Start up o "start down"? Cinque indizi per capire quando è una bufala

Progetti imprenditoriali abortiti, promesse mai mantenute. Ecco il vademecum per stare alla larga da lanci societari senza futuro

Cos'è una start up? Un progetto che sta per nascere tra grandi promesse ma che a volte, anzi spesso, viene abortito tra altrettante disillusioni.

Quali sono però gli indizi che ci fanno capire sia meglio abbandonare fin da subito la strada intrapresa? Innanzitutto il primo campanello d'allarme è la non reperibilità dei presunti imprenditori. Cerchi i loro nomi su Google ma non li trovi. Chi c'è a monte di tutto questo? Chi ci mette i soldi? Mistero. Il pesce comincia a puzzare dalla testa, dicono a Napoli.

Imprenditori uguale società. Peccato che quando chiedi informazioni sul gruppo nascituro la risposta è rituale: "La società non è ancora stata costituita". Intanto passano giorni, settimane, mesi. E cosa stia accadendo dietro le quinte, se mai ci siano veramente le quinte, vallo a sapere.

Attenzione ai comunicati stampa, che sembrano annunciare il progetto del secolo ma, in realtà, tra le righe leggi parole, parole, parole. Verba volant, scripta manent. Ma se al verbo scritto non seguono i fatti, tanto vale.

La location. Dove e come sorgerà questa benedetta società? Affitto o proprietà poco importa, del resto sono affari tra locatore e conduttore o venditore e acquirente. Semmai è quando ti forniscono un indirizzo e il giorno dopo te ne danno un altro che bisogna cominciare a pensar male.

Ultimo segnale premonitore è il motivo innovativo per cui la start up sarebbe stata concepita. In un sistema imprenditoriale come quello italiano, saturo di iniziative imprudenti e poco originali, perché mai lanciarsi nell'ennesima avventura senza magari aver prima condotto un'attenta indagine di mercato? Ecco allora che la start up si rivela una start down. Game over. Del resto, troppi imprenditori che si autoproclamano tali si divertono a giocare con il nulla.

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