Cronache

Alta tensione nei cieli: "sfiorata" la collisione tra i satelliti di Musk e la stazione spaziale cinese

Per due volte i satelliti Starlink di Space X, la società di Elon Musk, hanno sfiorato la stazione spaziale cinese Tiangong 3. Pechino protesta all'Onu

Tensione tra Cina e Usa per i satelliti di Elon Musk

La Cina il 3 dicembre scorso ha inoltrato protesta “semi-formale” all'ufficio degli Affari Spaziali delle Nazioni Unite con una nota verbale in merito a una presunta mancata collisione tra la costellazione satellitare Starlink messa in orbita dal miliardario Elon Musk e la sua stazione spaziale Tiangong 3, che avrebbe dovuto compiere per due volte manovre evasive per evitare il disastro.

L’agenzia spaziale cinese, come riporta anche il Corriere della Sera, ha avanzato le sue rimostranze per “garantire la sicurezza e la sopravvivenza degli astronauti in orbita”. Pechino, tramite il suo ministero degli Esteri, ha colto l'occasione per esortare gli Stati Uniti a comportarsi “in maniera responsabile” nello spazio esterno.

I due incidenti sono avvenuti il 1 luglio e il 21 ottobre e a quanto sembra in entrambe le occasioni un satellite della costellazione messa in orbita dalla società SpaceX di Musk, prima Starlink-1095 e poi Starlink-2305, è uscito dalla formazione prevista, finendo alla stessa altitudine della stazione spaziale cinese costringendola a effettuare manovre evasive.

Non sappiamo se, effettivamente, si sia sfiorato il disastro o se sia stata solo una manovra precauzionale, come appare dai primi resoconti, ma lo “sciame” di satelliti Starlink è stato più volte al centro di diatribe per la sua particolare conformazione: le critiche sono legate principalmente all'inquinamento luminoso e al sovraffollamento orbitale. Nel primo caso si teme che la flotta possa interferire con le osservazioni dello spazio da terra e con altre operazioni di ricerca scientifica, mentre nel secondo il timore è che i futuri lanci e operazioni spaziali possano dover calcolare gli effetti di un numero elevatissimo di oggetti orbitanti, con conseguenze negative sulla pianificazione e l'attuazione delle missioni.

La costellazione Starlink, che a ottobre di quest'anno era composta da circa 1700 satelliti, orbita a una quota compresa tra 540 e 570 chilometri dalla superficie terrestre, che viene considerata come Low Earth Orbit (Leo, o orbita bassa), mentre la Tiangong 3 vola a una quota compresa tra i 340 e 450 chilometri. Teoricamente, quindi, non dovrebbero mai incrociarsi.

La Cina ha classificato entrambi gli incidenti come “pericoli per la vita o la salute degli astronauti a bordo della stazione spaziale cinese” e ha chiesto al segretario generale dell'Onu Antonio Guterres di far circolare la nota a tutte le parti del Trattato sullo spazio extra-atmosferico e di ricordare ai firmatari le loro responsabilità ai sensi dell'articolo 6, che riferisce che tutti i partecipanti all'accordo hanno la responsabilità internazionale per le attività nazionali nello spazio extra-atmosferico, compresa la Luna e altri corpi celesti, sia che tali attività siano svolte da agenzie governative sia da entità non governative, e devono assicurarsi che le attività nazionali siano svolte conformemente alle disposizioni del trattato.

Se la nota verbale risale al 3 dicembre, è stato solo martedì 28 che il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha accusato gli Stati Uniti di “ignorare i propri obblighi ai sensi del Trattato sullo spazio extra-atmosferico e di mettere seriamente in pericolo la vita degli astronauti”.

Attualmente né SpaceX né Elon Musk, hanno commentato e si attende ancora un'eventuale risposta dell Dipartimento di Stato americano, interpellato dal quotidiano Newsweek per un commento.

Il quotidiano del Partito Comunista Cinese, il Global Times, ha ipotizzato che entrambe le mancate collisioni potrebbero essere stati tentativi deliberati di SpaceX di testare la capacità di risposta della Cina a eventi di questo tipo. In ogni caso la piccata rimostranza di Pechino si inserisce perfettamente nell'attuale quadro di tensione tra Cina e Stati Uniti, che è reso particolarmente evidente sui mari del Mar Cinese Meridionale e a Taiwan, dove le unità navali dei due schieramenti si “rincorrono” in un pericoloso gioco volto a controllare da vicino le mosse avversarie.

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