 37% su tutti i tavoli.

Qualche segnale che il clima si stesse stemperando lo si era colto già lunedì mattina, quando il capogruppo alla Camera di Forza Italia Renato Brunetta aveva a sorpresa deciso di rinunciare a una già annunciata raffica di dichiarazioni contro Matteo Salvini. Poi ci sono state le telefonate e pare un faccia a faccia ieri mattina ad Arcore tra Silvio Berlusconi e il leader della Lega, fino a trovare quella che Umberto Bossi amava definire «la quadra». Il Carroccio e Forza Italia, dunque, dovrebbero giocare la partita delle presidenze delle Camere da alleati, ragionando su un pacchetto complessivo che comprende non solo seconda e terza carica dello Stato, ma anche gli otto vicepresidenti e i sei questori di Montecitorio e Palazzo Madama. Oltre che la candidatura alla presidenza del Friuli Venezia Giulia, dove si voterà il 29 aprile e dove il centrodestra è dato vincente. La trattativa è entrata nel vivo ieri mattina e oggi sarà cruciale il faccia a faccia in programma tra Salvini, Berlusconi e Giorgia Meloni. Difficile, dunque, fare previsioni, anche perché gli scenari cambiano velocemente. Così potrebbe non essere confermato lo schema che a ieri pomeriggio prevedeva una delle due presidenze a Forza Italia (l'altra ovviamente andrà al M5s), con la Lega che avrebbe «compensato» con due vicepresidenze e il candidato governatore del Friuli. Un'intesa che già a tarda sera ha iniziato a scricchiolare, scatenando dubbi e paure di quanti in Forza Italia sono convinti che Salvini sia pronto alla fuga in avanti.

Certo, in un simile quadro, tutto è possibile. Ed è più che plausibile che il leader della Lega ragioni su un eventuale asse con il M5s o su uno scenario di nuove elezioni che gli permetta di lanciare l'opa su Forza Italia. Detto questo, non c'è dubbio che un'operazione simile avrebbe un costo politico, non solo perché Salvini ne uscirebbe come quello che non rispetta i patti (cioè la coalizione con cui si è presentato alle urne) ma anche perché la rottura potrebbe essere politicamente dolorosa nelle regioni del Nord (per le giunte di Lombardia, Veneto e Liguria, ma anche per un elettorato che per buona parte percepisce il M5s come un partito che fa dell'assistenzialismo la sua ragion d'essere).

Insomma, che si possa arrivare allo strappo è nelle cose. Anche se in quel di Arcore si dicono molto ottimisti in proposito, al punto che Berlusconi avrebbe dato mandato a Salvini per trattare «a nome del centrodestra» anche un eventuale governo con il M5s che si concentri su quattro-cinque punti programmatici. E in effetti più di ogni retroscena quel che balza agli occhi della giornata di ieri è la scena con Brunetta e Giancarlo Giorgetti sintonizzati sulla stessa frequenza. «Per le presidenze, i tre leader del centrodestra individueranno insieme un nome o una rosa di nomi», spiega il primo. «Siamo responsabili e continueremo a muoverci come coalizione», gli fa eco il secondo che esclude un governo composto «solo da Lega e M5s». Anche se a tarda notte proprio Giorgetti inizia a vedere qualche ostacolo. «La trattativa sulle presidenze si sta arenando perché i Cinque stelle si sono messi di traverso», confida in privato il Gianni Letta del Carroccio.

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