"Ti vendo foto per 500 euro", abusi sessuali della madre su figlia di 3 anni

Arrestate tre persone, una coppia ed una madre, per gli abusi perpetrati ai danni dei loro figli. La madre vendeva le foto per 500 euro

"Ti vendo foto per 500 euro", abusi sessuali della madre su figlia di 3 anni

Una storia allucinante di abusi sessuali è stata scoperta sull'asse Reggio Emilia - Grosseto. Una madre intorno ai 40 anni e residente a Reggio Emilia è stata arrestata per gli abusi commessi nei confronti della figlia di tre anni. La donna era solita fotografare il tutto per vendere le foto al prezzo di circa 500 euro ad un istigatore, un 40enne di Grosseto.

Come se non bastasse, il destinatario del materiale pedo-pornografico ha una moglie che è finita, con il compagno, anche lei in manette per gli stessi orrori che rivolgevano alla loro piccola.

Concepire per poi abusare

Come riporta IlRestodelCarlino, l'incredibile quadro appena descritto è quanto emerso dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Firenze. La coppia di Grossetto avrebbe, addirittura, scelto di concepire un figlio con "il preciso intento di realizzare le fantasie sessuali condivise" come riporta il gip Agnese di Girolamo, secondo una piccola parte di quanto scovato tra le conversazioni di Whatsapp tra la madre reggiana ed il 40enne di Grosseto. "Dalle loro chat - si legge - emerge come assolutamente verosimile".

Foto in cambio di soldi

A differenza della coppia, la madre di Reggio Emilia ha un compagno che, da quanto emerso dai primi accertamenti, risulterebbe totalmente estraneo ed ignaro di quello che stesse accadendo. La piccola Emma (nome di fantastia) a soli tre anni subiva assurde violenze dalla mamma descritte come "vere e proprie perversioni" secondo quanto riportato dall'ordinanza.

In un solo anno sono state riscontrate almeno 13 occasioni diverse in cui sono state scambiate foto degli abusi sulla bambina. Il tutto per alcune centinaia di euro, "anche 500", come riportano le intercettazioni in alcuni specifici casi.

Le "disagiate condizioni economiche della donna" sono alla base del provvedimento di custodia cautelare emesso dal giudice Di Girolamo. Il timore della madre era che, con la crescita della bambina, prima o poi potesse raccontare tutto al padre. Nemmeno questo è bastato per fermarla dagli abusi e dai contatti con il 40enne di Grosseto.

Nonostante l’invio di materiale pedopornografico si fosse ridotto, la donna non era assolutamente intenzionata a smettere. Emblematica in tal senso la frase della dirigente della Polizia Postale Toscana, Barbara Strappato: "La vera notizia è che finalmente le due bambine sono al sicuro", con il chiaro riferimento anche per la piccola figlia dei due maniaci di Grosseto. Di loro si stanno già occupando i servizi socili che le hanno condotte in un luogo protetto.

L'uomo era recidivo

Le indagini condotte dalla polizia postale toscana partono proprio dall'uomo di 40 anni che, nello scorso novembre, era già stato condannato in rito abbreviato alla pena di due anni e quattro mesi di reclusione (con 2.600 euro di multa) per la diffusione di materiale pedopornografico sulla piattaforma di messaggistica "Telegram" dove aveva un gruppo specifico con cui intratteneva contatti e, tra gli altri, anche con la reggiana. Non solo: è emerso che nel 2006 fosse già stato condannato ad un anno e sei mesi per pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico.

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