Politica

Se si scordano Galileo Galilei e leggi razziali

Il potere contro la scienza

Se si scordano Galileo Galilei e leggi razziali

Galileo Galilei sosteneva che «le verità scientifiche non si decidono a maggioranza, l'opinione di mille persone non vale quella di uno scienziato». Questo Galileo, padre della scienza moderna messo al bando perché non allineato al pensiero dei politici dell'epoca.

Quattrocento anni dopo, un nuovo Sant'Uffizio scheda, processa e condanna gli scienziati politicamente non allineati con il pensiero unico grillino. A presiedere la corte è la ministra della Sanità Giulia Grillo, che ha commissionato un dossier sulle tendenze politiche degli accademici membri del Consiglio superiore della sanità, l'organo scientifico che presiede alla salute degli italiani. La scomunica grillina si è così abbattuta su sei membri, dal luminare colpevole di avere operato al cuore Silvio Berlusconi a quello che scrisse sulla Repubblica fino a quello sposato con una magistrata che collaborò con l'ex presidente del Senato Renato Schifani.

L'incarico di indagare sul gotha della scienza medica la Grillo l'ha affidato a una collega, tale Celeste D'Arrando, diploma di tecnico di laboratorio, poi badante e infine, prima di approdare alla Camera, formatrice di addetti ai call center. Un curriculum in linea con quello della ministra, fino a ieri famosa per avere introdotto «l'obbligo flessibile» delle vaccinazioni, un ossimoro che gettò nel caos medici, scuole e famiglie in un colpo solo.

Essere governati, anche sulla salute, da gente così mette i brividi. Prima della Grillo, e dopo il caso Galileo, solo Hitler e Mussolini indagarono sulla comunità scientifica per scremarla in base all'appartenenza politica e religiosa (solo pochi mesi fa, nell'ottantesimo anniversario, i rettori italiani chiesero solennemente scusa per quell'epurazione).

Parlare della Grillo e della D'Arrando è tempo perso, non sono attrezzate per capire la gravità di ciò che hanno fatto. Ma certi silenzi istituzionali non sono meno gravi e non mi sorprenderei se illustri accademici accettassero incarichi nel nuovo Consiglio superiore della sanità da un ministro simile (successe, purtroppo, ai tempi delle leggi razziali). Consoliamoci con due massime.

La prima è di Albert Einstein: «È più difficile scindere un pregiudizio di un atomo». La seconda, molto calzante, è di un comico americano: «Non dedichiamo abbastanza ricerca scientifica per trovare una cura per cretini».

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