Pd e Caritas scaricano i profughi davanti alla prefettura: "Non li vogliamo più"

La Caritas scarica gli immigrati al prefetto senza alcun preavviso. Il Comune non li ospita: "Non fruttano i 35 euro". E il mediatore se ne va perché finito il turno

Pd  e Caritas scaricano i profughi davanti alla prefettura: "Non li vogliamo più"

Non è la prima volta che li lasciano senza ospitalità. Il partito di Matteo Renzi si (auto)definisce campione dell'accoglienza, ma oggi il sindaco Pd di Biella, Marco Cavicchioli, ha dato mandato alla Caritas di scaricare 9 pakistani di fronte alle porte della Prefettura. Senza avvisare. E senza apparente motivazione. Se non quella rilasciata dal mediatore culturale al dirigente d'Area della Prefettura, dott. Davide Garra: "Mi ha detto che il Sindaco ha dichiarato alla Caritas che non intendeva più ospitare queste persone presso la sede Atap. E che ha invitato la Caritas stessa a portarli stamattina davanti alla prefettura. Questa è la verità."

I 9 profughi pakistani sono arrivati a Biella nei giorni scorsi. L'afflusso di migranti dal Pakistan (ormai a quota 64) sta mettendo alle corde le possibilità di accoglienza della città piemontese. Questi arrivi, infatti, sono fuori da ogni circuito istituito dal ministero dell'Interno e non rientrano dunque nelle quote che Roma e i centri di smistamento inviano alle Prefetture. E' probabile che ci sia qualcuno a Biella (casi simili si sono verificati a Torino, Macerata e Modena) che sta invitando i migranti a dirigersi in questi centri.

Nei mesi scorsi era nata una polemica tra il comune, la Caritas e la Lega Nord, che accusava il sindaco di lasciar dormire i pakistani nei giardini. L'on. Roberto Simonetti, il consigliere Giacomo Mascarola e il segretario provinciale Michele Mosca si erano procurati di assicurargli almeno un pasto. In tutta risposta, il Comune aveva trovato alcune strutture provvisorie, precisando però che non fosse compito suo gestire l'accoglienza.

Così, quando due giorni fa questi 9 pakistani sono arrivati a Biella, il sindaco ha pensato di ospitarli nell'ex sede Atac. Poi però ci ha ripensato, scaricandoli insieme alla Caritas davanti alla porta della prefettura. Il motivo? Impossibile non pensare al fatto che in quel modo nessuno avrebbe potuto intascare i 35 euro.

A confermarlo indirettamente è il vicesindaco Diego Presa, che a ilBiellese.it ha dichiarato: "Con Caritas abbiamo scelto la strada di farli portare in Prefettura per l'identificazione e perché venissero inseriti nei Piani di accoglienza". Insomma, predica accoglienza e razzola male. Perché inserirli nei piani di accoglienza significa appunto assicurarsi i 35 euro. Con cui la cooperativa "Il Filo da Tessere" (al cui interno si trova Caritas) si assicura ingenti entrate.

Questa volta, però, gli è andata male. La Prefettura si è infatti organizzata rapidamente e in maniera ottimale per trovare un luogo dove convogliare i 9 pakistani senza casa, ma a quanto ci risulta li ha affidati ad un'altra cooperativa ("La Nuvola").

Non finisce qui. Come riportano i presenti, infatti, alle 12, nel pieno dell'emergenza che vedeva impegnate le autorità per capire cosa fare dei pakistani, il mediatore culturale inviato dalla Caritas se ne è andato perché "aveva finito il turno". "Bell'esempio di carità cristiana - dice Michele Mosca - si riempono la bocca di belle parole e poi fanno l'esatto opposto".

"Bisogna precisare bene - continua il Barra - Ho letto una notizia del settimanale della Diocesi di Biella in cui si sotiene che il Comune li avrebbe mandati qui per farli identificare. Ma è un falso. Queste persone si sono già identificate da sole, cioè si sono presentate in Questura nei giorni scorsi. Il Comune li aveva accolti e ora ha deciso di portarli qui. E noi abbiamo trovato loro una sistemazione".

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