Tangenti Saipem Algeria, assolti tutti gli imputati

La Corte d'Appello assolve Saipem e i vertici Eni, perché "il fatto non sussiste". Revocata la confisca dei 197 milioni di euro

Tangenti Saipem Algeria, assolti tutti gli imputati

Nessuna tangente in Algeria. La Corte d'Appello di Milano ha assolto tutti gli imputati accusati di corruzione internazionale. Al centro del processo il presunto pagamento di 197 milioni di euro di tangenti in Algeria, per far ottenere a Saipem appalti da oltre 8 miliardi di euro, per permettere a Eni di riceve l'autorizzazione da parte del ministro dell'Energia algerino per acquistare la società titolare dei diritti per lo sfruttamento del giacimento di gas.

La Corte, oltre a confermare l'assoluzione per l'attuale presidente del Milano, Paolo Scaroni, ex numero uno di Eni, ha ribaltato la sentenza del 19 settembre 2018, che aveva dichiarato colpevoli di corruzione internazionale Farid Noureddine Bedjauoi, braccio destro dell'ex ministro dell'Energia algerino e gli intermediari Samyr Ouraied e Omar Habour. Assolti anche l'ex direttore operativo di Saipem, Pietro Varone, e l'ex amministratore delegato, Pietro Tali, l'ex direttore finanziario, Alessandro Bernini, che era considerato colui che riciclava le mazzette e il manager Eni Antonio Vella.

La sentenza, per Saipem, significa anche la revoca della confisca dei 197 milioni di euro, che erano stati sequestrati come somma della presunta corruzione. I giudici della Corte d'Appello di Milano sostengono che "il fatto non sussiste" e richiama l'insufficienza di prove.

"L'assoluzione era già stata pronunciata in primo grado e davanti al gup", ha affermato il legale di Paolo Scaroni, ai tempi ai vertici dell'Eni. "Credo- ha aggiunto- che possiamo mettere la parola fine a questa vicenda complicata".

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