Praticavano la pesca di frodo. Ora sono accusati di disastro ambientale

Dopo le indagini durate un anno, sono state arrestate cinque persone che praticavano la pesca di frodo

Pescavano utilizzando veri e propri ordigni bellici, per questo cinque persone, a Taranto, sono finite in manette con l'accusa di disastro ambientale. A dare esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare la guardia costiera e gli agenti della guardia di finanza di Taranto. I cinque sono stati tutti sottoposti agli arresti domiciliari.

L’operazione dei militari è stata denominata “Tritone” ed è stata messa a segno questa stamattina, su disposizione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Taranto. A coordinarla la locale procura della Repubblica del capoluogo pugliese. Le indagini sono iniziate dopo il rinvenimento ed il sequestro di sette chili di materiale esplosivo, in particolare di nitrato di ammonio e di alcuni pezzi di tritolo, nelle adiacenze della banchina di ormeggio dei pescherecci nel borgo antico di Taranto. Sono state, così, attivate articolate e complesse indagini, anche tecniche, eseguite, a partire dal mese di novembre dello scorso anno, dalle fiamme gialle e dalla capitaneria di Taranto, che hanno consentito di ricostruire nel dettaglio l’attenta e complessa organizzazione sottesa all’esercizio dell’illecita pesca con esplosivi, nei mari del capoluogo pugliesi, ricchi di biodiversità da tutelare.

A sostegno delle tesi degli investigatori, nel corso delle indagini, durate circa cinque mesi, sono stati sequestrati cospicui quantitativi di pesce illegalmente pescato, la cui origine delittuosa è stata, di volta in volta, confermata dal personale medico del servizio veterinario dell’Asl di Taranto.

Ai destinatari delle misure cautelari, vengono attribuiti “ecoreati”, in particolare i delitti di “inquinamento ambientale” e “disastro ambientale”, per aver alterato in modo significativo e misurabile l’equilibrio di un ecosistema ricco e complesso come il Mar Piccolo di Taranto e della sua biodiversità, come certificato in passato, all’esito di specifici studi, dal locale Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del CNR. Inoltre, a carico di uno solo degli indagati, è ipotizzato il reato di spaccio di sostanza stupefacente perché trovato in possesso di droga nel corso delle operazioni. Sotto il costante coordinamento della procura della Repubblica di Taranto, i militari della guardia di finanza e della guardia costiera di Taranto, hanno inferto un duro colpo ad un’organizzazione specializzata nei cosiddetti “Green Crimes”, a tutela tanto del patrimonio naturalistico e faunistico quanto degli onesti operatori del settore della pesca, messi costantemente in crisi da quanti, operando nell’illegalità, finiscono con l’alterare le regole e l’equilibrio del mercato.