Strage di Bologna, perizia: "I resti non sono di Maria Fresu"

Potrebbero appartenere a due vittime già note i resti riesumati lo scorso marzo. L'esame del Dna, infatti, ha escluso l'appartenenza dei resti alla donna. Lo ha stabilito la perizia tecnica esplosivistica

Strage di Bologna del 2 agosto 1980

Si riapre il giallo sulla strage di Bologna, del 2 agosto 1980. Secondo le analisi del Dna, infatti, i resti riesumati, in particolare una mano e una parte del volto, non sarebbero di Maria Fresu, una delle vittime della strage.

È quanto emerge dalla perizia tecnica esplosivistica, disposta dalla Corte d'assise di Bologna, nel corso del processo all'ex Nar Gilberto Cavallini, imputato per concorso nella strage. I reperti organici riesumati lo scorso 25 marzo, conservati nel cimitero di Montespertoli, a Firenze, non sarebbero riconducibili alla Fresu, come aveva già anticipato AdnKronos, lo scorso 14 ottobre. I profili dei campioni esaminati, infatti, non sono sovrapponibili al Dna dei parenti della donna. I resti apparterrebbero, invece, a due donne diverse, probabilmente altre due vittime note della strage. È possibile anche che la salma di Maria Fresu, tra i deceduti censiti, sia stata collocata in altre tombe, a causa della difficoltà di riconoscimento. Ma oggi, rivela la perizia, "per ritrovare le parti della povera Maria Fresu non ci sono soluzioni praticabili".

I legali dei terroristi imputati, però, avrebbero fatto emergere l'ipotesi che la salma trovata nella bara non apparterrebbe a due vittime già note. Potrebbero infatti corrispondere ai resti di una 86esima vittima, magari una terrorista palestinese, a sostegno di un'ipotesi (più volte smentita dalle indagini) del coinvolgimento di terroristi internazionali.

La perizia ha evidenziato anche che l'esplosivo usato a Bologna è stato "sicuramente di origine bellica, frutto dello scaricamento di munizionamento militare". Infatti, nell'esplosivo usato per la strage erano presenti Tnt e Rdx, oltre alla dinamite gelatina, per cui "la scelta cade o sul Compound B", un esplosivo usato della seconda guerra mondiale, o "meno probabilmente sulla Tritolite".

Infine, la perizia precisa che l'interruttore trovato ai Prati di Caprara "parrebbe non avere un ruolo nell'evento del 2 agosto 1980". Tuttavia, si precisa, "resta convizione di chi scrive che fosse doveroso investigare approfonditamente sull'oggetto, visto che presenta similitudini con ordigni ritrovati, ed in ogni caso era frequente l'uso di sicurezze di trasporto".

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