Studente morto in gita, spunta un messaggio in chat: "Così Domenico è volato giù"

Una chat di Whatsapp trasmessa a Chi l'ha visto: "Si fa tenere per le braccia e vola giù. Gli amici non hanno detto nulla a nessuno e son tornati in stanza"

Studente morto in gita, spunta un messaggio in chat: "Così Domenico è volato giù"

"Se ti racconto cos’è successo ieri mattina in hotel non ci credi". Il messaggio risale a martedì 12 maggio. È stato inviato il giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Domenico Maurantonio, lo studente di Padova trovato morto la mattina del 10 maggio a Milano dopo essere precipitato qualche ora prima dalla finestra del quinto piano dell’Hotel Leonardo dove era ospite con la classe per una visita ad Expo. Quello che segue nella chat del telefonino è drammatico, violento e allarmante. Perché viene raccontata, come se nulla fosse, la morte del ragazzo.

La conversazione su Whatsapp riguarda Maurantonio, anche se il suo nome non compare mai. La schermata è stata resa pubblica a Chi l'ha visto. Un anonimo testimone, probabilmente presente la notte in cui il ragazzo è morto, ha scritto tutto quello che è successo in un messaggio. "L’altra sera dei ragazzi di una scuola di Padova son venuti da noi in hotel... di notte si sono ubriacati da fare schifo e hanno deciso di fare degli scherzoni sui corridoi dell’hotel. il “migliore” di questi scherzi - si legge nel messaggio - è stato defecare per il corridoio del quinto piano... non contento, uno di questi per fare il figo decide di mettersi sul cornicione per farla dalla finestra... quindi si fa tenere per le braccia dagli amici e ad un certo punto vola giù. Morto. Gli amici non hanno detto nulla a nessuno e son tornati in stanza...". E l'altro, in tutta risposta, ride: "Ahahahahahah".

Chi ha diffuso questo messaggio, secondo gli investigatori, "non è un testimone diretto dell'accaduto, né ha saputo indicare un testimone diretto. Ha raccolto un pettegolezzo e lo ha diffuso sui social network e su whatsapp", ha dichiarato il dirigente della squadra mobile Alessandro Giuliano. L'investigatore ha puntualizzato che chi ha scritto è stato ascoltato come testimone e ha detto che "lui non ha avuto percezione diretta di questa ricostruzione e che nessuno che lui sappia indicare ha avuto percezione diretta di questa ricostruzione. Non abbiamo trovato nessuno nemmeno che ci dica "l'ha visto mio marito, mio cugino...". Giuliano ha, inoltre, puntualizzato che dai telefoni dei compagni di scuola del 19enne "non è emersa alcuna foto che permetta di stabilire se il segno trovato sul braccio del ragazzo fosse presente già prima della gita".

Intanto è emerso che mutande e pantaloncini del 19enne sono stati trovati accanto al suo cadavere. Un elemento che sembrerebbe andare nella direzione della goliardata tra compagni di classe finita tragicamente.

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