"Troppo formosa". Boldrini&Co. vogliono abbattere la statua

"È un'offesa alle donne e alla storia che dovrebbe celebrare" scrive su Twitter Laura Boldrini, mentre Monica Cirinnà e l'ex senatrice Manuela Repetti chiedono che la statua venga rimossa

"Troppo formosa". Boldrini&Co. vogliono abbattere la statua

"Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!". È il famosissimo ritornello di una delle più celebri poesie risorgimentali, La spigolatrice di Sapri, composta da Luigi Mercantini in memoria dell'impresa tentata da Carlo Pisacane nel 1857. Sabato a Sapri, in Provincia di Salerno, è stata inaugurata la nuova statua in onore della Spigolatrice, che come viene descritta dal sindaco della città campana Antonio Gentile, è "un’opera di pregio artistico realizzata dall’artista Cilentano Emanuele Stifano, finanziata dalla Fondazione Grande Lucania, dal Parco Nazionale del Cilento Vallo Diano e Alburni e dal Comune di Sapri e illuminata dall’architetto Iolanda Fortunato e dall’ingegnere Marco Frascarolo di grande valenza turistica che arricchisce la nominanda passeggiata Luigi Mercantini". Ma non tutti hanno apprezzato. Nell'epoca del politically correct e di questa noiosissima ondata censorea e moralistica che investe tutto l'occidente - e che parte da sinistra, è bene ricordare - anche una donna ritratta con troppe forme può apparire per qualcuno offensiva e sessista.

La polemica: "Abbattete quella statua sessista"

A scatenare la polemica è l'ex senatrice del Gruppo Misto Manuela Repetti. In un intervento pubblicato sull'Huffpost, Repetti si dice "inorridita dalla inaugurazione" della nuova statua, tanto da suggerire di "abbatterla" sull'onda della cancel culture. Quale sarà la gravissima colpa di questa statua, appena inaugurata? Ebbene, scrive l'ex senatrice, "la nuova statua (perché ne esisteva già un’altra ben più conforme alla sua storia e al suo ruolo)" si mostra con un "abito succinto, trasparente e con un atteggiamento provocante e lascivo" suggerendo di guardarle il "bel sedere in mostra, tondo e perfetto, nel caso qualcuno non lo avesse notato". Ovviamente dopo il sedere, prosegue, "il mio occhio è finito sui partecipanti: c’era chi sembrava quasi imbarazzato, almeno spero... chi sembrava fosse rapito dalle curve marmoree della statua (e non gli si può fare colpa)… e chi con la mano sul petto da quell’immagine riusciva a trarre un sentimento di patriottismo". Una donna sensuale? Che scandalo! Il commento della ex senatrice ha scatenato, a sua volta, un dibattito sui social, fra chi non trova nulla di così lascivo e provocante nell'opera e chi, invece, sostiene la tesi di Repetti.

Anche le solite Boldrini e Cirinnà si scagliano contro la statua sessista. "È un'offesa alle donne e alla storia che dovrebbe celebrare - scrive su twitter l'ex presidente della Camera Laura Boldrini -Ma come possono perfino le istituzioni accettare la rappresentazione della donna come corpo sessualizzato? Il maschilismo è uno dei mali dell'Italia". "A Sapri uno schiaffo alla storia e alle donne che ancora sono solo corpi sessualizzati. Questa statua della Spigolatrice nulla dice dell'autodeterminazione di colei che scelse di non andare a lavoro per schierarsi contro l'oppressore borbonico. Sia rimossa!", chiede la collega di partito Monica Cirinnà.

Il sindaco di Sapri difende la statua: "Opera realizzata con maestria, impeccabile"

A difendere l'opera ci ha pensato lo stesso sindaco di Sapri. "La nuova statua della Spigolatrice di Sapri - osserva -è stata realizzata con maestria e impeccabile interpretazione dall’artista cilentano Emanuele Stifano. Trovo, invece, oltremodo violento, a tratti sessista e offensivo per la nostra comunità da sempre impegnata contro tutte le violenze di genere l’articolo dell’ex senatrice Manuela Repetti sull’huffingtsonpost.it di oggi". Nell’articolo, scrive, "oltre a mostrare scarsa conoscenza della storia locale e della storia dell’arte" incita "all’abbattimento della nuova statua come è avvenuto, purtroppo, recentemente in altri Paesi privi di Democrazia o in passato con la censura". Che brutta e triste epoca quella in cui la bellezza femminile diventa sinonimo di sessismo per colpa di un movimento ideologico retrogado e moralista. Un'ideologica che si basa sull'abbattimento delle statue e la cancellazione della storia, come nei peggiori regimi.

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