"Altro che malattie pregresse: ecco perché è il Covid che uccide"

Una ricerca tedesca basata su autopsie conferma: si muore a causa del Covid più spesso di quanto accada per le altre patologie. "Le cause dirette non si discutono" "Mortalità importante": ecco cosa ci hanno detto due esperti

"Altro che malattie pregresse: ecco perché è il Covid che uccide"

"Ma è morto per (quindi a causa) il Covid o con (assieme a) il Covid?" Quante volte abbiamo sentito questa domanda, quasi a voler esorcizzare la paura della pandemia e del virus Sars-Cov-2. Sarebbe ora che anche gli ultimi "irriducibili" (tutt'altro che esperti in materia) si convincano che la pandemia non è poco più di un'influenza e che, soltanto in Italia, ha provocato quasi100mila decessi.

La risposta dalle autopsie

L'ultimo in ordine di tempo è uno studio tedesco dell'Università Charité di Berlino appena pubblicato su una delle riviste più prestigiose al mondo, Nature, che mette in luce come, nella maggior parte dei casi, sia il Covid ad uccidere e non le malattie preesisenti: la risposta si è avuta dopo aver eseguito 26 autopsie su tutto il corpo di pazienti (17 uomini e 9 donne) con un'età media di 70 anni deceduti dopo l'infezione del Sars-Cov-2 "valutando sistematicamente le cause di morte e le condizioni di salute preesistenti", scrivono i ricercatori. I pazienti erano stati ricoverati presso il polo ospedaliero della stessa Charitè berlinese o presso un altro ospedale universitario affiliato. Seppur si tratti di uno studio limitato per il numero dei pazienti, la risposta, purtroppo, è stata impietosa: "i nostri risultati rivelano che le cause di morte erano direttamente correlate al COVID-19 nella maggior parte dei deceduti mentre non sembrano essere un risultato immediato di condizioni di salute preesistenti e comorbidità". In pratica, la maggioranza dei pazienti morti hanno ricevuto soltanto "un aggravamento dalla loro situazione da parte delle preesisenti malattie".

"Chiare le cause di morte"

"Le cause dirette di morte qui non si discutono, è un esame autoptico seppur in un numero limitato di pazienti perché è sempre difficile chiedere il permesso per eseguire un'autopsia soprattutto se i familiari sono, ovviamente, devastati dal lutto. In oltre i quattro quinti di questi 26 pazienti, le patologie che hanno portato alla morte sono direttamente o strettamente correlate al Covid", ci ha detto in esclusiva il Prof. Mario Umberto Mondelli, Professore Ordinario di Malattie Infettive all'Università di Pavia e Direttore dell'Unità Complessa di Malattie Infettive e Immunologia del Policlinico San Matteo. Con l'esperto infettivologo, ci siamo fatti spiegare cosa può avvenire quando questo virus colpisce l'organismo umano. "Abbiamo delle complicanze batteriche che si instaurano nel contesto di questa polmonite virale che è stata anche la causa di morte per la maggior parte degli oltre 50 milioni di decessi dell'ondata di influenza del 1918. La complicanza suppurativa (dovuta ad infiammazione, ndr) del polmone, cioè quella sostenuta da batteri, è una concausa importante di morte ma il patogeno che innesca il processo di morte è il Sars-Cov-2. La polmonite inizia come polmonite interstiziale, non coinvolgendo direttamente gli alveoli. Ma poi, la morte del tessuto polmonare crea ampie zone di scomparsa del tessuto stesso che crea le condizioni per un diffuso danno alveolare".

Covid, una malattia sistemica

Il nuovo Coronavirus provoca danni che a volte si rivelano irreversibili: purtroppo, l'infezione non riguarda soltanto i polmoni ma è una malattia sistemica, che colpisce cioè diversi organi del corpo umano. È questo il motivo che lo rende così letale. Il lavoro dei ricercatori tedeschi mette in evidenza l'insufficienza renale ma anche le comorbidità, cioè le patologie preesistenti, che "aiutano" il virus a rendere il sistema immunitario ancora più fragile ed esposto. "Tutti i pazienti esaminati avevano ipertensione, stile di vita erroneo dovuto al fumo di sigaretta, il consumo di alcol che provoca danni cardiaci e al fegato che può anche soffrire in queste condizioni. L'obesità, poi, porta più rapidamente al ricovero ma non è una causa indipendente di morte. E poi, l'iperglicemia è un dato molto frequente in pazienti ricoverati con patologia grave", afferma Mondelli.

"Il virus uccide inaspettatamente". Quindi, per gli scettici, si può morire per causa diretta del Covid? "Posso garantire che il virus uccide rapidamente ed inaspettatamente - aggiunge l'infettivologo - quando ero di guardia in pronto soccorso a Pavia ed arrivava qualche paziente al quale si cominciavano a fare i primi prelievi ed ossigenarlo, capitava di vedere davanti ai nostri occhi una morte improvvisa dovuta, ad esempio, ad arresto cardiaco improvviso e non si riusciva a rianimare il paziente nonostante i rianimatori fossero sempre presenti. In ogni caso, bisogna guardare con cautela questo lavoro scientifico perché si basa su un numero limitato di pazienti".

