Stiamo con le divise. Troppa tolleranza ​genera l'arroganza

Quando capita che i delinquenti reagiscono violentemente, carabinieri e poliziotti si trovano ingessati dal timore delle conseguenze

Stiamo con le divise. Troppa tolleranza ​genera l'arroganza

Aggressioni, stupri, risse. E poi rivolte violente dove a farne le spese sono troppo spesso le forze dell'ordine chiamate a riportare la calma. Una cronaca ormai quotidiana alla quale siamo stufi di assistere. Una situazione che si è creata per l'incontrollabile ondata di migranti che è sbarcata nel nostro Paese, profughi o clandestini che siano. Sono troppi, stipati in centri di accoglienza inadeguati o in quartieri ghetto dove sono loro a dettare legge, minacciando troppo spesso la sicurezza nelle nostre città. Ma soprattutto mettendo a repentaglio la vita di carabinieri e poliziotti costretti ogni volta a fronteggiare un'emergenza che si poteva evitare. E i fatti di ieri nella tendopoli di Rosarno ne sono la dimostrazione concreta. Una lite tra due migranti per futili motivi con l'intervento di un carabiniere per sedare gli animi. Com'è finita? Che uno degli extracomunitari ha accoltellato tre volte il militare, il quale non ha potuto fare altro che estrarre la pistola e sparargli per difendersi. Il migrante è morto e l'appuntato Antonino Catalano ora è indagato, anche se nessuno potrà negargli la legittima difesa. E ci mancherebbe altro. Ma non illudiamoci. Ormai difendersi in Italia è diventato politicamente scorretto. Ne sanno qualcosa i tanti cittadini che hanno reagito quando si sono trovati dei rapinatori in casa. E poi hanno dovuto pure affrontare un'odissea giudiziaria, quasi avesse più diritti un criminale che viola la tua proprietà di te che la difendi. Ma la cosa più grave è che a subire queste tribolazioni sono molto spesso anche i rappresentanti delle forze dell'ordine, sempre in prima linea a fronteggiare criminali, terroristi, trafficanti.

E quando capita, come accade spesso, che i delinquenti reagiscano violentemente, carabinieri e poliziotti si trovano ingessati dal timore delle conseguenze. E quegli attimi possono essere fatali. Tutta colpa di regole che impediscono loro di fare il proprio lavoro, cioè mantenere sicuro il nostro Paese. Non fraintendeteci, non invochiamo il Far West né degli sceriffi sparatutto. Chiediamo solo che i tutori della legge possano svolgere i loro compiti in serenità, senza avere una spada di Damocle sempre sospesa sul capo. La troppa tolleranza porta solo all'arroganza di chi vìola le leggi ed essere un po' più severi non solo è un deterrente, ma fa rinascere quella sensazione di sicurezza ormai perduta da troppo tempo. Questo non significa che siano ammessi gli abusi ma soltanto che le forze dell'ordine siano sempre autorizzate a dare risposte adeguate alle minacce che devono affrontare. Non basta. Devono avere anche gli uomini, le risorse e gli strumenti adatti per combattere le emergenze. Perché oltre a essere servitori dello Stato sono anche coloro chiamati a difendere i cittadini.

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