Il terrorista con la tuta della Roma che istigava alla jihad in Italia

Un 37enne tunisino, già condannato per istigazione ad aderire all'Isis, continuava a fare proselitismo in carcere. “Indosso una tuta della Roma perché l’Isis vuole fare la guerra con Roma”, ha detto a un detenuto per convincerlo a fare la jihad in Italia

Il terrorista con la tuta della Roma che istigava alla jihad in Italia

“Indosso una tuta della Roma perché l’Isis vuole fare la guerra con Roma”. È una delle numerose frasi deliranti pronunciate da Saber Hmidi, 37enne tunisino arrestato oggi nel carcere di Asti per aver istigato nell’aprile del 2020 nella casa circondariale di Opera (Mi) un altro detenuto a “associarsi allo Stato islamico” per fare attentati terroristici in Siria, Libia e anche in Italia, uccidendo utilizzando bombe o armi da taglio. L’uomo, sposato con una donna italiana, era stato già condannato a Roma nel luglio 2018 per lo stesso reato a 4 anni e mezzo dopo essere stato trovato in casa con una bandiera dell’organizzazione terroristica “Ansar Al Shari’a” oltre a immagini e video raffiguranti scene di guerriglia con combattenti, armi, edifici su cui sventolava la bandiera del sedicente Stato islamico, opuscoli riportanti informazioni tecniche relative al funzionamento del fucile mitragliatore Ak47 e su come allestire e potenziare ordigni esplosivi.

A far scattare le indagini del nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria, coordinate dai pm Alberto Nobili e Enrico Pavone della sezione distrettuale antiterrorismo della Procura di Milano, sono state le dichiarazioni di un detenuto “psichicamente fragile e manipolabile” conosciuto da Hmidi tra il 25 e il 27 aprile 2020 nel reparto isolamento dell’istituto penitenziario alle porte di Milano. “Sono stato in Libia a fare la guerra e conosco i combattenti dello Stato Islamico”, ha raccontato Hmidi al detenuto per spronarlo, a pena espiata, a prendere contatti con suo padre per unirsi alla Jihad, ad addestrarsi e a fare poi ritorno in Italia per compiere atti di terrorismo su “una spiaggia affollata a Palermo” o “in un parco a Firenze”. In carcere Hmidi, dotato di un “forte rigore religioso”, obbligava poi il detenuto a pregare cinque volte al giorno. “Mi controllava e quando non ubbidivo - ha raccontato il detenuto nella sua testimonianza - mi gridava addosso dicendo di farlo”. Ma non solo: “Mi esortava insistentemente a guardare su Google e Facebook i combattenti dell'Isis e a costruire le bombe, a combattere e a tagliare gambe e braccia agli infedeli”.

Dopo questo episodio i poliziotti penitenziari hanno avviato un attento monitoraggio nei confronti del 37enne dal quale è emerso il suo “spiccato carisma” che gli permetteva di svolgere “un’intensa opera di indottrinamento e di proselitismo” nei confronti dei compagni di detenzione manifestando inoltre un forte disprezzo per i valori occidentali. Così, ad esempio, si rivolgeva con insulti e minacce ai Baschi azzurri: “Siete tutti dei pezzi di merda, cattolici di merda, ricordatevi che io sono musulmano, io vi taglio la testa, avete finito di vivere”. E ancora: nel corso delle telefonate con il padre e con il fratello, Hmidi aveva manifestato soddisfazione per i tragici dati numerici delle vittime dell’epidemia di Covid-19 in Italia. “È la punizione di Dio - si legge in un’intercettazione - per i torti inflitti ai musulmani”. Anche sui social Hmidi pubblicava post riconducibili all'esaltazione della religione musulmana e a sentimenti antisemiti e antiamericani, nonché la presenza di contatti (amicizie su Facebook) con profili che, a loro volta, presentavano contenuti violenti o legati al terrorismo islamico come immagini di Osama Bin Laden.

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