"Mortalità importante"

"Il problema lo sappiamo: abbiamo più volte detto in questi mesi che l'impatto che ha il Covid in termini di mortalità è assolutamente importante, ovviamente da relazionare a quelli che sono i fattori di rischio rispetto all'età: sappiamo che sotto i 55 anni Covid dà molti problemi ma la mortalità è bassa; al contrario, negli Over 80 la mortalità in alcune aree rischia di arrivare al 35-40%", afferma in esclusiva al nostro giornale il Prof. Andrea Gori, Professore ordinario di Malattie Infettive all'Università degli Studi di Milano e Direttore di Unità Operativa Complessa del Policlinico di Milano, che ci spiega come le morti a causa del virus abbiano due diversi aspetti: se inizialmente Sars-Cov-2 dà un'elevata replicazione virale, nelle fasi più avanzate "il suo ruolo è quello di innescare un meccanismo di iperattivazione del sistema immunitario che ne comporta una cascata citochinica che è causa di tutte quelle comorbità tipiche delle fasi più gravi di Covid - afferma l'infettivologo - Parlo delle problematiche della coagulazione ma soprattutto quelle legate ad insufficienza respiratoria grave che rappresentano la causa più importante di morte in questi soggetti. Lo studio di Nature evidenzia il ruolo di Sars-Cov-2 nel fare da trigger (cioè innescare, ndr) della risposta immune ed il risultato può comportare una serie di problematiche sistemiche".

Cosa è accaduto a Bergamo: lo studio italiano

Il Prof. Gori ci ha detto che, durante la prima fase di malattia, i morti nelle case di cura della provincia di Bergamo hanno raggiunto il 25% sopra gli 80 anni, un'enormità, accusando chi ha voluto minimizzare questi decessi perché avvenuti su pazienti anziani ed in presenza di altre patologie. "Chi dice che tanto una persona di 85 anni sarebbe comunque morta fa un'affermazione totalmente ingiustificata, anche eticamente. Le persone sopra gli 80 anni hanno tutto il diritto di concludere nel migliore dei modi la loro vita. Il Covid, che è stato la causa di morte di così tante persone anziane, penso sia un disastro dal punto di vista epidemiologico ed un impoverimento della nostra cultura e della nostra società". Un lavoro italiano pubblicato al termine della prima ondata pandemica su TheLancet (qui l'articolo originale) ha ottenuto riscontri pressocché uguali a quello tedesco di cui abbiamo parlato: l'autopsia su 38 pazienti deceduti tra il 29 febbraio ed il 24 marzo scorso all'Ospedale Luigi Sacco di Milano (20 autopsie ) e all'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (18 autopsie), ha dimostrato come tutti i pazienti siano deceduti a seguito di una grave polmonite interstiziale causata dal virus.

Ecco come uccide il virus

"I risultati sono molto simili, il virus uccide direttamente - afferma Mondelli - In qualche caso può uccidere per immediato arresto cardiaco perché infetta anche il tessuto miocardico. Non dimentichiamo che il virus crea delle infiammazioni vascolari e trombosi che sono causa di morte ma è il virus che le innesca". Dello stesso parere anche l'altro esperto che abbiamo intervistato, il Prof. Gori, che spiega come "una persona con uno scompenso cardiaco importante, se contrae il Covid, ha buone probabilità di morire per scompenso cardiaco. Ma questo scompenso è aggravato ed acuito dal virus: se non l'avesse contratto, lo scompenso cardiaco avrebbe consentito alla persona di continuare a vivere", afferma Gori. Quindi, se le persone muoiono per qualche comorbidità presente prima di Covid, non vuol dire che il Covid non abbia avuto un ruolo. "Il lavoro di Nature va proprio in questa direzione: il ruolo che il virus ha nel peggiorare la patologia di base è essenziale. Attenzione a sottovalutare il ruolo di Covid anche nel peggiorare le condizioni di base di una persona che ha anche comorbidità".

Il numero dei decessi in Italia. Ma perché l'Italia è una delle nazioni mondiali con il più alto tasso di mortalità? "Il virus che circola in Italia non è diverso da quello che circola in altri Paesi europei e nel mondo, anzi: le varianti hanno una minore frequenza e non si sono ancora diffuse così capillarmente - afferma il Prof. Mondelli - Ritengo, però, che la mortalità da noi sia elevata per due motivi: l'affollamento in rianimazione a causa del mancato investimento in numero di posti letto per molti anni per i tagli che sono stati imposti alla Sanità dai vari governi e per la popolazione anziana che difficilmente riesce a superare una situazione di ricovero in rianimazione quando diventa sempre più difficile. C'è una combinazione di fattori".

Infine, chi guarisce deve fare i conti con "Long Covid" (di cui ci siamo occupati con questo Focus). "È una situazione molto misteriosa che potrebbe essere la conseguenza di localizzazioni extra polmonari del virus come accade nel cervello: è stato dimostrato che c'è la sua presenza e potrebbe causare nebbia mentale, una capacità di scarsa concentrazione e profonda stanchezza pur respirando bene. Ci sono situazioni molto vaghe ma che dobbiamo affrontare perché riguardano il 20% della popolazione che ha avuto il Covid, sia persone ricoverate che non", conclude Mondelli.

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