Senza memoria

Uno dei vizi di questo Paese è l'assenza di memoria. Abbiamo scordato i 130mila morti degli ultimi due anni per il Covid che continuano ad aumentare, i lockdown, il crollo della nostra economia.

Senza memoria

Uno dei vizi di questo Paese è l'assenza di memoria. Abbiamo scordato i 130mila morti degli ultimi due anni per il Covid che continuano ad aumentare, i lockdown, il crollo della nostra economia. Chi più, chi meno, c'è stato un fenomeno di rimozione collettiva. Una constatazione che non riguarda solo i No-Vax, che almeno hanno l'alibi della stupidità e dell'ignoranza. Anche chi si sta predisponendo ad affrontare la quarta ondata, appagato dai complimenti che gli arrivano dagli altri Paesi che stanno peggio di noi, ha dimenticato una lezione fondamentale che abbiamo imparato a nostre spese in questa pandemia: il tempo è una variabile dipendente nella lotta contro il virus. Nel senso che i tempi di reazione hanno una stretta correlazione con la diffusione del virus. Per essere più chiari le misure adottate oggi potrebbero non bastare domani. Con un corollario frutto dell'esperienza: se si fossero adottati dei provvedimenti prima, probabilmente quelli presi successivamente sarebbero potuti essere meno drastici.

È la storia di questi due anni ed il motivo è semplice: i dati di oggi sul contagio, vista l'evoluzione dei primi sintomi del Covid, fotografano la realtà di 15 giorni fa non l'attuale. La polemica sulla Lombardia, cioè sul ritardo con cui fu decisa la zona rossa nel rimpallo tra governo e Regione all'inizio della pandemia, nasceva proprio da questa constatazione. Ora la situazione è ben diversa, solo che mentre i contagi aumentano, le terapie intensive si riempiono e si accerta che tra i No Vax il numero dei morti è superiore di 9 volte rispetto a quello dei vaccinati. Non andrebbe dimenticata quella lezione. Germania e Austria che l'hanno scordata ora ne stanno pagando le conseguenze.

Speriamo che l'errore non si ripeta pure in Italia, che il governo, senza traccheggiare, decida subito l'obbligo di vaccino. Lo chiede la Confindustria come pure i sindacati. Ma, soprattutto, è un modo per dare un'indicazione definita, chiara, che non lasci spazio a scappatoie. Anche perché altrimenti si rischia di essere costretti ad assumere misure ancor più odiose dal punto di vista dell'immagine come i lockdown per i non vaccinati, foriere di polemiche come quelle sul green pass.

Da che mondo è mondo la chiarezza è sinonimo di sicurezza. E con l'obbligo del vaccino si toglierebbe l'alibi a chi non ha il coraggio di dirsi No Vax e si nasconde dietro la formula, paradossale quanto furbesca, che recita «io sono per il vaccino, ma non per il green pass».

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti