"Pronto, ho fatto la cosa più orribile...": la telefonata choc

Due carabinieri hanno tentato per una ventina di minuti di far desistere l’uomo dal premere il grilletto contro se stesso

"Pronto, ho fatto la cosa più orribile...": la telefonata choc

Un’ultima telefonata prima che il killer della strage familiare di Licata premesse il grilletto contro se stesso per togliersi la vita, dopo che aveva ucciso il fratello, la cognata e i suoi nipotini. Due carabinieri, il brigadiere Angelo Cuttaia e il tenente Carmelo Caccetta, hanno tentato in tutti i modi di far desistere Angelo Tardino, 48 anni, da quel gesto estremo. Senza però riuscirci. Per circa una ventina di minuti hanno parlato con l’uomo, lo hanno ascoltato, e hanno cercato di puntare sull’amore che provava per i suoi figli. L'omicida, come riportato dal Corriere, durante la telefonata ha pianto più volte.

La telefonata disperata della moglie del killer

Con voce sconvolta, la moglie di Angelo Tardino ha chiamato la Centrale verso le otto del mattino dando l’allarme e informando l’operatore riguardo la strage della famiglia di suo cognato, Diego Tardino. L’assassino, dopo aver puntato l’arma contro il fratello uccidendolo, si era scagliato anche contro la moglie e i figli della vittima. Poi era tornato a casa e aveva incontrato la consorte, Mariella, alla quale aveva detto: “Li ho ammazzati tutti, ora mi vado ad uccidere”. Salito a bordo della sua auto aveva quindi messo in moto ed era sparito. La donna aveva subito preso il telefono per dare l’allarme e chiedere aiuto: “Cercatelo, vi scongiuro...”.

A quel punto diverse volanti si erano messe alla caccia del killer, raggiunto al telefono dal brigadiere Cuttaia, 52 anni, padre e nonno, in grado di tentare un colloquio con l’uomo. “Non so nemmeno perché l’ho fatto. Non mi rendo conto, mio fratello, sua moglie, i bambini... Come ho potuto, anche se le liti... Non ho diritto di fare vivere i miei figli con un padre assassino. Ora mi sparo...”, ha detto subito Tardino al militare. Il brigadiere di tutta risposta gli ha ricordato proprio i suoi figli, che sarebbero rimasti senza il padre: “Ho anch’io due figli e non possiamo permetterci di farli vivere senza di noi”. “Ma ho fatto la cosa peggiore al mondo, uccidere un fratello. Non merito di vivere. E non voglio finire in carcere...”, ha risposto l’uomo ripercorrendo forse con la mente ciò che aveva fatto.

L'ultimo tentativo e poi lo sparo

“La situazione è tragica, ma hai una famiglia. Se ti consegni, se vieni qui, tu ci sarai sempre per tua moglie, i bambini. Comunque, li vedrai crescere e loro hanno diritto a sapere che il padre esiste”, ha tentato il brigadiere. “Nessuno mi perdonerà mai...”. “Esistono le attenuanti. Tu parli con noi, con me, e vediamo...”. E ancora: “Non merito di vivere. Lo so. Ma non trovo il coraggio di uccidermi”. “Tu devi trovare il coraggio di vivere”, l’ultimo appello del brigadiere a quell’uomo che si era lasciato andare a un pianto a dirotto. Una manciata di secondi in cui Cuttaia ha passato il telefono al tenente.

Intanto i colleghi, guidati dal capitano Augusto Petrocchi, erano riusciti a localizzare l’auto. Il tenente ha continuato a parlare con Tardino proponendogli un incontro, solo loro due, senza pistole:“Adesso parla con me. Sono in abiti borghesi, ti raggiungo dove vuoi, da solo, senza armi...”. Nonostante l’uomo continuasse a dire di non farcela a vivere, Caccetta seguitava a cercare di fare leva sull’amore di un padre per i suoi figli: “Hai l’obbligo di vivere. Ogni mattina i nostri figli ci dicono ‘torna a casa’. E noi sappiamo che dobbiamo farcela per loro. Pure tu...”. Ancora un pianto a dirotto dall’altra parte della cornetta e poco dopo la conversazione termina, interrotta da uno sparo. Agonizzante, l'uomo è stato soccorso trasportato in elisoccorso all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. Arrivato nella struttura ospedaliera è però finito in coma irreversibile e poco dopo è morto.

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